Castello di Bolo presso Bronte

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Incastellamento normanno nella Sicilia medievale: Castello di Bolo presso Bronte

Sessioni fotografiche – 2002/2003 (Nikon Coolpix 775)

Rapporti ambientali – Nebrodi sud-orientali, montagna a 923 m. s.l.m.

Castello di Bolo presso Bronte, foto Giuseppe Tropea

Castello di Bolo presso Bronte

Descrizione storica – Dobbiamo a Benedetto Radice 1)L. Radice 1928, pag. 90-93 la ricostruzione storica più completa sull’abitato e su l relativo castello di Bolo presso Bronte. Il sito restituisce prove di frequentazione antichissima. Lungo le pendici del rilievo sembra venissero ritrovate, agli inizi del XX secolo, monete siracusane appartenenti ad Agatocle, Ierone II e Lisimaco (III sec. a.C.). Inoltre, ai piedi delle rovine del castello si rinvenne anche ceramica del V sec. a.C. e presumibili resti di colonne in laterizio 2)L. Radice 1928, pag. 91-92. Riguardo all’esistenza del casale di Bolo si ha notizia solo a partire dal 1139, in relazione alla vendita di alcuni poderi in possesso di un certo Nicola da Troina 3)S. Cusa 1868, pag. 710. Un altro documento risalente al 26 gennaio del 1283 attesta la vitalità del casale, che si mostrava in grado di fornire sei arcieri e fanti alle armate di Pietro d’Aragona, in quel momento accampate nei pressi di Randazzo, presso l’attuale ed evocativa contrada “Campo Re” 4)Ricordi e Documenti del Vespro Siciliano 1882, pag. 7, vol. I. La presunta ricchezza del casale era anche confermata dall’invio di derrate alimentari a Messina nel novembre dello stesso anno 5)Ricordi e Documenti del Vespro Siciliano 1882, pag. 158, vol.I. Presso Bolo risiedeva anche un maestro giurato, carica nel 1282 ricoperta da un certo Pietro Casso. L’esistenza del casale è documentata anche per il XIV sec. Un atto del 29 giugno 1335 rivela che Bolo appartenesse al giustizierato di Castrogiovanni e Demenna. Il medesimo documento inoltre ricorda che due abitanti del casale dovessero una cospicua somma in oro al monastero del S. Filippo di Fragalà 6)G. Silvestri 1887, pag. 104. Un privilegio reale di re Federico nel 1348 e bo_03successivo diploma reale del 1392 prescrivevano che gli abitanti del casale, per le loro dispute giuridiche, dovevano rivolgersi al Capitano Giustiziere di Randazzo. Un ultimo documento databile al 1408 ricorda come testimone di una controversia proprio il castellano di Bolo, tale Nicolò Milito 7)G. Silvestri 1887, pag. 88. Sull’abitato di Bolo non si hanno altre notizie. Venne forse abbandonato a causa del terremoto del 1444; certamente rimase quasi del tutto deserto nel 1535, quando, per ordine di Carlo V, si obbligò gli abitanti superstiti ad unirsi al fine di formare il nuovo insediamento di Bronte. Intorno alla metà del XVIII secolo di Bolo non rimaneva che la fortezza, probabilmente non ancora in stato di rudere 8)V. Amico 1755/56, vol. I, pag. 152.

Descrizione architettonica e topografica – Il castello del casale di Bolo giace sulla sommità di un’alta collina che domina le circostanti vallate tra Bronte e Troina. Della fortezza rimangono, con grande rammarico, solo pochi ruderi. Tuttavia è possibile ricostruirne parzialmente la pianta: essa è di forma stretta ed allungata ed occupa tutto lo spazio disponibile presso la sommità dell’altura. I due resti murari più sostanziosi restituiscono una tecnica edilizia formata bo_01da pietre malamente sbozzate, legate insieme da malta di discreta qualità. L’equilibrio statico della costruzione è del tutto compromesso e frequenti sono i crolli, soprattutto lungo il fianco meridionale della collina, scosceso e difficilmente accessibile. La tipologia della fortificazione ricorda, a grandi linee, quella di una fortezza a guardia dei passi, che da Randazzo conducevano e conducono a Troina e viceversa. Del casale, che intorno al castello gravitava, a tutt’oggi non rimane, purtroppo, alcuna traccia. Presso i pochi resti murari ancora esistenti si riconosce la presenza di una cisterna.

Cronologia – 1139 d.C.- 1535 d.C.

Bibliografia –

AA. VV., Ricordi e Documenti del Vespro Siciliano, Società Siciliana per la Storia Patria, 1882.

V. Amico (1855/56), Dizionario topografico della Sicilia, trad. da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855/56.

S. Cusa, I diplomi greci ed arabi di Sicilia pubblicati nel testo originale, tradotti ed illustrati da Salvatore Cusa, Palermo 1868-1882.

G. De Luca, Storia della Città di Bronte, 1883, rist. anast. 1987.

L. Radice, Memorie storiche di Bronte, Stabilimento Tipografico Sociale, Bronte 1928.

G. Silvestri, Tabulario di S. Filippo di Fragalà e S. Maria di Maniaci, Società Siciliana Storia Patria, Palermo 1887.

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References   [ + ]

1. L. Radice 1928, pag. 90-93
2. L. Radice 1928, pag. 91-92
3. S. Cusa 1868, pag. 710
4. Ricordi e Documenti del Vespro Siciliano 1882, pag. 7, vol. I
5. Ricordi e Documenti del Vespro Siciliano 1882, pag. 158, vol.I
6. G. Silvestri 1887, pag. 104
7. G. Silvestri 1887, pag. 88
8. V. Amico 1755/56, vol. I, pag. 152
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