Castello di Buscemi o Castello Requesenz

×Details

Sessioni fotografiche – 2006 (Nikon Coolpix 5700)

Descrizione storica – Il castello di Buscemi o castello Requesenz è attestato con certezza a partire dal XIV sec. d.C. Tuttavia per i secoli precedenti le fonti documentarie accennano all’esistenza di un sito forte strategicamente importante.  Edrisi, intorno al 1150 d.C., ricorda Buscemi in qualità di qal’a/fortezza da “farvi affidamento e appogiarvisi. Giace in mezzo ai boschi” 1)M. Amari 1880-1881, vol. I, pag. 104 . La descrizione, sintetica, rivela le principali caratteristiche del luogo, sul quale si ritiene sorgesse già un fortilizio legato alla dominazione araba (fortellicium di Abu Sàmah) 2)Distefano 2003, pag. 496.  Un atto di donazione risalente al luglio 1145 d.C. attesta l’esistenza di un tale “Paganus de Bussema miles”, di cui pochissimo si conosce  3)C.A. Garufi 1899, pag. 56 e sul quale si è ipotizzato che potesse essere feudatario del castrum e terra di Buscemi e avere origini musulmane così come il nome sembrerebbe indicare 4)Distefano 2003, pag. 497. E’ probabile che ancora in epoca normanna qui, non lontano dalla fortezza, sopravvivessero luoghi di culto musulmani, come nel caso di una moschea rupestre, di cui si attendono ancora studi più approfonditi 5)U. Rizzitano 1975 6)Distefano 2003, pag. 497.  Un diploma del 1186 ricorda Buscemi in qualità di “terra” 7)S. M. de Spucches 1924-1941, vol. I, pag. 491, concessa nel 1229 a Matteo de Calvello per volontà di Federico II 8)J.L.A. Huillard – Bréholles 1852-1861, III, pag. 15. Poche notizie di rilievo risalgono ad epoca angioina. Pare che  Carlo I donasse il castrum Bussenie all’ammiraglio Guillaume de Olivier e alla relativa famiglia fino al 1268 9)L. Catalioto 1992. Durante gli anni della Guerra del Vespro terra e fortezza giungono nominalmente nelle mani di tale Napoleone Cattaneo 10)S. Runciman 1958 11)S. M. de Spucches 1924-1941, vol. I, pag. 491, che mai ebbe la possibilità di governare il castello. Sbarcato Re Pietro in Sicilia, si chiese a Buscemi, insieme ad altri paesi limitrofi, di corrispondere il “fodro” e offrire un contigente, spedendolo presso il campo di Randazzo, là dove il re era temporanemente acquartierato 12)A. Ragona 1985. Sul contributo di Buscemi durante il Vespro non molto altro altro è dato sapere. Alla metà del XIV sec. il castrum Buxeme, insieme al castrum “Palacioli”, cadono in mano angioina e solo nella primavera del 1359 entrambe le fortezze vengono espugnate grazie ad un intervento di Artale Alagona. Già nel 1302, poco dopo la pace di Caltabellotta, si dona ai Ventimiglia terra e fortilizio di Buscemi  13)Distefano 2003, pag. 497. La famiglia manterrà il possesso del feudo fino al 1563. Il primo documento che separa nettamente il castello dall’abitato è databile al 1355 e nel 1357 Michele da Piazza ricorda il “castrum” di Buscemi distinto dall’omonimo paese 14)Michele da Piazza a cura di A. Giuffrida, pag. 343.  I terremoti del 1542 e del 1693 colpiscono con violenza Buscemi, molti quartieri subiscono ingenti danni e, parimenti, anche la zona del “Monte”, dove sorgeva il castello munito di due torri, è rasa al suolo 15)V. Amico 1855-56, I, pag. 170. Nel 1604 si edifica un’ampia stalla presumibilmente utile per l’uso agricolo delle strutture, trasformate in masseria. Nel 1757 il marchese di Villabianca ricorda il casatello ormai in stato avanzato di rudere: “… Si veggono intanto in quell’altezza le antiche fabbriche, e i frammenti di un’antichissima rocca, che prima di detta scossa ivi sorgeva sul più alto di una scoscesa rupe al presente chiamata Monte, che coronata da

Descrizione topografica e architettonica – Sulla sommità di contrada Monte si osservano pochi ruderi dell’originaria fortezza. Le numerose tracce sulla roccia testimoniano l’origine rupestre del complesso. Il nucleo originario del castello è da ricercarsi nella parte più alta del rilievo. I resti presenti in questa porzione del colle, essenzialmente un cavo di fondazione e parte di una bastionatura settentrionale, si suole interpretarli come i resti dell’antica fortezza di Abu Samah 16)Distefano 2003, pag. 498. Il taglio di fondazione appare praticato con cura e restituisce materiale edilizio composto da pezzami grossonalmente sbozzati e cementati con pietrame minuto e cocci. Simile tecnica edilizia si osserva nell’opera di consolidamento della roccia sottostante, nel riempimento di bastioni e fessure delle rocce. Questo primo ridotto fortificato risultava protetto da una cinta muraria spessa più di due metri e salvaguardato ad est e nord da due torri (una con probabile funzione di barbacane) di cui oggi rimangono i soliti tagli nella roccia e i resti delle scalette del pianterreno 17)Distefano 2003, pag. 499. Ad oriente doveva trovarsi anche l’ingresso principale. Si conserva una porzione della via di accesso, che da meridione consentiva di raggiungere la fortezza. Si tratta di una rampa lastricata in pietra lavica quasi del tutto ricoperta da detriti 18)Distefano 2003, pag. 499 provenienti dal dilavamento del colle. In epoca normanna l’area fortificata si estese oltre il perimetro del forte musulmano. Il colle, infatti, offriva altro spazio che venne progressivamente occupato. Ad est del fortilizio si apre un altro pianoro dove trovano posto i ruderi di un complesso edilizio costruito durante la seconda metà del XVIII secolo (1765) 19)Distefano 2003, pag. 499. Il caseggiato, probabilmente un convento 20)F. Maurici 1992, pag. 256,  venne innalzato sfruttando il materiale proveniente direttamente dalla fortezza progressivamente spoliata della muratura residua.  A metà strada tra i ruderi del castello e dell’edificio settecentesco ancora oggi si può osservare la presenza di una cisterna e di una scala giudicati facenti parte del complesso castrale normanno ma antecedenti allo stesso, come parrebbe dimostrare il congruo numero di frammenti ceramici legati al periodo tardo imperiale e bizantino, frammenti riutilizzati nelle malte dei bastioni e della cortina più esterna del castello 21)Distefano 2003, pag. 499 . Studi relativamente recenti ritengono, inoltre, che la facies tardo imperiale/bizantina fosse rappresentata da un villaggio in parte rupestre che si estendeva immediatamente a nord della cortina esterna del castello e proseguiva attraverso le numerose grotte, che tutt’ora giungono fino al monastero del S. Spirito 22)S. Distefano 1991. Il villaggio sembra che si distinguesse anche per la presenza di una torre, probabilmente demolita nel corso del XVIII sec. e di cui oggi si riconoscono solo tracce delle fondazioni. Sull’estensione del castello durante il periodo normanno poco si conosce. E’ probabile che la fortezza si ingrandisse fino ad occupare la restante superficie del pianoro attraverso una cortina muraria edificata tra la fine dell’XI e gli inizi del XII. Allo stesso periodo si daterebbero due torri, una nei pressi della porta di ingresso, un’altra posta a nord. Si ritiene che alla fine del periodo normanno, forse al tempo del Miles Paganus, si innalzasse un’altra cinta in direzione est, a protezione della cisterna bizantina e della torre musulmana posta ad oriente 23)Distefano 2003, pag. 499, e si intraprendesse un rifacimento complessivo delle fortificazioni, che vennero ricostruitie o rinforzate per mezzo di piccoli blocchi di pietra locale, ai quali si attribuisce un muro a nord e parte dei bastioni ancora visibili 24)Distefano 2003, pag. 499. Dal XIII sec. sembra abbiano inizio alcune radicali trasformazioni. Per volontà dei Ventimiglia si edifica un palazzo fortificato (un dongione?) con cortile interno e baglio esterno, del quale si preserva memoria in un documento (documento Rau). Il sisma del 1542 colpisce il castello, causando ingenti danni e accelerando la decadenza delle strutture. Nel 1604, essendo il complesso passato alla famiglia Requesenz, si decide di aggiungere un’ampia stalla 25)Archivio di stato di Siracusa, notaio B. Accaputo 3354, atto 31 gen. 1604, trasformando quel che rimaneva del complesso fortificato in un semplice casale utile per le attività agricole della zona. Il terremoto del 1693 demolisce e rade al suolo l’insieme degli edifici presenti sul pianoro, ormai fatiscenti e presumibilmente disabitati. Dopo il sisma del 1693 , l’abbandono dei luoghi risulta pressocchè totale e i ruderi fungono da cava di pietra per l’edificazione dell’attiguo caseggiato.

Bibliografia –

M. Amari (1880/81), Biblioteca arabo-sicula, 2 vol., Torino- Roma, Loescher 1880-1881

L. Catalioto (1992), Terre, Baroni e città in Sicilia nell’età di Carlo I d’Angiò, Palermo 1992.

S. Distefano  (1991), L’Ipogeo di Valeria, ricerche ed esplorazioni nella campagna acrense, Ispica 1991.

S. Distefano (2003), Buscemi: il castello dei conti Ventimiglia tra Storia e Archeologia, III Congresso Nazionale di Archeologia Medievale, Salerno 2-5 ottobre 2003, pp. 496-503.

F.M. Emanuele e Gaetani (1754), Della Sicilia nobile, parte prima, Palermo 1754.

C.A. Garufi (1899), I documenti inediti dell’epoca normanna in Sicilia, Palermo 1899.

J.L.A. Huillard – Bréholles (1852-1861), Historia diplomatica Friderici Secundi sive constitutiones, privilegia, mandata, instrumenta quae supersunt istius Imperatoris et filiorum ejus ; accedunt epistolae Paparum et documenta varia collegit, ad fidem chartarum et codicum recensuit, juxta seriem annorum disposuit et notis illustravit J.-L.-A. Huillard-Bréholles, 6 voll., Henricus Plon, 1852/1861.

E. Librino (1928), Rapporti tra Pisani e Siciliani a proposito d’una causa di rappresaglie nel ec. XIV. Note ed appunti, in “Archivio Storico Siciliano”, n.s., XLIX, 1928, pp. 179-213.

F. Maurici (1992), Castelli medievali in Sicilia. Dai bizantini ai normanni, Sellerio, Palermo 1992.

T. L. Messina (1995), Buscemi prima e dopo il terremoto 1693, Siracusa 1995.

Michele da Piazza (1980), Cronaca (1336-1361), a cura di A. Giuffrida, 1980.

A. Ragona (1985), Gualtiero di Caltagirone e la fine delle aspirazioni del Vespro, Caltagirone 1985.

U. Rizzitano (1975), Storia e cultura nella Sicilia saracena, Palermo 1975.

S. Runciman (1958), The Sicilian Vesperes, Cambridge 1958.

F. San Martino de Spucches (1924-1941), La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni, 10 vol., Palermo 1924-1941.

Licenza Creative Commons
I testi sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported. Fotografie: Tutti i diritti riservati

References   [ + ]

1. M. Amari 1880-1881, vol. I, pag. 104
2. Distefano 2003, pag. 496
3. C.A. Garufi 1899, pag. 56
4. Distefano 2003, pag. 497
5. U. Rizzitano 1975
6. Distefano 2003, pag. 497
7. S. M. de Spucches 1924-1941, vol. I, pag. 491
8. J.L.A. Huillard – Bréholles 1852-1861, III, pag. 15
9. L. Catalioto 1992
10. S. Runciman 1958
11. S. M. de Spucches 1924-1941, vol. I, pag. 491
12. A. Ragona 1985
13. Distefano 2003, pag. 497
14. Michele da Piazza a cura di A. Giuffrida, pag. 343
15. V. Amico 1855-56, I, pag. 170
16. Distefano 2003, pag. 498
17. Distefano 2003, pag. 499
18. Distefano 2003, pag. 499
19. Distefano 2003, pag. 499
20. F. Maurici 1992, pag. 256
21. Distefano 2003, pag. 499
22. S. Distefano 1991
23. Distefano 2003, pag. 499
24. Distefano 2003, pag. 499
25. Archivio di stato di Siracusa, notaio B. Accaputo 3354, atto 31 gen. 1604
+Related
+Meta