Castello di Erice

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Incastellamento normanno nella Sicilia medievale: Castello di Erice

Descrizione storica – Edrisi, 1150 d.C., ricorda l’abitato con il toponimo di “Gabal Hamid”. Il geografo descrive il sito come ” montagna enorme, superba… difendevole, ripida; al sommo d’essa stendesi un terreno pianeggiante da seminare, abbonda d’acqua. Havvi una fortezza che non si custodisce, nè alcuno vi bada…” 1)Amari 1880/81, I, pag. 80 . Tuttavia gli anni di abbandono hanno poco dopo termine. Nel 1185 Ibn Giubayr ricorda la fortezza come “… fortilizio dei Rum al quale si passa dalla montagna per un ponte… I Cristiani… hanno munito benissimo questo formidabile fortilizio…” 2)Amari 1880/81, I, pag. 166. Nel XIII sec. il castello di Erice risulta demaniale e, circa un secolo dopo, si ricorda in qualità di “Mons sancti Juliani cum castro mediterraneo alias dictu mons Trapani” 3)E. Librino 1928, pag. 208. Terra e castello risultano ancora in mano al demanio per i secoli XV-XVIII.

Descrizione topografica e architettonica – Il castello di Erice venne costruito su di una rupe, punto più elevato del monte. La rupe, precedentemente alla costruzione del forte, ospitava un celebre santuario dedicato a Venere, oggi scomparso. Il sito sin da tempi antichi risultava accessibile solo tramite un ponte mobile e la porzione più interna del sistema fortificato venne preceduta da un complesso a corte, fiancheggiato da torri, oggi denominato “Torri del Baglio”, un tempo bassa corte avanzata e vero baglio (bailey) del castello. L’attuale separazione tra “Torri del Baglio” e “Castello di Venere” è conseguenza di interventi di restauro ottocenteschi. In origine le due porzioni formavano un unico complesso fortificato. La “basse court” o baglio ha pianta rettangolare allungata fiancheggiata da tre torri fortemente restaurate o ricostruite alla fine del XIX sec. Si accede alla porzione più interna del castello, il “castello di Venere”, attraverso una porta ad ogiva sormontata dallo stemma degli Asburgo di Spagna. Sempre sul medesimo prospetto si osserva lapresenza d una bifora, una caditoia e merlature ghibelline, anch’esse probabilmente frutto dei medesimi restauri che hanno interessato le torri del baglio. La porzione più interna della fortezza consta di una cinta muraria irregolare, dentro la quale sorgono alcuni edifici. Il complesso edilizio più importante poggia sul lato della cinta che guarda verso l’antico abitato. Scavi avvenuti nella prima metà del XX sec. hanno messo in luce i resti di una chiesetta, forse la cappella gentiliza del complesso; altri ambienti insistono presso la corte centrale.

Bibliografia –

V. Adragna (1961), Agostino Pepoli, mecenate ed amico di Erice, in “Trapani. Rassegna della provincia”, a. XIX, 204, 1974, pp. 1-6.

V. Adragna (1984), Il restauro delle torri del balio ericino realizzato dal Conte Pepoli nel sec. XIX, ivi, a. XXIX, 265, 1984, pp. 11-22.

V. Amico (1855/56), Dizionario topografico della Sicilia, trad. da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855/56.

A. Drago Beltrandi (1956), Castelli di Sicilia, Milano 1956.

Fazello (1558), De Rebus Siculis decadae duae, Palermo 1558, trad. it. di A. De Rosalia, Storia di Sicilia, Palermo 1990.

G. Ganci Battaglia, G. Vaccaro (1968), Aquile sulle rocce (castelli di Sicilia), Palermo 1968.

E. Librino (1928), Rapporti tra Pisani e Siciliani a proposito d’una causa di rappresaglie nel sec. XIV. Note ed appunti, in “Archivio Storico Siciliano”, n.s., XLIX, 1928, pp. 179-213.

F. Maurici (1992), Castelli medievali in Sicilia. Dai bizantini ai normanni, Sellerio, Palermo 1992.

F. Maurici (1997), Federico II e la Sicilia: i castelli dell’imperatore, G. Maimone, Catania 1997.

R. Santoro (1986), La Sicilia dei Castelli, Palermo 1986.

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References   [ + ]

1. Amari 1880/81, I, pag. 80
2. Amari 1880/81, I, pag. 166
3. E. Librino 1928, pag. 208
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