Castello di Forza d’Agro’

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Incastellamento normanno nella Sicilia medievale: il Castello di Forza d’Agro’

Sessioni fotografiche – 27 luglio 2010 (Kodak DCS Pro/N + Nikon Nikkor 17-35mm f/2.8 AF-S)

Rapporti ambientali – Peloritani sud-orientali, collina a 420 m. s.l.m.

Castello di Forza d’Agro’ (foto Giuseppe Tropea)
Descrizione storica – Essenziali le notizie storiche riguardanti l’abitato e la fortezza. Pirri ricorda Agrilla in qualità di casale nel 1117 1)Pirri 1733, pag. 974. Nel XIV secolo l’abitato risulta protetto da una cinta muraria 2)H. Bresc 1975, pag. 430. Le fasi costruttive della fortezza probabilmente hanno principio nel XII secolo: si ritiene che in epoca normanna sia stato eretto il nucleo principale della fortezza, su ruderi di epoca più antica (un kastron bizantino?) 3)Bottari 1929, pag. 54. Filoteo degli Omodei, nel XVI secolo, ricorda già in rovina il castello di Forza d’Agrò 4)Filoteo degli Omodei, pag. 345. Solo nel 1595, come è possibile apprendere dall’iscrizione ancora esistente sulla sommità dell’ingresso principale, la fortezza è oggetto di ingenti restauri 5)Bottari 1929, pag. 54. V. Amico, nella metà del XVIII secolo, ricorda l’esistenza di “vestigia dell’antica fortezza” 6)V. Amico 1855/56, vol. I, pag. 468. Nella seconda metà del XIX secolo parte della chiesa e dell’area del castello vengono adibite a cimitero 7)Duro 1987, pag. 112.Nel 1876 si adibisce il castello a cimitero comunale. Tale funzione verrà mantenuta fino al 1989, anno in cui si deciderà di costruire altrove un nuovo cimitero. Secondo una notizia del Bottari, durante la prima metà del XX secolo si saccheggia il castello per ricavarne materiale da costruzione 8)Bottari 1929, pag. 54.

Fotografie – 27 luglio 2010: [nggallery id=51]

Descrizione architettonica e topografica – Immediatamente ai piedi della rocca, ove sorge la fortezza, si stendono i cospicui resti dell’antico abitato di Forza d’Agro. Di chiare origini medievali, esso è, in linea di massima, formato da piccole abitazioni edificate su due piani, a loro volta suddivisi in due o tre vani. Il villaggio si è conservato fino ad epoca contemporanea nella sua configurazione seicentesca e risulta, tranne poche eccezioni, del tutto abbandonato dalla popolazione, la quale ha preferito insediarsi poco più a valle, probabilmente come conseguenza del devastante terremoto del 1693. L’imponente mole del castello si adatta perfettamente alle asperità di quella rupe, sulla quale è stato edificato. In realtà il borgo è difeso da un’appendice del castello, che si identifica con una torre costruita su di uno sperone di roccia calcarea. La piccola struttura ha pianta poligonale irregolare e su ogni parete si aprono saettiere attraverso le quali il piccolo ambiente risulta sufficientemente illuminato. Alla fortezza si accede mediante una lunga scalinata che conduce all’ingresso principale, munito di caditoia e sulla sommità del quale trovasi la sopramenzionata iscrizione cinquecentesca:” Fu: redificato in li: 1595; per Ph(ilipp)o di Oliveri: Simoni Raneri: Bernardo Crisafulli Iurati: D(ome)n(i)co di MAscali: D(ome)n(i)co Garufi: Lixandro Mano: et Matheo Pagano Deputati”. Varcato il cancello si prosegue verso la cerchia muraria esterna per mezzo di una scala scavata nella roccia. Subito è possibile notare un congruo numero di deposizioni tombali che aumenta man mano che si procede in direzione del secondo ingresso, attraverso il quale si accede all’ultima cortina difensiva del castello. Dopo una breve scalinata si giunge ad un ampio spiazzo recintato invaso da sepolcri databili a partire dal XIX secolo. Il recinto murario è vasto , la muratura spessa e consistente. Ancora una volta la maestria dei lapicidi ha permesso di adattare l’intero complesso alle asperità della roccia. I ruderi superstiti fanno  per buona parte capo alla bella chiesa del Crocifisso, orientata est-ovest e della quale rimangono parte dell’aula e dell’altare . Giunta ai giorni nostri è anche la torre campanaria, purtroppo a rischio di crollo. Essa presenta sulla sommità quattro aperture ad archi, tre delle quali sono ancora esistenti. La parte occidentale della chiesa è completamente obliterata da un edificio sacro di epoca più recente ad unica navata, che possiede una copertura lignea a capriate, rivestita all’esterno da coppi in laterizio. Il prospetto principale dell’antica chiesa del Crocifisso possiede un monumentale portale d’ingresso con sovrastante finestra quadrangolare. Apparentemente numerose sono le cisterne, fondamentali per l’approvvigionamento idrico della guarnigione militare, un tempo di stanza nella fortezza. E’ anche possibile distinguere, nei pressi della parte sommitale del castello, quella che la tradizione vuole che un tempo fosse la polveriera dell’intero complesso fortificato. Non esiste prova, però, che ne confermi la credenza.

Cronologia – Fortilizio normanno probabilmente edificato su di una struttura di epoca precedente.

Bibliografia –

AA.VV. (2001), Castelli medievali di Sicilia : guida agli itinerari castellani dell’isola, Sicilia, Assessorato dei beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione, Palermo 2001.

V. Amico (1855/56), Dizionario topografico della Sicilia, trad. da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855/56.

Bottari (1929), Forza d’Agrò, Messina 1929.

H. Bresc (1975), Motta, Sala, Pietra: un incastellamento trecentesco in Sicilia, in Archeologia Medievale II 1975, pp. 428-432.

C. Duro (1987), La valle di Agrò, Verona 1987.

Filoteo degli Omodei (1557), Descrizione della Sicilia, Biblioteca storica e letteraria di Sicilia, 1974 rist. an., manoscritto del 1557.

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References   [ + ]

1. Pirri 1733, pag. 974
2. H. Bresc 1975, pag. 430
3. Bottari 1929, pag. 54
4. Filoteo degli Omodei, pag. 345
5. Bottari 1929, pag. 54
6. V. Amico 1855/56, vol. I, pag. 468
7. Duro 1987, pag. 112
8. Bottari 1929, pag. 54
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