Castello di Gresti o Castello di Pietratagliata

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Sessioni fotografiche – 17 aprile 2006 (Nikon Coolpix 5700); 1963, foto di R. Filangeri, per gentile concessione di Giuseppe Maria Amato.

Descrizione storica – Sulla genesi del castello pochissimo è dato sapere. Il torrione poggia su una rupe marnosa scavata e riadattata a fini residenziali. Questa parte del castello sembrerebbe più antica e potrebbe risalire ad epoca bizantina o, forse, tardo romana. E’ probabile che la struttura occupasse, fin dall’antichità, un luogo strategicamente molto importante. Il castello di Gresti o castello di Pietratagliata è attestato con certezza solo dalla metà del XIV sec. d.C. Il fortilizio sorgeva all’interno del feudo Fessima (Fesina), del quale si ricorda un casale (casale Fesiane) in un documento di età federiciana databile al 1210 d.C. 1)J.L.A. Huillard – Bréholles 1852-1861, I, pag. 179.  Il feudo è successivamente menzionato in un documento del 1296 2)R. Gregorio 1791/92, pag. 464 e agli inizi del XIV sec. Federico III avrebbe ceduto Fessima ad un tal Prandino Capirena da Piazza, il quale, a seguito di una ribellione, avrebbe poco dopo perso il feudo, tornato alla regia curia 3)F. San Martino de Spucches 1924-1941, vol X, pag. 8. Solo in un documento della Biblioteca Comunale di Palermo, databile al 1358, si ricorda un “castrum” all’interno del feudo 4)m. Qq G c316. Nella seconda metà del XIV sec. sia il feudo, sia il castello giungono nelle mani di Perrono Gioeni, la cui famiglia deterrà terre e fortezza fino alla prima metà del XVII sec. 5)F. San Martino de Spucches 1924-1941, vol X, pag. 9-10. Un altro documento del 1408 ricorda il “castro Petretagliate, cum feudo Fesime” 6)R. Gregorio 1791/92, pag. 495. Alla fine del XVIII sec. V. Amico 7)V. Amico 1855/56, pag. 368  descrive il castello di Pietratagliata come “fortezza sopra ferma pietra nel fondo che appellano da Fessima… congiunta per un ponte alla vicina rupe. Appartenevasi a Perrone di Gioieni come parte della signoria di Aidone; oggi si appartiene al principe di Galati”. L’Amico non ricorda il castello in rovina, per cui è probabile che il complesso fortificato fosse in qualche modo ancora in uso tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX sec., forse in qualità di punto nevralgico per le attività agricole del feudo. Non a caso, infatti, tra il XVII e il XVIII sec. si registra l’edificazione di una masseria con annessi magazzini e chiesetta immediatamente a nord-est della grande torre. Intorno al 1963 lo studioso R. Filangeri fotografa il castello, producendo alcune importanti immagini che ritraggono il complesso castrale in una fase precedente ai crolli. Dall’esame dalle immagini si osservano elementi, oggi, pressocchè scomparsi, come l’integrità della limitrofa masseria, la presenza di una seconda torre a pianta quadrata, strettamente legata al mastio, e parte del vano circolare con annessa parte della scala elicoidale.

Descrizione topografica e architettonica – il castello di Gresti o di Pietratagliata sorge su un masso imponente, disposto perpendicolarmente rispetto al torrente Gresti. Posizione e struttura risultano così strategicamente fondamentali per il controllo del corso d’acqua, delle limitrofe vie di comunicazione e di buona parte del feudo. Il grande torrione, che svetta sul territorio circostante, e l’isolamento della struttura lasciano intendere che essa non servisse a salvaguardare un limitrofo centro abitato, ma che venisse utilizzata come torre di avvistamento e come ripetitore di segnali ottici, probabilmente provenienti dal vicino castello di Aidone. Tre sono le tipologie architettoniche che si distinguono all’interno del complesso fortificato: un insieme di vani scavati nella roccia; le strutture del fortilizio prettamente medievale (XIII/XIV sec. d.C.); il complesso degli edifici rurali, risalenti al XVII/XVIII sec. Si accede al castello per mezzo di una strada ricavata nella roccia. Al termine della strada due ingressi consentono l’accesso a due differenti livelli del complesso. Un portale immette in un piccolo corridoio che conduce al loggiato che si affaccia, verso oriente, sulla scarpata. Si tratta di una sorta di belvedere dal quale si giunge ad un ampio vano rettangolare totalmente scavato nella roccia. Questo vano presenta una sola apertura lungo la parete ovest. Il secondo accesso immette, tramite una scala oggi crollata, al secondo livello del castello, che consta in un alto torrione a pianta quadrata e in un corpo di fabbrica suddiviso in due piani, ciascun piano ulteriormente diviso in due vani. L’imponente torre, alta ben 36 metri, fino al 1970 era ulteriormente rinforzata, a sud, da una seconda torre, circa della medesima altezza e pianta, ma più piccola e strettamente ammorsata alla prima. Attraverso questa seconda torre si accedeva al citato complesso residenziale per mezzo di una bella porta ad ogiva, oggi del tutto scomparsa. Sempre sul versante nord-orientale la seconda torre si caratterizzava per la presenza di una finestra quadrata, posta poco sopra l’ingresso principale, finestra che lasciava intendere l’esistenza di almeno un primo piano. Il portale di ingresso si replicava specularmente sul prospetto di sud-ovest, così da formare un doppio accesso per una breve galleria presumibilmente salvaguardata da una caditoia. Sempre sul prospetto di sud-ovest una seconda apertura, ad ogiva, consentiva l’accesso ad un vano cilindrico che conteneva una scala elicoidale, di cui nel 1963 si conservava uno spezzone. Oggi, dell’imponente scala, che conduceva alla sommità del grande mastio, nulla si conserva poichè trascinata a valle conseguentemente al crollo della seconda torre. L’alto dongione a base quadrata non ha vani interni, il robusto edificio dovrebbe essere pieno, sebbene non si possa escludere la presenza di vani non ancora indagati. Anche gli spazi “residenziali” necessitano di adeguate indagini architettoniche, l’unico elemento certo è che essi fornissero un raccordo tra i vani rupestri e le strutture difensive superiori. La tecnica edilizia che contraddistingue il nucleo medievale del castello si caratteriza per l’utilizzo di pietra locale particolarmente squadrata in corrispondenza dei cantonali. Il resto della muratura è composta da pietrame sommariamente sbozzato e legato con abbondante malta. E’ importante sottolineare come le foto scattate nel 1963 da R. Filangeri restituiscano un complesso castrale abbastanza diverso rispetto a quanto oggi è possibile osservare. In origine Gresti somigliava, per alcuni aspetti, al castello federiciano di Menfi o Burgimilluso, anch’esso composto da due torri quadrate unite fra loro 8)F. Maurici 1997, pag. 360. Si tratta di importanti esempi, forse unici in Sicilia, di “doppi dongioni” o “dongioni gemelli”, di cui si hanno importanti confronti in Francia, presso il castello di Blanc e di Excideuil 9)F. Maurici 1997, pag. 361. In questi complessi castrali il fulcro della difesa si concentra in due dongioni gemelli, non necessariamente delle medesime dimensioni, ma spesso della medesima forma e uniti fra loro tramite opere architettoniche, solitamente mura di cinta. Il castello di Excideuil è un esempio fra i più famosi di dongioni gemelli, il secondo dei quali ruotato di circa 45° e unito alla torre principale per mezzo di un imponente muro, alto tanto quanto le due torri. Il castello di Gresti ha dimensioni relativamente contenute rispetto ai cugini francesi, tuttavia ripete il medesimo schema, accentuando ulteriormente il ruolo della difesa attraverso il sapiente sfruttamento dello sperone di roccia a strapiombo sul fiume e attraverso la singolare scelta di relegare a ruolo residenziale solo la torre meridionale, relegando a ruolo di vedetta per le valli circostanti il dongione settentrionale, una gigantesca massa parallelopipeda piena. La conformazione a “dongioni gemelli” o “doppi dongioni” esorta a riconsiderare la datazione proposta, in linea di massima, per il castello di Gresti. Se, infatti, il complesso attraverso i dati documentari è attestato con certezza solo a partire dal XIV sec., non è, tuttavia, da escludere che il nucleo più antico del castello in muratura possa risalire ad epoca normanno/sveva. Fra le decorazioni architettoniche, il portale di ingresso del prospetto di nord-est, composto da grandi conci squadrati e carratterizzato da una pronunciata ogiva, parrebbe restituire una configurazione tipica dei secoli XIII/XIV, privo com’è di quelle decorazioni e modanature comuni agli edifici castrali risalenti al XIV/XV sec. d.C. Anche i due ingressi che caratterizzano il prospetto di sud-ovest mostrano similitudini con i portali più antichi dei dongioni di Paternò e Adrano. Purtroppo l’isolamento della struttura ha privato il sito di adeguate indagini archeologiche e dei necessari interventi di consolidamento, che avrebbero potuto preservare il rudere, evitando i crolli e le devastazioni che ne hanno irrimediabilmente e orrendamente mutilato e sfigurato l’aspetto.

Bibliografia –

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V. Amico (1855/56), Dizionario topografico della Sicilia, trad. da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855/56.

H. Bresc (1975), Motta, Sala, Pietra: un incastellamento trecentesco in Sicilia, in Archeologia Medievale II 1975, pp. 428-432.

D. Brocato 1986, I castelli della provincia di Enna, Siracusa 1986.

R. Gregorio (1791/92), Biblioteca scriptorum qui res in Sicilia gestas sub Imperio Aragonum rettulere, 2 vol., Palermo 1791/1792.

J.L.A. Huillard – Bréholles (1852-1861), Historia diplomatica Friderici Secundi sive constitutiones, privilegia, mandata, instrumenta quae supersunt istius Imperatoris et filiorum ejus ; accedunt epistolae Paparum et documenta varia collegit, ad fidem chartarum et codicum recensuit, juxta seriem annorum disposuit et notis illustravit J.-L.-A. Huillard-Bréholles, 6 voll., Henricus Plon, 1852/1861.

F. Maurici (1997), Federico II e la Sicilia: i castelli dell’imperatore, G. Maimone, Catania 1997.

F. San Martino de Spucches (1924-1941), La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni, 10 vol., Palermo 1924-1941.

G. Tomarchio 1992, Il castello di Pietratagliata, Enna 1992.

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References   [ + ]

1. J.L.A. Huillard – Bréholles 1852-1861, I, pag. 179
2. R. Gregorio 1791/92, pag. 464
3. F. San Martino de Spucches 1924-1941, vol X, pag. 8
4. m. Qq G c316
5. F. San Martino de Spucches 1924-1941, vol X, pag. 9-10
6. R. Gregorio 1791/92, pag. 495
7. V. Amico 1855/56, pag. 368
8. F. Maurici 1997, pag. 360
9. F. Maurici 1997, pag. 361
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