Castello di Menfi o di Burgimilluso

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menfiDescrizione storica – il Castello di Menfi o di Burgimilluso, oggi scomparso, si attribuisce ad età sveva secondo gli studi di G. Agnello, che visitò il castello intorno alla metà del XX secolo. Lo studioso attribuiva l’edificio all’iniziativa di Federico II attraverso l’analisi architettonica e i pochi dati documentari disponibili. Gli studi più recenti tendono a confermare l’attribuzione di Agnello. L’unico documento che lega Menfi / Burgimilluso ad epoca federiciana è un’epistola databile al novembre del 1239, nella quale Federico II ordina l’edificazione “…ut apud Burgimill ad opus nostrum tantum habitatio fieret supra fontem magnum…” 1)J.L.A. Huillard – Bréholles 1852-1861, V, pag. 505. Non è chiaro a cosa voglia riferirsi il termine “habitatio”, tuttavia è probabile che l’imperatore volesse costruire una “domus solaciorum” con caratteristiche tali da apparire nel contempo una fortezza. Per tutto il XIII secolo si fatica a trovare menzione del castello nei dati documentari. Agnello ritiene che nel 1258 Manfredi proprio a Burgimillusso e, presumibilmente, nel castello, confermasse i privilegi dati alla città di Palermo dal fratello Corrado. Nel 1264 si ricorda la “terra Burgimillus” 2)Collura 1961, 182, doc. 83, ma il castello è assente dagli statuta castrorum del 1275 e 1281 d.C. Nel 1283/84 re Pietro concede a Stefano di Nicola e a Filippo Guarichi di Sciacca il “casale quod dicitur Burgimillusium positum prope dictam terram Sacce..” insieme al casale Turbali dietro pagamento di circa 72 onze 3)La Mantia 1918, I, pag. 79, doc. XXXII. Nel 1287 l’intera località è concessa alla famiglia Manuele o de Manuele, che terrà il feudo fino al 1392 4)SMDS 1924-1941, vol. I, pag. 464. Solo in un documento del 1316 si accenna al castello di Burgimillus e nello stesso anno la torre subisce un assedio da parte di truppe angioine, impresa che non sortisce alcun effetto, causando di lì a poco il ritiro del contingente francese, a testimonianza della bontà dell’architettura castrale 5)Bozzo 1882, pag. 413. Nel 1335 si ricorda ancora il castello di Burgimillus 6)G. Agnello 1961, pag. 166. Alla fine  del XIV sec. feudo e castello passano nelle mani di Guglielmo Peralta 7)SMDS 1924-1941, vol. I, pag. 464 e, successivamente, Burgimilluso sarà possesso dei Ventimiglia e dei Tagliavia fino alla prima metà del XX sec. Nel 1519 8)Giuffrè 1979, p. 227 e nel 1637 9)Misuraca 1979a, pag. 239 si emanano due licentiae populandi, delle quali solo la seconda ha esito positivo e genera l’attuale comune di Menfi. Il castello, entro la metà del XX secolo, è adibito a carcere.

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Descrizione topografica e architettonica – il Castello di Menfi o di Burgimilluso, che un tempo si trovava al centro del paese, oggi non è più esistente. Esso infatti venne obliterato dal terremoto del 1968. Al suo posto si costruì un edificio dalle fattezze simili, che inglobò i ruderi superstiti. Il  castello si caratterizzava per la presenza di tue torri affiancate, delle quali la seconda arretrata rispetto alla prima. Nell’angolo creatosi dall’innesto dei due dongioni si edificò, in un secondo momento 11)G. Agnello 1961, pp.168-169, una scala a chiocciola coperta per l’accesso dal primo piano in poi. Erano tre le elevazioni della torre mastra: il piano terra era diviso in due ambienti, ciascuno dei quali coperto da volte a crociera;  al primo piano si osservava la presenza di altrettanti ambienti, il primo era coperto da una splendida e integra volta a crociera che trovava similitudini con le coperture di Castel Maniace e Augusta 12)G. Agnello 1961, pp.170, la seconda sala era impreziosita da una volta ad ombrello con otto vele, simile alle coperture delle torri angolari di Castel Ursino e alle volte presso la Torre di Enna 13)G. Agnello 1961, pp.170-171. Le coperture del secondo piano risultavano interamente rifatte e le antiche ogive apparivano decapitate in favore del terrazzamento di entrambe le torri 14)G. Agnello 1961, pp.171. La terrazza era, inoltre, rinforzata grazie alla presenza di beccatelli e caditoie non coevi all’impianto originario dell’edificio e introdotti, presumibilmente, nel corso del XIV sec. d.C.  15)G. Agnello 1961, pp.171. Le due torri, entrambi quadrate, non avevano le medesime dimensioni, la più grande, in pianta, misurava 9,40 metri per lato; la più piccola ne misurava solo 6,50. L’altezza di entrambi gli edifici doveva essere simile, pari a circa 18,60 metri. Agnello, che fu il primo e l’unico a poter studiare minuziosamente l’edificio, ritenne che il corpo di fabbrica fosse quanto rimaneva di un organismo ben più complesso, sebbene notasse una relativa integrità della costruzione. Proprio questo particolare ha spinto la ricerca più recente a considerare il castello di Burgimilluso come un raro esempio di dongione gemello o “donjons jumeaux” 16)F. Maurici 1997, pag. 361, la cui tipologia è presente soprattutto in Francia, come nel caso del castello di Excideuil (XII/XIII sec. d.C.). L’ipotesi del “dongione gemello” o doppio dongione spiegherebbe anche l’assenza di un’entrata al pian terreno, particolare evidenziato da Agnello. E’ possibile, infatti, che l’accesso al dongione avvenisse partendo dal piano “nobile” per mezzo di una scala esterna, oggi scomparsa 17)F. Maurici 1997, pag. 362. Gli studi più recenti ritengono che, in linea di massima, Agnello abbia correttamente attribuito la torre di Menfi ad epoca sveva  18)F. Maurici 1997, pag. 362. Purtroppo delle decorazioni architettoniche attentamente osservate dallo studioso siracusano nulla più rimane, così come del resto della struttura si conservano pochi monconi quasi del tutto illegibili.

Bibliografia –

G. Agnello (1961), L’architettura civile e religiosa in Sicilia in età Sveva, Roma 1961.

V. Amico (1855/56), Dizionario topografico della Sicilia, trad. da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855/56.

S. Bozzo (1882), Notizie storiche del secolo XIV, Palermo 1882.

A. Bruschi, G. Miarelli Mariani (1975), Architettura sveva nell’Italia meridionale. Repertorio dei castelli federiciani, Firenze 1975.

P. Collura (1961), Le più antiche carte dell’archivio capitolare di Agrigento (1092-1282), Palermo 1961.

M. Giuffrè (1979), Licentiae populandi, in “Città Nuove”, I, pp. 225-231.

J.L.A. Huillard – Bréholles (1852-1861), Historia diplomatica Friderici Secundi sive constitutiones, privilegia, mandata, instrumenta quae supersunt istius Imperatoris et filiorum ejus ; accedunt epistolae Paparum et documenta varia collegit, ad fidem chartarum et codicum recensuit, juxta seriem annorum disposuit et notis illustravit J.-L.-A. Huillard-Bréholles, 6 voll., Henricus Plon, 1852/1861.

G. La Mantia, Codice diplomatico dei re aragonesi di Sicilia (1282-1355), Palermo 1918.

F. Maurici (1997), Federico II e la Sicilia: i castelli dell’imperatore, G. Maimone, Catania 1997.

P. Misuraca (1979), I riveli delle anime e dei beni, in Città nuove 1, pp. 233-246.

F. San Martino de Spucches (1924-1941), La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni, 10 vol., Palermo 1924-1941.

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References   [ + ]

1. J.L.A. Huillard – Bréholles 1852-1861, V, pag. 505
2. Collura 1961, 182, doc. 83
3. La Mantia 1918, I, pag. 79, doc. XXXII
4. SMDS 1924-1941, vol. I, pag. 464
5. Bozzo 1882, pag. 413
6. G. Agnello 1961, pag. 166
7. SMDS 1924-1941, vol. I, pag. 464
8. Giuffrè 1979, p. 227
9. Misuraca 1979a, pag. 239
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11. G. Agnello 1961, pp.168-169
12. G. Agnello 1961, pp.170
13. G. Agnello 1961, pp.170-171
14. G. Agnello 1961, pp.171
15. G. Agnello 1961, pp.171
16. F. Maurici 1997, pag. 361
17. F. Maurici 1997, pag. 362
18. F. Maurici 1997, pag. 362
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