Castello di Motta Santa Anastasia

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Incastellamento normanno nella Sicilia medievale: Castello di Motta Santa Anastasia

Federico II e i luoghi del potere: Castello di Motta Santa Anastasia

Sessioni fotografiche – 2004/2005 (Nikon Coolpix 995)

Rapporti ambientali – Centro storico, piazza Castello (Catania, provincia).

Castello di Motta Santa Anastasia

Castello di Motta Santa Anastasia (panoramica 2011, foto Giuseppe Tropea)

Descrizione storica – L’abitato di Motta Sant’Anastasia risulta compreso all’interno della diocesi di Catania e concesso al vescovo Ansgerio dal 1091 d.C. 1)Pirri 1733, I, p. 520. Edrisi 2)Amari 1880/81, I, pag. 109, nel 1150 d.C., ricorda l’insediamento come situato a dodici miglia dal mare, distante da Lentini in direzione sud circa diciannove miglia e dal Simeto due e mezzo. Lo storico e geografo purtroppo non accenna ad alcuna caratteristica peculiare, nè menziona l’esistenza di fortificazioni. Alcuni anni dopo, in un documento del 1168, si ricorda il “castrum Sancte Anastasie”, definizione che si relaziona, probabilmente, all’intero borgo fortificato3)Pirri 1733, I, p. 530. Nel 1250, Federico II priva il vescovo di Catania dei beni, incluso il territorio di Sant’Anastasia 4)SMDS, VI, p. 240. Solo in un documento del 1327 si ricorda l’abitato con l’epiteto di “Motta” 5)Ardizzone 1927, pag. 108 e dal 1336 il toponimo assume la forma nota, tramandata fino ai giorni nostri, “Mocta Sancte Anastasie” 6)Michele da Piazza, pag. 50. Nel 1359 il castello è protagonista del trattato di pace stipulato tra Enrico il Rosso, conte di Aidone, e Artale Alagona 7)Russo 1967. Nel 1408 è barone di Motta Rancho Ruiz de Lihori, il quale rinchiude dentro la cisterna del castello Bernat Cabrera 8)SMDS VI, 240-241. Ancora nel 1455 Sant’Anastasia, tornata in precedenza al demanio, viene concessa da Alfonso V alla famiglia de Perellos 9)SMDS VI, 241. Nel 1514 l’intero insediamento è acquistato da Aloisio Sanchez 10)SMDS VI, 242 e nel 1526 passa definitivamente, fino all’abolizione della feudalità, nelle mani di Antonio Moncada, conte di Adrano 11)SMDS VI, 242.

Descrizione architettonica e topografica – Dei tre dongioni edificati lungo la valle del Simeto (gli altri due si trovano a Paternò e Adrano), quello di Motta Sant’Anastasia è il più piccolo. In pianta misura 8,50 m. per 17, in altezza raggiunge i 20 metri. Il dongione di Motta, insieme ai pochissimi resti dell’antico nucleo fortificato, poggia su una rupe lavica, un “Neck”, reliquia di un cono vulcanico del quale sopravvive solo il nucleo interno solidificato. L’edificio si caratterizza per una muratura ad opus incertum e cantonali rinforzati da bei conci di pietra lavica. Alla torre si accede per mezzo di una piccola porta posta lungo il lato occidentale. L’ingresso sorretto da un arco a sesto ribassato, parrebbe il risultato di rifacimenti successivi, così come una parte delle finestre che illuminano i piani superiori. La torre si divide in due piani, oltre al piano terreno, per mezzo di solai lignei, dei quali nessuno ha resistito ai guasti del tempo. I solai attualmente visibili sono infatti il risultato di ricostruzioni in stile. Le scale, necessarie per raggiungere ciascun piano, dovevano essere addossate ai muri e non ricavate nel loro spessore, decisamente contenuto (non oltre 1,60 m.). L’ultimo piano presenta una splendida copertura ogivale, che poggia su un’arcata mediana, a sua volta impostata su mensole. Il terrazzo possiede una merlatura composta da sette merli per i lati lunghi e due per quelli corti. Intorno alla fortezza esistono ancora avanzi di una cinta muraria, all’interno della quale dovevano trovarsi altri edifici, i cui ruderi erano in parte visibili agli inizi del XX secolo. Sulla datazione e destinazione d’uso del dongione di Motta poco si è scritto. Torre e Neck servivano certamente per il controllo delle vie da e verso la valle del Simeto e piana di Catania. Tuttavia le dimensioni ridotte del dongione lasciano intendere una funzione a vocazione più residenziale che strettamente militare. La torre di Motta, infatti, condivide alcune caratteristiche architettoniche tipiche dei dongioni normanni d’oltralpe edificati secondo un uso strategico/residenziale, come i nuclei originari dei castelli di Chepstow e Monmouth, voluti in Galles da Guglielmo in Conquistatore e edificati direttamente da Guglielmo FitzOsborne dal 1066 d.C. in poi. I due dongioni gallesi condividono con il palazzo di Motta dimensioni relativamente ridotte sia in pianta, sia in altezza, e l’assenza di una cappella gentilizia, solitamente presente nelle torri di maggiori dimensioni, come i palazzi di Adrano e Paternò in Sicilia, Colchester in Inghilterra e Safita in Siria. Le similitudini con i castelli normanni d’oltralpe permettono di collocare il dongione di Motta tra l’XI e il XII secolo d.C., nonostante le modifiche avvenute nel corso dei secoli e in linea con il documento del 1168 d.C., che, per primo, ricorda un “castrum Sancte Anastasie”.

Cronologia – località compresa nella diocesi di Catania (1091 d.C.)

Bibliografia –

AA.VV. (2001), Castelli medievali di Sicilia : guida agli itinerari castellani dell’isola, Sicilia, Assessorato dei beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione, Palermo 2001.

V. Amico (1855/56), Dizionario topografico della Sicilia, trad. da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855/56.

G. Bellafiore (1990), Architettura in Sicilia nelle età islamica e normanna (827-1194), Palermo 1990.

G. Bellafiore (1993), Architettura dell’età sveva in Sicilia (1194-1266), Palermo 1993.

P. Blanco (1965), Il castello di Motta S. Anastasia, Quaderni dell’Istituto di Disegno dell’Università di Catania, 1, 1965, pp. 143-152.

F. Maurici (1992), Castelli medievali in Sicilia. Dai bizantini ai normanni, Sellerio, Palermo 1992.

N. Russo 1967, Enrico Rosso conte di Aidone, Palermo 1967.

R. Santoro (1977), Il Castello dei Ventimiglia, in “Il Mediterraneo” atti del convegno, 1977.

R. Santoro (1986), La Sicilia dei Castelli, Palermo 1986.

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References   [ + ]

1. Pirri 1733, I, p. 520
2. Amari 1880/81, I, pag. 109
3. Pirri 1733, I, p. 530
4. SMDS, VI, p. 240
5. Ardizzone 1927, pag. 108
6. Michele da Piazza, pag. 50
7. Russo 1967
8. SMDS VI, 240-241
9. SMDS VI, 241
10. SMDS VI, 242
11. SMDS VI, 242
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