Castello di Ossena presso Francofonte di Sicilia

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Incastellamento normanno nella Sicilia medievale: il Castello di Ossena presso Francofonte di Sicilia

Sessioni fotografiche – 2003/2004 (Nikon Coolpix 995)

Rapporti ambientali – Collina, Ossena (273 I S.E. Francofonte)

Castello di Ossena presso Francofonte di Sicilia. Resti di abitato rupestre (foto Giuseppe Tropea)
Descrizione storica – Un piccolo abitato, ricordato con il toponimo di “Essena”, sarebbe già esistente intorno al 1093 d.C. 1)R. Pirri 1733, pag. 618. Nei secoli successivi il medesimo insediamento sembra ricoprire il ruolo di casale, secondo quanto denunziato da documenti del 1296 e 1310 2)R. Gregorio 1791/92, II, pag. 465. Solo nel 1354 lo storico Michele da Piazza ricorda Ossena in qualità di “arx”, lasciando probabilmente intendere l’esistenza di un edificio fortificato, costruito per salvaguardia e controllo del medesimo insediamento e dei passi circostanti 3)Michele da Piazza ed. 1980, pag. 218. Nel 1479 si ricorda l’insediamento come “feudum” 4)G. L. Barberi 1993, vol. I, pag. 476 e nel 1558 Fazello cita Ossena alla stregua di rocca 5)T. Fazello ed. 1990, I, X, II, pag. 475, presumibilmente ancora esistente e funzionale alla sicurezza del territorio. Non sono note le cause che hanno portato alla rovina il castello e il limitrofo casale.

Fotografie – 2003/2004 [nggallery id=16]

Descrizione unità topografica e architettonica – I resti dell’edificio fortificato giacciono sulla sommità prevalentemente piatta di un rilievo (metri 317 s.l.m.), limitato a settentrione e meridione da due ampie valli, solcate da altrettanti corsi d’acqua, dei quali quello a nord è l’omonimo torrente Ossena. In realtà i ruderi del castello sono il coronamento di un insediamento trogloditico che si svolge lungo i fianchi del rilievo. L’abitato, infatti, si caratterizza per la presenza di numerose grotte che recano segni di frequentazone umana probabilmente risalenti alla dominazione arabo-normanna, sebbene non sia da escludere un’origine ancora più remota, forse legata al periodo della dominzione bizantina sull’isola. Particolamente interessante si presenta una grotta, esistente lungo il versante settentrionale e poco sotto i ruderi della fortificazione: si tratterebbe, similmente a quanto si osserva presso il “castrum vetus” della vicina Lentini (“Grotte del Crocifisso” e “Grotta di S. Lucia”), di una sorta di oratorio rupestre all’interno del quale si conserverebbero resti di affreschi (l’oratorio prende il nome locale di “a rutta ra’ pupa”). I ruderi della fortezza si configurano, per quanto è possibile osservare dai resti sopra terra, nella forma di due residue torri: la prima, isolata, parrebbe possedere una pianta quadrata e si conserva per un’altezza di non oltre un metro. Ciascun lato misura 10 m. circa e presenta una muratura spessa 1 m., composta da un doppio paramento di blocchetti poco sbozzati, inzeppati da frammenti di tegole e laterizi. La malta legante offre una composizione con una buona percentuale di inclusi di origine vulcanica. Al suo interno questa torre quadrata risulta poco leggibile: si riconosce solo le presenza di un cunicolo a sezione circolare e dal diametro di m. 1, scavato nella roccia e visibile sino ad una profondità di circa m. 5. Ancora, al fine di consolidare la difesa dell’edificio, lungo il margine settentrionale si osservano i resti di un muro di terrazzamento, della lunghezza di m. 20 e altezza di m. 2, composto da una tecnica muraria simile a quella della torre quadrata. Si sconosce l’esatto periodo in cui viene edificata una seconda torre a circa 15 m. a nord-ovest dalla precedente, alla quale è simile sia nelle misure che nella forma. Questo secondo edificio possiede una tecnica muraria formata da blocchetti irregolari di arenaria privi di inzeppature di laterizi; inoltre le sue strutture murarie risultano inglobate in una masseria in rovina per un’altezza non superiore al mezzo metro dal piano di calpestio, al di sotto del quale è possibile distinguere una profondità dei resti murari pari a m. 5, a loro volta tanto ampiamente rimaneggiati, da restituire la forma di una cisterna. Ma anche questo invaso per l’acqua, in un periodo imprecisato, subisce una mutazione della propria destinazione d’uso, come è possibile dedurre dalla presenza di un’apertura con arco a tutto sesto esistente lungo il muro occidentale. Allo stato attuale degli studi risulta impossibile stabilire con esattezza l’epoca a cui risalirebbero entrambe le limitrofe strutture fortificate. Come è stato detto, in epoca normanna le fonti documentarie in nostro possesso sembrano testimoniare l’esistenza, presso Ossena, non di una fortezza, ma solo di un casale. Ciò non implica il fatto che in un periodo successivo al 1093 si edifichi una torre, quasi un piccolo dongione, che sfrutti la posizione strategica di questo rilievo, dalla sommità del quale si domina per miglia il territorio circostante. Probabilmente, in un’epoca ancora sconosciuta, si ritiene opportuno potenziare il ridotto fortificato, attraverso la costruzione di una seconda torre, forse posta in comunicazione con la prima per mezzo di un cunicolo. Purtroppo è impossibile precisare sia una cronologia assoluta del sito, sia una datazione relativa alle due fortificazioni: in realtà l’unico elemento discriminante, la differenza di tecnica edilizia tra le due torri, non è utile per stabilire il primato cronologico dell’una sull’altra.

Bibliografia –

AA.VV. (2001), Castelli medievali di Sicilia : guida agli itinerari castellani dell’isola, Sicilia, Assessorato dei beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione, Palermo 2001.

G. L. Barberi (1993), Il Magnum Capibrevium dei feudi maggiori, Ragusa – Palermo 1993.

Fazello, De Rebus Siculis decadae duae, Palermo 1558, trad. it. di A. De Rosalia, Storia di Sicilia, Palermo 1990.

R. Gregorio (1791/92), Biblioteca scriptorum qui res in Sicilia gestas sub Imperio Aragonum rettulere, 2 vol., Palermo 1791/1792.

Michele da Piazza (1980), Cronaca (1336-1361), a cura di A. Giuffrida, 1980.

R. Pirri (1733), Sicilia sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, Palermo 1733.

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References   [ + ]

1. R. Pirri 1733, pag. 618
2. R. Gregorio 1791/92, II, pag. 465
3. Michele da Piazza ed. 1980, pag. 218
4. G. L. Barberi 1993, vol. I, pag. 476
5. T. Fazello ed. 1990, I, X, II, pag. 475
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