Castello di Piazza Vecchia e Piano Marino presso Piazza Armerina

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Incastellamento normanno nella Sicilia medievale: Castello di Piazza Vecchia e Piano Marino presso Piazza Armerina

Sessioni fotografiche – luglio/agosto 2005 (Nikon Coolpix 5700)

dscn5207Descrizione storica – La tradizione pone nei pressi del pianoro di “Piano Marino” l’antica Piazza. Il toponimo “Marino” ha etimo incerto. E’ possibile che il termine derivi, nella forma dialettale “Marin”, da “Armerino”, dunque armorum, che significherebbe “piano delle armi”. Altri hanno avanzato l’ipotesi che il toponimo indichi letteralmente un pianoro dal quale sarebbe possibile vedere il mare in giornate particolarmente terse 1)I. Nigrelli 1983, pag. 25. Le fonti documentarie più antiche sembra provengano dalla cancelleria dei signori di Butera e Paternò, i conti Enrico e Simone, tra il 1122 e il 1148 d.C. 2)I. Nigrelli 1983, pag. 148, nota 4 3)S. Cusa 1868-1882, vol. II, pag. 557 4)C.A. Garufi 1910, pag. 78 e seg. 5)C. Ardizzone 1927. Pare che l’abitato di Piazza in origine si caratterizzasse come colonia militare e di ripopolamento, presumibilmente distinta rispetto alla popolazione locale ancora a maggioranza musulmana 6)T. Fazello 1832, tomo II, pag. 395 7)I. Nigrelli 1983, pag. 20. In questa presunta netta separazione tra nuovo popolamento e abitanti indigeni alcuni hanno voluto vedere i germi della futura rivolta che condusse i coloni Piazzesi a non condividere le scelte politiche della corte normanna e a generare quelle tensioni che sfociarono nella famosa rivolta baronale capeggiata da Ruggero Sclavo, figlio illegittimo del conte Simone Aleramico. La rivolta fu repressa nel sangue per volontà di Guglielmo I nel 1161 d.C., 8)U. Falcando, pag. 293. Alla dura repressione fece seguito la totale distruzione di Piazza Vecchia e la ricostruzione dell’insediamento in un luogo, secondo la storiografia moderna, non molto lontano dal precedente 9)T. Fazello 1832, tomo II, pag. 395. Sebbene la testimonianza dello storico Falcando non lasci
dubbi sulla pesante rappresaglia monarchica e sulla conseguente scomparsa dell’antico abitato di Piazza, perplessità ancor oggi permangono sulla possibile identificazione di tali ruderi. Fazello 10)T. Fazello 1832, tomo II, pag. 395-396 menziona ruderi ancora esistenti e posti a tre miglia ad occidente rispetto al ricostruito e attualmente esistente abitato di Piazza. Acriticamente gli storici dscn5205siciliani successivi hanno riportato la notizia. Così il Rocco Pirri 11)R. Pirri 1733, pag. 585 e, ultimo, lo storico locale G. Paolo Chiarandà 12)Chiarandà 1654, pag. 116 e seg.. Studi relativamente recenti hanno riconsiderato la distanza espressa dallo storico siciliano. E’ probabile che Fazello scambiasse “Piazza Vecchia” per il sito oggi universalmente noto come “Villa del Casale”, in contrada Casale, che dista da Piazza Armerina circa tre miglia. E’ altrettanto probabile che nel XVI secolo i ruderi presso il citato Piano Marino fossero sconosciuti o giudicati di poco conto. Fazello prosegue la descrizione dei luoghi limitrofi a Piazza, menzionando anche il sito di Monte Navone (“colle Nauno”) 13)T. Fazello 1832, tomo II, pag. 395, posto, secondo lo storico, a due miglia da Piazza Vecchia. Anche in questo caso è probabile che il calcolo delle distanze sia stato eseguito attraverso il medesimo errore di fondo, quello di considerare contrada Casale nucleo dell’antica Piazza. E’ possibile fornire giustificazione agli errori di interpretazione del Fazello, poiché egli, nel XVI secolo, osservava certamente una compagine territoriale ben più ricca di resti e ruderi rispetto ai giorni nostri. La prova è data dalla descrizione di Monte Navone, che Fazello ricorda abbandonato e caratterizzato dalla presenza di reliquie di un “grandissimo castello di cui non si sa il nome…” 14)T. Fazello 1832, tomo II, pag. 395. Ai giorni nostri queste reliquie sono in buona parte scomparse, vittime certamente di crolli e spoliazioni. Nonostante siano stati rettificati gli errori di interpretazione e il calcolo delle distanze proposte dal Fazello, la recente storiografia, pur ritenendo fondata l’ipotesi dell’esistenza di una “Piazza Vecchia”, giudica improbabile la ricostruzione di una “nuova Piazza” dscn5204in un luogo relativamente lontano da quello originario 15)I. Nigrelli 1983, pag. 25, sottolineando un generale errore di interpretazione da parte del Fazello. A riprova di ciò vi sarebbe un documento rilasciato dal conte Simone nel 1148 (della cui autenticità ancora si discute ed evidentemente sconosciuto allo storico di Sciacca) 16)I. Nigrelli pag. 24, nel quale i due toponimi, Piazza Vecchia e Piazza Nuova, coesisterebbero, lasciando intendere l’esistenza di due luoghi ancora apparentemente vivi e frequentati nel XII sec. d.C. Sembrerebbe possibile che una Piazza Vecchia esistesse già all’arrivo dei Normanni al seguito di Ruggero I e che si trattasse di un insediamento fortificato bizantino/musulmano, non lontano dal quale venne presto costruito su di un colle limitrofo, nel corso della seconda metà dell’XI secolo, il nucleo di un nuovo abitato normanno. Sempre su quel colle l’insediamento normanno sarebbe stato ricostruito dopo le rappresaglie volute da Guglielmo I 17)I. Nigrelli 1983, pag. 25.

Descrizione topografica e architettonica – Sulla base delle imprecise indicazioni del Fazello, dei due rilievi che avrebbero potuto ospitare un antico insediamento di epoca precedente alla fondazione dell’attuale abitato di Piazza Armerina , il più lontano, Monte Navone, è un’altura piatta sulla sommità. Il pianoro, oggi desolato, ospita ruderi non agevolmente riconoscibili in pianta e, ad oriente, si osserva una “motta” artificiale di forma tronco/conica (leggibile dalla fotografia aerea e satellitare), frutto del probabile crollo di un’antica fortificazione. Il secondo rilievo, “Piano Marino”, è un colle marcatamente antropizzato, posto poco a occidente di Piazza Armerina. Nel punto più alto del rilievo, un piccolo pianoro, giacciono alcuni ruderi di una presunta fortezza o castello, edificato a difesa di quei passi collinari che incrociavano le contrade di Piazza. I resti non consentono una ricostruzione ideale dell’originario edificio. Dalla fotografia aerea si rileva una struttura edificata seguendo la conformazione del rilievo e sfruttando, almeno lungo il versante orientale, le pareti a strapiombo dscn5201sulla vallata circostante (Chiarandà ricorda una fortezza a pianta quadrata). E’ possibile che una torre dalle dimensioni sconosciute, forse un mastio, sfruttasse un affioramento roccioso posto presso il versante orientale del piccolo altipiano. Dalla caoticità diffusa che caratterizza i ruderi dell’edificio si evince una tecnica muraria che in linea di massima utilizza pietra locale sommariamente sbozzata e disposta in assise lungo i paramenti esterni, il riempimento interno si distingue per l’utilizzo di pietrame non sbozzato legato da malta. A. Salinas visitò Piano Marino nel 1878 ed escluse che il luogo potesse aver ospitato in epoche passate un insediamento 18)I. Nigrelli 1983, pag. 149. Tuttavia, senza respingere totalmente le conclusioni del Salinas, è doveroso sottolineare come i ruderi esistenti19)1. è lecito supporre che alla fine del XIX secolo la consistenza dei ruderi non fosse di gran lunga superiore rispetto a quanto in data odierna è possibile osservare occupino solo una piccola porzione del pianoro e il rilievo si estende per svariati ettari, una parte dei quali ai giorni nostri occupati da abitazioni civili di recente costruzione. Non è, dunque, impossibile che in passato questa fortezza fosse il ganglio di un piccolo insediamento fortificato. L’ipotesi che si trattasse di un abitato bizantino non sembra trovi conferma nella residua tecnica edilizia, che potrebbe richiamare alla mente confronti tipologici con edifici fortificati più recenti, databili tra il XII e il XIV secolo d.C.

Bibliografia –

C. Ardizzone (1927), I diplomi esistenti nella Biblioteca ai Benedettini – Regesto, Catania 1927.

G.P. Chiarandà, Piazza, città di Sicilia, 4 vol., Messina 1654.

S. Cusa (1868-1882), I diplomi greci ed arabi di Sicilia pubblicati nel testo originale, tradotti ed illustrati da Salvatore Cusa, Palermo 1868-1882.

T. Fazello (1832), Storia di Sicilia, Deche Due, tradotte in lingua toscana da Remigio Fiorentino, VII tomi, Palermo 1832.

C.A. Garufi (1910), Gli Aleramici e i normanni in Sicilia e nelle Puglie. Documenti e ricerche, atti del convegno sul Centenario della nascita di Michele Amari, Palermo 1910.

I. Nigrelli (1983), Piazza Armerina medievale. Note di vita artistica, sociale e culturale del XII al XV secolo, Electa, Milano, 1983.

R. Pirri (1733), Sicilia sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, Palermo 1733.

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References   [ + ]

1. I. Nigrelli 1983, pag. 25
2. I. Nigrelli 1983, pag. 148, nota 4
3. S. Cusa 1868-1882, vol. II, pag. 557
4. C.A. Garufi 1910, pag. 78 e seg.
5. C. Ardizzone 1927
6. T. Fazello 1832, tomo II, pag. 395
7. I. Nigrelli 1983, pag. 20
8. U. Falcando, pag. 293
9. T. Fazello 1832, tomo II, pag. 395
10. T. Fazello 1832, tomo II, pag. 395-396
11. R. Pirri 1733, pag. 585
12. Chiarandà 1654, pag. 116 e seg.
13. T. Fazello 1832, tomo II, pag. 395
14. T. Fazello 1832, tomo II, pag. 395
15. I. Nigrelli 1983, pag. 25
16. I. Nigrelli pag. 24
17. I. Nigrelli 1983, pag. 25
18. I. Nigrelli 1983, pag. 149
19. 1. è lecito supporre che alla fine del XIX secolo la consistenza dei ruderi non fosse di gran lunga superiore rispetto a quanto in data odierna è possibile osservare
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