Castello di Randazzo

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Sessioni fotografiche – 27 luglio 2008 (Sony F828)

Rapporti ambientali – Versante nord-occidentale dell’Etna, altopiano a 760 m. s.l.m.  (Foglio n°612 sez. II – Randazzo, aggiornamento del 1993)

Descrizioni storica – Randazzo è una città dalle antiche vestigia e dalle origini misteriose. Il suo passato remoto è certamente legato alla presenza di insediamenti greci sparsi nella vicina valle dell’Alcantara, vero bacino di civiltà. Diodoro Siculo è la prima e più antica fonte storica che racconta dell’antico passato di Randazzo. Costui racconta di una città, Trinacia o Triracia, fondata dal re siculo Trinaco. Di tale insediamento lo storico, nella sua opera, non menziona il luogo ove essa sorgeva, ma alcuni studiosi moderni, in base ai ritrovamenti archeologici presso la contrada di Randazzo denominata “Cittavecchia”, la quale si estendeva tra il fiume Alcantara fino alle Cube di Mischi e S. Anastasia, sostengono che proprio in tale zona sorgesse l’antico abitato dei siculi. Diodoro racconta che nel 440 a.C. Trinacia venne conquistata e rasa al suolo dai Siracusani. Tolomeo, studioso e poligrafo di età ellenistica, narra di una città, Tissa, esistente presso le falde dell’Etna. Del medesimo insediamento fa menzione, nelle “Verrine”, Cicerone, raccontandola come: “Perparva et tenuis civitas”. Entrambi gli eruditi tacciono riguardo all’esatto luogo dove nascesse l’abitato. Alcuni studiosi, il Cluverio sopra tutti, hanno affermato che essa sorgesse presso l’odierno abitato di Mojo, ovvero poco più a nord, presso il feudo di S. Anastasia. Bisogna giungere ai resoconti dei commentari arabi per ottenere qualche congrua notizia sulla città di Randazzo. Ibn al-Atir narra delle fortunose vicende accadute agli arabi nel tentativo di occupare, durante l’869 d.C., la città, che egli ricorda con un nome dalla difficile pronuncia, nelle cui lettere M. Amari crede di leggere “Tirasah”, cioè Trinacia. In realtà non esiste alcuna altra prova che assicura l’esistenza di una città dal nome Trinacia al posto dell’odierna Randazzo fino all’epoca della conquista musulmana. In realtà i primi documenti che parlano ufficialmente di Randazzo risalgono al XII secolo d.C. Essi fanno capo ad un diploma di Ruggero II, il quale permetteva, nel 1144, che l’abate basiliano di S. Angelo di Brolo pescasse liberamente presso il fiume di Randazzo, presumibilmente l’Alcantara o un suo affluente. Infine è lo storico mussulmano Idrisi, il quale, nel “Libro di Ruggero”, ricorda la città con il nome di Randazzo. Le vicende storiche dell’abitato durante l’alto medio evo in realtà rimangono almeno in parte nell’oscurità. L’insediamento quasi per certo ebbe a subire un’aspra battaglia, combattuta tra il 1038 ed il 1040 dai bizantini di Giorgio Maniace contro i musulmani, nel tentativo greco di riconquista della Sicilia. Esiste ancora oggi una contrada che ricorda l’avvenuto scontro con il nome di “Piano della sconfitta”. E’ del 1078 la conquista normanna, sette anni dopo la presa di Palermo. Durante l’assedio di Taormina, alcuni lombardi, secondo il volere del conte Ruggero, vennero ad insediarsi proprio a Randazzo ed ottennero fin da subito la supremazia sulle altre etnie cristiane di rito greco. Probabilmente proprio da questo avvenimento risale la divisione dell’abitato in tre quartieri, S. Nicola, S. Martino e S. Maria. Nel XVI secolo lo storico Filoteo degli Omodei rammenta ancora di siffatta divisione, raccontando come ciascun quartiere avesse i propri usi, costumi e dialetti diversi. Infine in epoca contemporanea sono chiaramente percepibili le rivalità fra le tre contrade, ciascuna con la propria basilica e con il proprio orgoglio, che rendono Randazzo vicina, nel suo piccolo, alla città toscana di Siena.

Fotografie – 27 luglio 2008: [nggallery id=18]

Descrizione architettonica e topografica – Randazzo sorge su di un altipiano a 760 m. s.l.m. In realtà l’abitato occupa i fianchi di un colle e si divide in più livelli. Chiaramente l’antico insediamento medievale occupa la parte più alta del monte ed è ancora oggi delimitato dalla cerchia di mura, edificata, presumibilmente, per volontà di Federico d’Aragona, insieme con le sette torri aggettanti. Oltre l’abitato medievale, bisogna rilevare la presenza, in molte contrade limitrofe, di numerose testimonianze archeologiche, le quali richiamano ad un remoto passato quasi del tutto scomparso. Gli scavi ufficiali, condotti sotto la direzione della Sovrintendenza di Catania, presso la località “Acquafredda” hanno permesso il rinvenimento di numerose testimonianze risalenti ad epoca greca, dall’età classica all’età ellenistica. Rinvenimenti fortuiti sono accaduti nelle località di S. Caterina, “Donna Bianca” e “Mischi”, dove si è ipotizzata la presenza di una o più necropoli di varie epoche, giacché i reperti rinvenuti giungono almeno fino all’epoca bizantina. Congrui ruderi proprio di età bizantina esistono ancora in località S. Anastasia a 6 km. da Randazzo e i resti di edifici sacri di epoca tardo romana – bizantina sono presenti presso la contrada “Mischi” e presso “Jannazzo”. In località “Colle S. Giorgio”, poco ad ovest del paese, si ritiene che anticamente sorgesse il quartiere ebraico, ormai scomparso. Numerose sono le testimonianze della Randazzo strettamente medievale: si ricordi la “Casa Scala”, non altro che il palazzo reale edificato in piena età normanna (XII secolo d.C.); ancora le già menzionate mura federiciane con le sette imponenti torri, delle quali la più grande adesso prende il nome di castello ed ospita il museo comunale; merita una menzione la chiesetta degli “Agathoi”, scomparsa in seguito ai bombardamenti alleati, esistente fino agli anni trenta e databile almeno al XII secolo, sebbene una origine strettamente bizantina non è improbabile; infine alcuni imponenti palazzi, tutti sorti tra il XIII ed il XIV secolo, meritano una menzione particolare, la “Casa Cavallaio”, la casa di via dell'”Agonia”, la “Casa Lanza”. In ultima analisi una parte importante della storia di Randazzo viene occupata della chiesa di S. Maria. Alla edificazione di questo imponente edificio sacro ricorre una interessante leggenda, la quale concorre a rendere congrua la possibile esistenza di un antico abitato bizantino. Si narra che una fiorente comunità cristiana, dimorante in siffatti luoghi durante il X secolo, venerasse una splendida immagine della Madonna. Con l’appressarsi degli arabi, i fedeli riuscirono a nascondersi in una grotta, presso balze dell’Alcantara, ove recarono anche l’icona sacra. Con il sopraggiungere delle persecuzioni l’ingresso della grotta venne chiuso, avendo lasciato i fedeli innanzi all’immagine sacra una lucerna accesa, simbolo della fede e dell’amore dei cristiani. Passarono molti anni e un pastorello si accorse della grotta attraverso i bagliori del lumicino, miracolosamente acceso, che filtravano dalle fessure della roccia. Si rinvigorì la fede cristiana e immediatamente, narra la leggenda, venne costruita un’ara per l’immagine sacra della Madonna, detta del “Pileri”, dal pilastro ove era posta l’icona; in seguito venne costruita una chiesetta in legno ed infine un edificio in muratura. Non è stato possibile ritrovare questo antico santuario, ma nella chiesa di S. Maria, edificata nel XIII secolo in onore di questo culto, si conserva un affresco raffigurante una Madonna con il Bambino Gesù, dalle chiare reminiscenze bizantine e datata tra l’XI ed il XII secolo d.C.

Cronologia – VIII (?) secolo a.C., epoca contemporanea.

Bibliografia –

G. Giacomazzi (a cura di) (1965), Paesi di Sicilia, prospettive storiche e politiche: Randazzo, Istituto Bibliografico Siciliano s.r.l., Editoriali IBIS s.r.l., Palermo 1965.

D. Ventura (1991), Randazzo e il suo territorio tra medioevo e prima età moderna, Roma 1991.

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