Castello di Rometta

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Sessioni fotografiche – 6 giugno 2004 (Nikon Coolpix 995)

Rapporti ambientali – estrema sommità della rocca ove sorge l’abitato di Rometta. Attualmente i ruderi sono inseriti all’interno del parco “Federico II”, (F° 253 I S.E. )

Castello di Rometta, antica porta urbica (foto Giuseppe Tropea)
Descrizione storica – L’abitato fu ultima roccaforte bizantina, ultimo baluardo prima della definitiva conquista araba. I musulmani presero l’abitato nel 965 d.C. Poco meno di un secolo dopo, nel 1061 d.C., i Normanni di Roberto il Guiscardo e Ruggero d’Altavilla riconquistarono il paese 1)Falcando, che dopo un ventennio entrò a far parte della Diocesi di Troina 2)R. Pirri 1733, vol. I, pag. 495. Edrisi, intorno 1150 d.C., definisce l’abitato “rocca (qal’a)”. Nel 1165 il cronista Falcando riporta la notizia dell’occupazione di “Rimetulam, castellum fortissimum” per opera dei messinesi 3)Falcando. Durante l’epoca sveva il castello di Rometta, annoverato fra i castra exempta, è demaniale e partecipa alla riorganizzazione dei piani difensivi che interessano la Sicilia di Federico II 4)Terranova 1991, pp. 16-17. La fortezza di Rometta permane nel regio demanio per lungo tempo, inserito in epoca angioina tra i “castra citra flumen Salsum”, governato da un “miles congerius” 5)Sthamer 1914. Tale Berardo Ferro, nel 1294, entra in possesso del castello di Rometta per volontà di Giacomo II. Il compito del Ferro doveva essere quello di migliorare le condizioni d’uso della fortezza 6)Terranova 1991, pp. 16-17. Poco prima del 1337 ivi soggiorna Federico III d’Aragona 7)Mazzarella 1993, pag. 64. Il parlamento di Siracusa censisce come facente parte, nel 1398, del regio demanio il castello di Rometta e l`anno successivo Martino I concede l`abitato allo stratigoto di Messina 8)Terranova 1991, pp.17.  Nel 1543 l’ingegnere militare bergamasco Antonio Ferramolino propone di rafforzare le difese dell’urbe per mezzo di un potenziamento della cinta urbana, abbattendo le case che ad essa si appoggiano, al fine di creare un corridoio di servizio largo 40 palmi, nonché costruire grossi merli per resistere ai colpi dell’artiglieria 9)Terranova 1991, pp. 16-17. I secoli successivi al XVI vedono fortezza ed abitato coinvolto in varie operazioni militari. Nel 1674 il castello è al centro di operazioni militari legate alla rivolta antispagnola di Messina 10)Terranova 1991, pp.17. Nel 1682 la fortezza entra a fare parte delle operazioni militari contro le truppe francesi 11)Mazzarella 1993, pag. 64. Durante la campagna di riconquista spagnola dell’isola (1718-1719) il castello funziona da base operativa 12)Terranova 1991, pp.17. Nel 1735, ancora una volta, entra a fare parte delle operazioni militari contro le truppe spagnole 13)Mazzarella 1993, pag. 64. Nel 1757 l’abate Vito Amico definisce il castello di Rometta “fortezza molto ampia”, lasciando intendere la sostanziale integrità delle strutture ancora tra XVIII e XIX sec. 14)V. Amico 1855-56, II, p. 408.

Fotografie – 6 giugno 2004: [nggallery id=19]

Descrizione architettonica e topografica – il castello di Rometta sorge sulla porzione più alta della grande rocca che ospita l’abitato di Rometta. Occupa dunque una posizione dominante sia rispetto al paese, sia rispetto al territorio circostante. E’ possibile, secondo la complessa orografie dei luoghi, che il castello fosse servito da una serie di fortezze secondarie, edificate su alcuni promontori limitrofi. Attualmente il castello consta di alcuni ruderi imponenti. I resti più cospicui trovano luogo soprattutto a sud-est del pianoro; qui parrebbe potersi distinguere una sorta di mastio, nominato tradizionalmente “palatium”, composto da tre ambienti principali. Il primo ambiente ha pianta quadrangolare, quasi un quadrato di 9,20 metri per 8,70. Questa massa cubica poggia su un basamento che aggetta 20cm rispetto alla muratura del mastio e colma le irregolarità della roccia. Infatti il alcuni punti giunge ad un’altezza anche di 1,5 metri. Lo spessore murario è di circa 1,30 metri e la tecnica edilizia, così come il resto dell’edificio, è composta da pietrame di calcare leggermente sbozzato, inzeppato da laterizi e disposto in assise separate da una linea di laterizi. Questo vano certamente constava di più piani, oggi si preserva solo la prima elevazione, totalmente cieca, priva di aperture e di porte comunicanti con gli altri vani. Solo in corrispondenza del prospetto di sud-ovest, in prossimità del cantonale G. Agnello rilevava la presenza di un’apertura quadrata di 35x35cm, presumibilmente un “buttatoio” in comunicazione con le altre elevazioni. Sempre Agnello riteneva che questo vanno, limitatamente alla prima elevazione, fosse adibito a serbatoio idrico e l’acqua si attingeva da un’apertura praticata dalla volta di copertura secondo quanto V. Amico ricordava nella sua descrizione del castello 15)V. Amico. Il successivo ambiente ha pianta rettangolare di 13,80 metri per 6,70. Anche di esso si conserva il pianterreno e solo il muro i sud-est preserva parte della parete del primo piano. Anche questo vano non ha porte di comunicazione con i vani limitrofi e solo il piano superiore comunicava con l’attiguo e gemello vano rettangolare occidentale per mezzo  di una scala in parte esistente e una porta ad arco a tutto sesto, ai lati della quale  si osservano due mensole, che si specchiavano nel muro opposto scomparso e servivano a reggere le arcate del primo piano. A quest’ultimo ambiente si appoggia un ulteriore vano identico al precedente, sia nelle dimensioni, sia nella muratura. Qui, come negli altri vani, si osserva una separazione di piani ottenuta per mezzo di solai lignei, dei quali oggi rimangono i rincassi murari. Risulta invece scomparsa la porta che immetteva nell’ultimo ambiente, posto all’etremità occidentale del “Palatium”. Sostituisce l’accesso una breccia ampia, che, secondo Agnello, travolse tutti gli elementi architettonici della porta stessa, presumibilmente spoliati nel corso degli ultimi decenni. Sopravvive una monofora, posta al piano superiore. Di essa rimane, all’interno, una porzione dell’arco, all’esterno si conserva pressoché integra, con piedi-dritti, archivolto ogivale e lunetta cieca. Una seconda monofora è presente lungo la medesima parete, nell’angolo settentrionale. Anch’essa si presenta sostanzialmente integra. A quest’ultimo ambiente pare si collegasse un ulteriore vano, del quale sopravvivono solo alcuni avanzi murari. Secondo G. Agnello (seguendo la descrizione dell’Amico, che parlava di “grandi aule” 16)Amico), il palazzo doveva svolgersi in senso longitudinale fino alla torre posta all’estremità di nord-ovest, i cui ruderi restituiscono un edificio manifestamente più piccolo (metri 7,50 per 6,50) nelle proporzioni e dimensioni rispetto al “palatium”, sebbene da esso non differisca affatto per tecnica muraria. La “torretta” consta di due elevazioni. Si accede al corpo di fabbrica per mezzo di una porta architravata posta presso il lato di sud-ovest. Varcato l’ingresso, si giunge ad un unico ambiente coperto da volta a botte. U(n condotto è ricavato lungo ilo spessore murario di sud-est. Il condotto comunica col piano superiore, del quale manca la copertura. Agnello ritiene che esistesse anche un collegamento esterno che collegava le due elevazioni. Doveva trattarsi di una scaletta, attraverso la quale si giungeva nei pressi di una porta, oggi sospesa nel vuoto. Questa porta conserva l’arco a tutto sesto, ma non i piedi-dritti, scomparsi. E’ probabile che la torre non fosse isolata, secondo quanto è rilevabile nei pressi del cantonale di sud-ovest. Qui mancano i conci squadrati e si osservano chiare tracce di prolungamento murario, un tempo afferente ad altre fabbriche oggi scomparse. La seconda elevazione della torre, un tempo vano unico e successivamente frazionato in almeno due stanze, prendeva luce da due monofore poste lungo le pareti di sud-ovest e nord-est. Delle due finestre, una è integra, l’altra deformata a causa della costruzione di un piombatolo. Circondava la fortezza un muro di cinta, che poggiava sul limitare del mammellone roccioso, a sua volta opportunamente adattato per la difesa della fortezza. Del muraglione oggi rimangono pochissimi avanzi, dai quali si può stabilire uno spessore murario di circa 1,50 metri, mentre l’altezza rimane sconosciuta. G. Agnello avanza una datazione ad epoca sveva nei confronti dei ruderi di Rometta, datazione supportata esclusivamente da confronti stilistici 17)G. Agnello 1961, pag. 128 e seg.. Il celebre studioso siciliano evidenziava assonanze stilistiche tra gli ambienti del “palatium” di Rometta e alcuni ambienti del castello di Milazzo, relativamente all’impianto delle arcate e alla divisione in campate.
Tuttavia, studi più recenti, pur non escludendo le similitudini evidenziate dall’Agnello 18)F. Maurici 1997, pag. 355-356, hanno visto nel “palatium” di Rometta alcune caratteristiche architettoniche tipiche del donjon roman normanno, come il piano terra cieco e il primo piano diviso da un tramezzo 19)F.Maurici 1992, pag. 358. E’ doveroso, inoltre, nel sottolineare l’estraneità della tecnica edilizia presente nei ruderi di Rometta, una sorta di “opus vittatum”, rispetto alle usuali tecniche costruttive federiciane riscontrate nei castelli di Catania, Augusta e Siracusa 20)F. Maurici 1997, pag. 356.

Bibliografia –

AA.VV. (2001), Castelli medievali di Sicilia : guida agli itinerari castellani dell’isola, Sicilia, Assessorato dei beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione, Palermo 2001.

G. Agnello (1961), L’architettura civile e religiosa in Sicilia in età Sveva, Roma 1961.

M. Amari (1880/81), Biblioteca arabo-sicula, 2 vol., Torino- Roma, Loescher 1880-1881.

V. Amico (1855/56), Dizionario topografico della Sicilia, trad. da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855/56.

A. Bruschi, G. Miarelli Mariani (1975), Architettura sveva nell’Italia meridionale. Repertorio dei castelli federiciani, Firenze 1975.

F. Maurici (1992), Castelli medievali in Sicilia. Dai bizantini ai normanni, Sellerio, Palermo 1992.

F. Maurici (1997), Federico II e la Sicilia: i castelli dell’imperatore, G. Maimone, Catania 1997.

S. Mazzarella (1993), Le case di Marte, in “Messina e la sua provincia”, Kalos – Luoghi di Sicilia, num. 7, 1993.

R. Pirri (1733), Sicilia sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, Palermo 1733.

E. Sthamer (1914), Die Verwaltung der Pastelle in Konigreich Sizilien unter Kaiser Friedrich II, und Karl I von Anjou, Leipzig 1914.

C. Terranova (1991), I Castelli Peloritani del versante tirrenico, Milazzo 1991.

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1. Falcando
2. R. Pirri 1733, vol. I, pag. 495
3. Falcando
4. Terranova 1991, pp. 16-17
5. Sthamer 1914
6. Terranova 1991, pp. 16-17
7. Mazzarella 1993, pag. 64
8. Terranova 1991, pp.17
9. Terranova 1991, pp. 16-17
10. Terranova 1991, pp.17
11. Mazzarella 1993, pag. 64
12. Terranova 1991, pp.17
13. Mazzarella 1993, pag. 64
14. V. Amico 1855-56, II, p. 408
15. V. Amico
16. Amico
17. G. Agnello 1961, pag. 128 e seg.
18. F. Maurici 1997, pag. 355-356
19. F.Maurici 1992, pag. 358
20. F. Maurici 1997, pag. 356
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