Castello di Taormina

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Incastellamento normanno nella Sicilia medievale: il Castello di Taormina

Sessioni fotografiche – 1 febbraio 2004 (Nikon Coolpix 995); 31 luglio 2012 (Nikon D1X + Nikkor 70 210 F4)

Rapporti ambientali – Peloritani sud-orientali, collina a 397 m. s.l.m. (F.° 262 I S.O. Taormina)

Descrizione storica – L’abitato di Taormina, sorto lungo i fianchi della rocca del “Tauro”, ebbe non indifferente fama sotto il dominio bizantino, tanto da diventare uno dei più importanti capisaldi della resistenza cristiana in Sicilia durante la conquista araba. L’abitato venne espugnato dai musulmani una prima volta nel 902 d.C. La fortezza fu l’ultimo edificio a capitolare 1)M. Amari 1880/1881, vol. I, pag. 394. L’insediamento, dopo la sconfitta del 902 d.C., ebbe alterne vicende. E’ noto dalle fonti che gli arabi avessero intenzione di rifortificare o potenziare le difese di Taormina. Ibn Khaldun ricorda, nel 913 d.C., Alì, figlio dell’emiro Ahmad ibn Qurhub, in qualità di inviato a Taormina al fine di “farne fortezza” 2)M. Amari 1880/1881, vol. II, pag. 189. Tuttavia le relazioni tra musulmani e taorminesi rimasero nervose nei decenni successivi la conquista. La Cronaca di Cambridge ricorda, infatti, una tregua firmata nel 919 d.C. tra musulmani e popolazione crsitiana di Taormina e altre rocche limitrofe. Tregua che sembra valesse solo sulla carta, giacchè alcuni decenni dopo, nel 962 d.C., Taormina risultava ancora una volta ribelle, subendo una seconda sconfitta il 25 dicembre del medesimo anno. I musulmani, una volta per tutte vincitori, incamerarono i beni degli sconfitti e decisero di cambiare il toponimo da Taormina ad “Al Muzziah”, in onore del califfo Mu’izz 3)M.Amari 1880-81, vol. I, pp.. 424-425 e vol. II, pag. 96. Sette anni dopo l’emiro ‘Ahmad diede ordine affinchè quel che rimaneva delle le fortificazioni dell’abitato fosse raso al suolo 4)M.Amari 1880-81, vol. II, pag. 135. E’ Malaterra a dare notizia sui destini di Taormina durante la conquista normanna. Il conte Ruggero assediò il paese nel 1079 d. e lo espugnò solo dopo averne controllato le vie di comunicazione attraverso l’edificazione di ben 22 torri 5)G. Malaterra, pp.55-56. Nel 1134 l’abitato venne sottoposto al monastero del San Salvatore della Placa e, indirettamente, all’Archimandritato del San Salvatore di Messina 6)I. Peri 1953-56, pag. 117. Risale al 1150 la descrizione di Edrisi, che ricorda “Tabarmin” come “..fortezza difendevole, in sito erto ed eccelso, uno dei più celebri castelli primitivi e delle più nobili città vetuste fondata in un monte che sovrasta il mare…” 7)M.Amari 1880-81, vol. I, pp.68-69. Solo Falcando, nella seconda metà del XII secolo, separa nettamente l’abitato, presumibilmente fortificato, dal castello vero e proprio “in ardua rupe positum” 8)U. Falcando 1897, pag. 141 e 153. E’ possibile che la testimonianza di Falcando faccia riferimento all’attuale fortezza posta su di una rupe immediatamente a ridosso del paese. Nel 1240 il castello di Taormina fu annoverato tra i castra exempta e affidato a Paolo de Ocra, che, prendendone possesso, redasse un inventario dei beni presenti nella fortezza 9)J.L.A. Huillard – Bréholles, vol. V, pag. 863. Lo status di “castrum” demaniale rimase tale anche sotto la dominazione angioina. Nel 1274 era reggente del castello lo “scutifer” Henri de Fer 10)L. Catalioto 1995, pag. 112. In quanto castello demaniale, la fortificazione venne celermente assediata durante la guerra del Vespro, perchè ospitante un contingente militare angioino e perchè punto estremamente strategico per le comuninazioni verso l’entroterra 11)Fazello II, pag.520. In mano aragonese, il castello fu affidato, nel 1297 d.C., a Berengario de Orioles 12)Argeri 1984, pag. 57. Michele da Piazza, nel 1353, definì “inferius” il castello di Taormina, presumibilmente con il fine di distinguerlo dalle limitrofe fortificazioni di Castelmola, poste ad una quota sensibilmente più alta 13)Michele da Piazza 1980, pag. 183. Alla metà del XIV sec. la rocca risultava occupata da alleati di Enrico il Rosso 14)Fazello II, pag.593, ma il Parlamento siciliano, riunitosi a Siracusa, proclamava nel 1398 Taormina e il relativo castello “in perpetuum de Demanio”. Agli inizi del XV sec. si documentano restauri alla rocca 15)Maurici 1992, pag. 373.

Descrizione architettonica e topografica – il Castello di Taormina poggia sulla sommità di una rocca (m. 397 s.l.m.), sovrastante l’omonimo abitato. La tradizione locale ritiene mussulmana l’origine della fortezza. La struttura da posizione privilegiata controlla, in direzione sud, la valle dell’Alcantara e la costa ionica meridionale; in direzione nord dal castello si ha diretta visuale sulla costa ionica settentrionale fino a capo Sant’Alessio. Ad oriente si stende maestoso per svariate miglia lo Ionio e a occidente è diretto il contatto visivo con la fortezza della “Mola” e monte “Veneretta”. Consente l’accesso alla fortificazione un angusto sentiero, alla fine del quale si giunge ad una porta, preceduta da un avancorpo scoperto e sorvegliato da camminamenti di ronda. Il castello ha una pianta quadrangolare fortemente allungata. A meridione, sulla base dei resti visibili, è probabile che sorgesse il mastio della struttura, presso il quale si ritiene che in epoca borbonica sia stato installato un telegrafo a specchi. La porzione nord del grande edificio sembra conservare i resti di una seconda torre in larga parte crollata, così come il resto della cortina muraria, che, all’esterno, si innalza per più di quattro metri, mentre all’interno non supera mediamente il metro di altezza. Sempre all’interno sembra possibile riconoscere resti murari di un precedente impianto.

Cronologia – non è possibile definire con esattezza la data di edificazione dell’attuale complesso fortificato.

Bibliografia –

AA.VV. (2001), Castelli medievali di Sicilia : guida agli itinerari castellani dell’isola, Sicilia, Assessorato dei beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione, Palermo 2001.

M. Amari (1880/81), Biblioteca arabo-sicula, 2 vol., Torino- Roma, Loescher 1880-1881.

V. Amico (1855/56), Dizionario topografico della Sicilia, trad. da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855/56.

G. Argeri (1984), Storia di S. Pietro Patti attraverso gli avvenimenti più importanti della Sicilia, Palermo 1984.

H. Bresc (1986), Un monde méditerranéen. Economie et société en Sicile 1300-1450, Roma- Palermo, 1986.

L. Catalioto (1995), Terre, baroni e città in Sicilia nell’età di Carlo I d’Angiò, Messina 1995.

V. D’Alessandro (1963), Politica e società nella Sicilia aragonese, Palermo 1963.

Fazello (1558), De Rebus Siculis decadae duae, Palermo 1558, trad. it. di A. De Rosalia, Storia di Sicilia, Palermo 1990.

G. Malaterra, De Rebus Gestis Rogerii Calabriae et Siciliae Comitis et Guiscardi Ducis fratris eius, a cura di E. Pontieri, in Rerum Italicarum Scriptores, V, 1928.

F. Maurici (1992), Castelli medievali in Sicilia. Dai bizantini ai normanni, Sellerio, Palermo 1992.

S. Mazzarella, R. Zanca(1984), Il libro delle torri. Le torri costiere di Sicilia nei secoli XVI-XX, Sellerio, Palermo 1984.

Michele da Piazza (1980), Cronaca (1336-1361), a cura di A. Giuffrida, 1980.

I. Peri (1952-1953), Città e campagna in Sicilia, I, Dominazione normanna vol. I, Atti della Accademia di Scienze Lettere e Arti di Palermo, XIII, parte II, IV, 1952-1953.

R. Pirri (1733), Sicilia sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, Palermo 1733.

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References   [ + ]

1. M. Amari 1880/1881, vol. I, pag. 394
2. M. Amari 1880/1881, vol. II, pag. 189
3. M.Amari 1880-81, vol. I, pp.. 424-425 e vol. II, pag. 96
4. M.Amari 1880-81, vol. II, pag. 135
5. G. Malaterra, pp.55-56
6. I. Peri 1953-56, pag. 117
7. M.Amari 1880-81, vol. I, pp.68-69
8. U. Falcando 1897, pag. 141 e 153
9. J.L.A. Huillard – Bréholles, vol. V, pag. 863
10. L. Catalioto 1995, pag. 112
11. Fazello II, pag.520
12. Argeri 1984, pag. 57
13. Michele da Piazza 1980, pag. 183
14. Fazello II, pag.593
15. Maurici 1992, pag. 373
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