Castello di Tortorici

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Castello di Tortorici

Castello di Tortorici, foto Giuseppe Tropea

Descrizione storica – Non si hanno notizie concrete sulla fondazione dell’abitato e del castello di Tortorici. Si ritiene che l’agglomerato facesse parte della diocesi di Messina nell’XI sec. d.C. sotto il toponimo di “Torre Tudit”, sebbene l’identificazione non sia certa. Altri ritengono che in origine il toponimo dell’abitato fosse “Torre Orice” e che godesse di una certa fama sotto la dominazione musulmana. Gli unici dati di un certo valore risalgono ad epoca sveva. In quanto terra feudale, nel 1220 è signore di Tortorici e del relativo maniero tale Guidone Polichino 1)N. Principato. La famiglia sembra detenere casale e castello almeno fino al 1371 d.C. Nel 1277 Tortorici è località discretamente popolosa, contando 305 fuochi 2)H. Bresc 1986, pag. 62. Nel 1282 fornisce 40 arcieri a Re Pietro 3)H. Bresc 1986, pag. 62. Nel 1371 casale e castello passano in mano a Vinciguerra Aragona. Durante i decenni successivi sarà sempre la famiglia Aragona a mantenere il possesso della “terra di Tortorici”. Nel 1393 è Bartolomeo Aragona a ricevere in affidamento terre e castelli di Galati e Tortorici 4)V. D’Alessandro 1963, pag. 123 5)A. Palazzolo 1998, pag. 8. Nel 1398 il feudo torna nelle mani della Casata Polichino, fino al 1628, anno in cui gli abitanti ottengono il riscatto dell’abitato che passa al demanio regio. Tortorici è famosa per la lavorazione del ferro e particolarmente per la produzione delle campane, fornite anche alle chiese calabre. Nel 1750 V. Amico riferisce dell’esistenza di pochi ruderi del castello posti “…nella più alta cresta…” dell’abitato 6)V. Amico 1855/1856, pp. 605-60.

Descrizione topografica e architettonica – L’abitato trova posto lungo la sponda occidentale dell’omonimo fiume e occupa un rilievo sulla sommità del quale un tempo sorgeva la fortezza oggi scomparsa. E’ certo che il castello di Tortorici si trovasse nei pressi del quartiere “Motta”, a sua volta cinto da mura. Purtroppo non è possibile individuare con certezza i resti murari afferenti al castello, probabilmente edificato in epoca normanna forse sui resti di una fortezza bizantino/musulmana. Rinvenimenti occasionali di materiale greco/romano nei pressi del paese lasciano intendere un’antica frequentazione dei luoghi.

Bibliografia –

V. Amico (1855/56), Dizionario topografico della Sicilia, trad. da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855/56.

H. Bresc (1986), Un monde méditerranéen. Economie et société en Sicile 1300-1450, Roma- Palermo, 1986.

L. Catalioto (1995), Terre, baroni e città in Sicilia nell’età di Carlo I d’Angiò, Messina 1995.

V. D’Alessandro (1963), Politica e società nella Sicilia aragonese, Palermo 1963.

T. Fazello (1832), Storia di Sicilia, Deche Due, tradotte in lingua toscana da Remigio Fiorentino, VII tomi, Palermo 1832.

S. Franchina Anzalone (1682), U diluviu di Turturici, Tortorici 1682.

A. Palazzolo (1998), La terra di Naso dalla feudalità alla contea, Naso-Palermo 1998.

N. Principato (1988), Alcara Li Fusi, in I beni artistici dei Nebrodi, dalla Fiumara di S. Angelo di Brolo alla Fiumara di Rosmarino, Messina 1988.

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References   [ + ]

1. N. Principato
2. H. Bresc 1986, pag. 62
3. H. Bresc 1986, pag. 62
4. V. D’Alessandro 1963, pag. 123
5. A. Palazzolo 1998, pag. 8
6. V. Amico 1855/1856, pp. 605-60
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