Castello di Tripi

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Incastellamento normanno nella Sicilia medievale: il Castello di Tripi

Sessioni fotografiche – 20 agosto 2002 (Nikon Coolpix 775)

Rapporti ambientali -il Castello di Tripi si trova presso località “Castello”, raggiungibile a piedi attraverso un sentiero dal sottostante comune di Tripi. Montagna, Peloritani centrali (253 III S.E. Novara di Sicilia).

Descrizione storica – Nel 1061 Malaterra menziona una località con il nome di Scalatribolis, che si vorrebbe identificare con l’attuale abitato di Tripi 1)Malaterra, p. 33. Il geografo arabo Edrisi menziona Tarbilis (Tripi), come “rocca bella e spaziosa” (qal’a) 2)M. Amari 1880/81, vol. I, pag. 119 . Documenti del 1262 ricordano l’abitato come casale 3)I Registri della Cancelleria Angioina, vol. IX, p. 41 , mentre tra il 1282 e il 1285 Tripi è concessa da Pietro III d’Aragona a Ruggero di Lauria 4)De Spucches, vol. VIII, p. 125 . Nel XIV secolo il paese è più volte menzionato in qualità di “terra” e “castrum” 5)Michele da Piazza ed. 1980, pag. 221 e nel 1340 entra in possesso dell’abitato Matteo Palizzi, insieme a Saponara, Novara e Caronia 6)De Spucches, vol. VIII, p. 125 . Nel 1392 è sovrano di Tripi, per concessione, Guglielmo Raimondo Moncada 7)V. Amico 1855/56, vol. II, pp. 629-630 ; nel 1408 risulta in possesso del feudo Luigi Aragona e successivamente il castrum e le terre circostanti passano alla famiglia Ventimiglia 8)De Spucches, vol. VIII, p. 125 e 126 . Nel 1451 Pietro Gaetano compra da Federico Ventimiglia la baronia di Tripi, mantenendone il possesso fino al 1595 9)De Spucches, vol. VIII, p. 126-128 . Successivamente beni e titolo passano nelle mani delle famiglie Sammaniati, Marino, Graffeo, Paratore. Nel 1750 Vito Amico ricorda il castello come esistente, ma in rovina 10)V. Amico 1855/56, vol. II, pag. 629 . Negli anni della Seconda Guerra Mondiale, probabilmente nel 1943 subito dopo lo sbarco alleato, si usano le rovine come luogo di avvistamento.

Descrizione architettonica e topografica – il Castello di Tripi sorge su di una rocca inaccessibile per tre lati. Lungo le pendici nord-orientali si distende l’omonimo l’abitato, nonché l’unico sentiero che consente l’accesso alla sommità della rupe. Consistenti ruderi resistono nonostante i lunghi secoli di abbandono. Tuttavia quanto rimane non permette che una parziale ricostruzione dell’intero impianto. Si riconoscono le tracce di una cinta muraria, con accenni di merlature e di una torre, accessibile con probabilità da meridione. Sul punto più elevato della rocca resistono i ruderi di un mastio a pianta rettangolare, mentre ad oriente vi sono tracce di un bastione quadrangolare. La muratura si compone di pietrame vario non lavorato, tenuto insieme da malta e frammenti di laterizi, oltre a blocchi di arenaria parzialmente squadrati, utilizzati nei cantonali.

Cronologia – incerta, XII/XIII secolo d.C. (?)

Bibliografia –

AA.VV. (2001), Castelli medievali di Sicilia : guida agli itinerari castellani dell’isola, Sicilia, Assessorato dei beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione, Palermo 2001.

M. Amari (1880/81), Biblioteca arabo-sicula, 2 vol., Torino- Roma, Loescher 1880-1881.

V. Amico (1855/56), Dizionario topografico della Sicilia, trad. da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855/56.

F. Maurici (1992), Castelli medievali in Sicilia. Dai bizantini ai normanni, Sellerio, Palermo 1992.

Michele da Piazza (1980), Cronaca (1336-1361), a cura di A. Giuffrida, 1980.

F. San Martino de Spucches (1924-1941), La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni, 10 vol., Palermo 1924-1941.

C. Terranova, I Castelli Peloritani del versante tirrenico, Milazzo 1991.

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References   [ + ]

1. Malaterra, p. 33
2. M. Amari 1880/81, vol. I, pag. 119
3. I Registri della Cancelleria Angioina, vol. IX, p. 41
4. De Spucches, vol. VIII, p. 125
5. Michele da Piazza ed. 1980, pag. 221
6. De Spucches, vol. VIII, p. 125
7. V. Amico 1855/56, vol. II, pp. 629-630
8. De Spucches, vol. VIII, p. 125 e 126
9. De Spucches, vol. VIII, p. 126-128
10. V. Amico 1855/56, vol. II, pag. 629
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