Castello Matagrifone o Roccaguelfonia di Messina

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Incastellamento normanno nella Sicilia medievale: il castello Matagrifone o Roccaguelfonia

Federico II e i luoghi del potere: il castello Matagrifone o Roccaguelfonia

Sessioni fotografiche – 2005/2006 (Nikon Coolpix 5700); 1912 Bibliothèque nationale de France, département Estampes et photographie, EI-13(2487)

Rapporti ambientali – Città di Messina, i resti del castello si trovano nei pressi della chiesa del Cristo Re.

matagrifone-10Descrizione storica – Sul Castello Matagrifone o Roccaguelfonia di Messina si hanno generiche attestazioni documentarie a partire dalla seconda metà dell’XI sec. d.C. Amato di Montecassino racconta, infatti, di Roberto il Guiscardo che munisce, nel 1061 d.C., Messina di una “grant forteresce” 1)Amato di Montecassino, a cura di De Bartolomeis 1935. Venti anni dopo, nel 1081 d.C., Malaterra ricorda le azioni di Ruggero I mirate a rafforzare le difese dell’abitato tramite la costruzione di un “castellum” 2)Malaterra 1928, pag. 77, forse un dongione 3)Santoro 1985, pp. 56-57 4)Sisci, Chillemi, Lo Curzio 1990, pp.56-57. Le “Gesta Regis Henrici” 5)W. Stubbs 1867, pag. 138 narrano del famoso sbarco a Messina, durante la Terza Crociata (1190 d.C.), di Riccardo Cuor di Leone, il quale, secondo tradizione, impartisce ordini al fine di edificare all’interno dell’abitato il castello di “Mategrifon”. Il toponimo, composto da due termini, significa “ammazza-griffoni”, nomignolo quest’ultimo affibbiato dagli europei a greci e levantini. La struttura ha vita breve. Tancredi, infatti, si accorda con Riccardo, affinchè venga raso al suolo il castello poco prima che il sovrano lasci Messina per raggiungere le terre d’Oltremare 6)W. Stubbs 1867, pag. 162 . Nonostante sia improbabile che una città e un porto così importante per l’isola rimangano del tutto sprovvisti di fortificazioni, sappiamo della possibile riedificazione del “Matagrifone” solo per volontà di Federico II nel 1240 (nei documenti si cita un “castrum novum”) 7)Maurici 1997, pp. 160-163 . Questa nuova fortezza cade in mano angioina ed è censita come demaniale nel 1272 8)Di Giovanni 1881 ; all’indomani del Vespro il complesso fortificato è l’ultimo baluardo all’interno del quale si asserragliano i seguaci di Carlo I d’Angiò, sotto il comando di Michelotto Gatta, incalzati dalla popolazione di Messina in rivolta contro lo straniero oppressore 9)Fazello 1558, pag. 209, III. L’esito è scontato, nel 1283 il “castrum novum” viene incendiato dalla gente vittoriosa 10)Fazello 1558, pag. 228, III. L’edificio, sebbene danneggiato, sopravvive, poichè intorno agli ultimi anni del XIII sec. diventa dimora della regina Costanza 11)Amico 1855/56, pag. 551, I e pag. 82, vol. II. Nel 1460 tutte le fortificazioni di Messina risultano in rovina, compreso Matagrifone 12)Trasselli 1990, pag. 47. Alla fine del XV sec. risalgono primi interventi rivolti all’ampliamento della fortezza secondo volontà di Ferdinando il Cattolico, del quale rimane una iscrizione presso l’attuale torre superstite 13)Sisci, Chilemi , Lo Curzio 1990, pag. 66 . Risulta decisivo il XVI sec., durante il quale si registrano per la fortezza i mutamenti e gli ampliamenti più evidenti. Nel 1516 un’esplosione danneggia parte delle strutture dell’edificio; nel 1540 il Ferramolino rinforza le linee difensive del castello 14)Santoro 1985, pag. 115 . A quest’epoca risale l’edificazione della cortina muraria esterna, della cui ampiezza si conosce poco. Una relazione del 1574 riconosce l’inabilità del castello come presidio militare 15)Giuffrè 1980, pp. 49-55. Nei secoli successivi il “castrum novum”, insieme ai bastioni cinquecenteschi, è protagonista e vittima delle continue rivolte in città: nel 1674 Messina si ribella agli spagnoli; nel 1718 e 1734 il forte subisce cannoneggiamenti a causa delle ribellioni. Nel 1759 il castello è in parte utilizzato come convento di Agostiniani scalzi 16)Sisci, Chilemi , Lo Curzio 1990, pag. 66; nel 1838 le strutture fortificate sono adattate a struttura detentiva e nel 1848 i messinesi, in rivolta contro i Borboni, assediano e danneggiano quel che rimane del castello. Pare che il terremoto del 1908 abbia arrecato danni irreparabili. Risale al 1912 l’unica testimonianza fotografica attualmente nota del castello 17)Bibliothèque nationale de France, département Estampes et photographie, EI-13(2487)  .

Descrizione topografica e architettonica – Il complesso castrale, in posizione assolutamente strategica, sorge su di una collina alta m. 60 s.l.m. e domina la città, il porto e lo stretto. E’ possibile solo intuire l’antico aspetto del “castrum novum” federiciano. E’ possibile ricostruire in linea di massima il grande complesso fortificato attraverso alcuni documenti cartografici prodotti dal XVI al XVIII secolo. Di fondamentale importanza storica si ritiene una pianta oggi custodita presso la Biblioteca Nazionale di Francia, datata al XVIII secolo e purtroppo anonima 18)Bibliothèque nationale de France, département Cartes et plans, CPL GE DD-2987 (5710) . L’opera ricostruisce con una fedeltà maggiore rispetto ad altri documenti contemporanei la pianta del castello, distinguendo le torri poligonali da quelle circolari. Il castello aveva un nucleo originario che doveva comporsi, a nord-est, di un possibile dongione quadrangolare inglobato in un corpo a corte, i cui angoli sudorientale e nordoccidentale dovevano essere rinforzati da due torri poligonali. Una terza torre, quadrangolare, aggettava dal muro di cinta meridionale e una quarta, sempre quadrangolare, aggettava lungo il versante settentrionale. E’ possibile che il presunto dongione fosse a sua volta il nucleo dell’originario castello normanno, mentre cortile e torri poligonali si ritiene fossero state costruite nel 1240, secondo la volontà di Federico II. Al nucleo originario, probabilmente tra XV e XVI sec., si aggiungeva un secondo corpo di fabbrica che letteralmente circondava su tre lati l’antico castello. L’ampliamento chiudeva a sud il rimanente spazio offerto dal colle. Qui si edificava una bassa cortina muraria di forma quadrata rinforzata da due torri circolari, poste rispettivamente nell’angolo di sud-est e sud-ovest. Dalla torre angolare di sud-ovest aveva il suo inizio un muro di cinta che chiudeva il castello federiciano lungo tutto il versante occidentale. Presso l’angolo di nord-ovest spiccava, infine, una terza torre semicircolare e un breve tratto di mura che andava a concludersi in prossimità del dongione. Tale descrizione sembrerebbe in linea di massima confermata da una veduta di insieme del porto e della città di Messina datata al 1699 e opera di Luca Villamage 19)Bibliothèque nationale de France, GEC-5128(RES) . Nel XVI sec., per opera del Ferramolino, si edificò un doppio ordine di bastioni, che rinforzò e probabilmente isolò definitivamente il colle. Ai giorni nostri rimane ben poco degli antichi sistemi di difesa: fra le porzioni di fortificazione più antiche (federiciane ?) si distinguono un tratto del lato est del complesso e una sola torre ottagonale, edificata in blocchi calcarei squadrati, caratterizzata da numerose saettiere e recante un’iscrizione monca, relativa a Ferdinando il Cattolico e datata al 1496. L’edificio turrito è oggi utilizzato come basamento per il traliccio campanario della chiesa del Cristo Re, la quale poggia letteralmente sui resti del nucleo più antico del castello. Delle bastionature cinquecentesche rimangono numerosi ruderi, per la maggior parte nascosti, obliterati o, addirittura, trasformati in edifici residenziali. Si sottolinei l’esistenza, lungo il viale Principe Umberto, di una porta ad arco bugnato, da interpretare come l’ingresso alla fortezza. È curioso notare come la disposizione delle abitazioni civili sia il risultato di un adattamento progressivo alla topografia disegnata dal colle e dalla cinta muraria del XVI sec., ormai del tutto priva di rilevanza militare. Questo fenomeno sembra abbia avuto il sopravvento in seguito alla ricostruzione dopo il terremoto del 1908. L’eccezionale testimonianza offerta dalla foto del 1912, conservata presso la Biblioteca nazionale di Francia 20)Bibliothèque nationale de France, département Estampes et photographie, EI-13(2487) , getta luce sul destino dell’intero complesso fortificato post cataclisma. L’immagine riprende la famosa fontana del Montorsoli e i ruderi del Duomo quattro anni dopo il tragico terremoto e maremoto. In secondo piano, in alto a sinistra, si possono osservare i ruderi di un grande palazzo edificato sul colle ove oggi sorge la chiesa del Cristo Re (edificata nel 1937). Al centro della struttura spicca una grande torre severamente danneggiata dal sisma. E’ possibile che si tratti dei resti del dongione o di una delle torri di cinta del nucleo originario. Ai lati si possono osservare resti e macerie di altre strutture, presumibilmente superfetazioni frutto dei successivi adattamenti abitativi (convento nel 1759, carcere nel 1838). E’ certo che il castello sia stato totalmente abbattuto tra il 1912 e il 1937, decisione folle che ha cancellato una delle testimonianze storiche e architettoniche più importanti del medioevo siciliano e italiano, tanto quanto e forse più del Castello a mare di Palermo.

Bibliografia

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AA.VV. (1979), Messina impronte del passato, 1979.

AA.VV. (2001), Castelli medievali di Sicilia : guida agli itinerari castellani dell’isola, Sicilia, Assessorato dei beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione, Palermo 2001.

G. Agnello (1961), L’architettura civile e religiosa in Sicilia in età Sveva, Roma 1961.

V. Amico (1855/56), Dizionario topografico della Sicilia, trad. da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855/56.

G. Argaria (1602), La nobile Città di Messina, Joannes Orlandi formis (Rome), 1602.

Buonfiglio Costanzo (1606), Messina città mobilissima, Messina 1606.

V. De Bartolomeis a cura di (1935), Amato di Montecassino. Storia dè Normanni. Volgarizazione in antico francese, in Fonti per la Storia d’Italia, 1935.

V. Di Giovanni (1881), Su i castelli di Sicilia custoditi per la Regia Curia nel 1272, in Archivio Storico Siciliano V, pp. 428-432, 1881.

W. Stubbs (1867), Gesta Regis Henrici, the Chronicle of the reigns of Henry II and Richard I, A.D. 1169-1192 secundi Benedicti abbatis, known commonly under the name of Benedict of Peterborough, London 1867.

C. Trasselli (1990), La “Questione sociale”in Sicilia e la rivolta di Messina del 1464, Messina 1990.

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References   [ + ]

1. Amato di Montecassino, a cura di De Bartolomeis 1935
2. Malaterra 1928, pag. 77
3. Santoro 1985, pp. 56-57
4. Sisci, Chillemi, Lo Curzio 1990, pp.56-57
5. W. Stubbs 1867, pag. 138
6. W. Stubbs 1867, pag. 162
7. Maurici 1997, pp. 160-163
8. Di Giovanni 1881
9. Fazello 1558, pag. 209, III
10. Fazello 1558, pag. 228, III
11. Amico 1855/56, pag. 551, I e pag. 82, vol. II
12. Trasselli 1990, pag. 47
13. Sisci, Chilemi , Lo Curzio 1990, pag. 66
14. Santoro 1985, pag. 115
15. Giuffrè 1980, pp. 49-55
16. Sisci, Chilemi , Lo Curzio 1990, pag. 66
17. Bibliothèque nationale de France, département Estampes et photographie, EI-13(2487) 
18. Bibliothèque nationale de France, département Cartes et plans, CPL GE DD-2987 (5710)
19. Bibliothèque nationale de France, GEC-5128(RES)
20. Bibliothèque nationale de France, département Estampes et photographie, EI-13(2487)
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