Castello normanno di Catania

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Incastellamento normanno nella Sicilia medievale: il Castello di Catania

Storia e topografia – Nonostante sia inscindibile il rapporto tra la “Civitas Cathanie” e l’emblema più forte e tenace del potere monarchico, il Castello Ursino di Federico II, posto, prima della lava del 1669, a strapiombo sul mare, è noto con certezza che la turrita fortezza sveva non fosse l’unico simbolo della monarchia siciliana durante i secoli del medioevo. Giunge, infatti, a fugare ogni dubbio il famoso passo di Amato di Montecassino relativo alla capitolazione di Catania dopo circa quattro giorni di assedio per opera del Conte Ruggero. Subito dopo la resa della città, Ruggero decide di costruire una “rocca” e una chiesa in onore di S. Gregorio 1)Amato di Montecassino, libro VI, cap. XIII 2)1. et li conte Rogier s’en va à la cité de Catainne; et à li quatre jor la cité se rendi. Et encontinent comanda que soit faite la rocche, et comanda que soit || faite l’eglize à l’onor de saint Gregoire. Et mist en la roche .Xl. homes qui la guardassent et refrenassent la male volente de cil de la cité . Il Conte dispone, inoltre, che all’interno della rocca alloggino circa 40 uomini al fine di reprimere qualsiasi tentativo di rivolta da parte della città appena conquistata. La notizia riportata da Amato ha, fino ad oggi, mantenuto contorni indefiniti, sia a causa della totale scomparsa delle due strutture,  sia a causa di un’imprecisa conoscenza della Catania normanna e, in generale, della Catania medievale. La questione sull’esistenza o meno di un castello normanno precedente al Castello Ursino aveva già interessato la storiografia tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX. Casagrandi, conoscendo bene il passo tratto dalla cronaca di Amato, ipotizzava, nel 1911 3)V. Casagrandi 1911, pag. 9  , che la “rocca” normanna fosse stata costruita nel medesimo luogo occupato in seguito dalla fortezza sveva. Basava la sua ipotesi sulla convinzione che fosse errata la lezione “saint Gregoire” nella traduzione in francese romanzo della Cronaca. Secondo lo studioso era necessario leggere “saint George”, uno dei santi protettori dei Normanni, il santo che aveva portato alla vittoria di Cerami. In questo modo Casagrandi legava con un sottile filo rosso i due fortilizi, normanno e svevo, poichè nel castello di Federico II esisteva una cappella dedicata proprio a S. Giorgio, retaggio della fortezza più antica che la costruzione sveva aveva soppiantato e, forse, obliterato. Per quanto affascinante, l’ipotesi del Casagrandi risulta oggi inaccettabile non solo per la sicurezza con la quale egli pretendeva che il passo del cronista di Montecassino fosse corrotto e tramandato attraverso una lezione errata, ma anche perchè la cappella di S. Giorgio all’interno del Castello Ursino non è coeva alla fondazione, ma, come dimostrato già da G. Agnello, risalente alla fine del XIV sec.4)G. Agnello 1935, pag. 444 . Tuttavia, nonostante fossero errati i presupposti del Casagrandi, lo stesso Agnello mantenne come buona l’ipotesi che Federico II avesse deciso di costruire la grande fortezza quadrilatera nel medesimo luogo del vecchio castello di Ruggero I 5)G. Agnello 1935, pag. 417 . Complice, forse, il poco interesse suscitato dalla Catania medievale negli studiosi successivi alle ricerche di G. Agnello, solo nell’ultimo ventennio, anche grazie ad una analisi più attenta della cartografia cinque/seicentesca precedente alla colata del 1669 e al terremoto del 1693 si è deciso di riconsiderare le vecchie e consolidate ipotesi prebelliche, rivalutando da un lato l’importanza strategica del luogo occupato dal Castello Ursino, ma riconsiderando dall’altro l’importanza della Catania alta, quella di origine greco/romana, costruita lontano dal porto, raccolta entro i confini della collina di Montevergine 6)L. Arcifa 2010, pag. 91 , che, prima dei due cataclismi e delle pesanti trasformazioni contemporanee, doveva evidentemente apparire come acropoli ben difesa da cinte murarie più o meno riadattate a seconda della necessità dei tempi. Da un lato alcuni scavi effettuati all’interno della fortezza sveva hanno dimostrato la frequentazione del luogo già a partire dal periodo protoarcaico (VIII sec. a.C.)  7)A. Patanè 1993-94, pag. 906 , testimonianza importante di come Federico II non abbia scelto un luogo vergine della Catania del XIII sec., ma, al contrario, abbia deciso di occupare un luogo denso di significato storico, sul quale la storiografia di fine XIX sec. e inizi XX si è sbizzarrita con ipotesi tra le più fantasiose 8)G. Agnello 1935, pag. 416 . D’altra parte la cartografia di XVI secolo permette di avanzare l’ipotesi che il castello normanno di Catania sia sopravvissuto almeno fino alla fine del 1500, avendo cambiato destinazione d’uso, da militare a residenziale, e proprietario.

Recenti studi ritengono di poter identificare il castello di Ruggero I nella domus di don Lorenzo Gioieni (de Juenio), che ancora nella seconda metà del XVI secolo pare mantenere un’evidenza monumentale di tutto rispetto 9)L. Arcifa 2010, pag. 91 10)V. Epifanio, A. Gulli 1902, pag. 24 . L’edificio, infatti, spicca fra tutti nella veduta che Tiburzio Spannocchi ci regala di Catania nel 1584  11)T. Spannocchi 1578 . Nel disegno, la torre Gioieni presenta una massa cubica di tutto rispetto, pianta quadrangolare elevata su più piani, con almeno l’ultimo piano luminoso grazie alla presenza di numerose finestre. Descritta in questa maniera, la domus Gioieni, liberandola dalla tarda copertura a spioventi 12)2. Spannocchi ritrae la torre con una copertura a padiglioni, la cui realizzazione si presume tarda rispetto all’impianto originario dell’edificio , ricorda i dongioni normanni di Paternò e Adrano. Non vi è motivo di dubitare sull’esattezza della riproduzione di Spannocchi, che ha già dato prova molte volte di grande precisione nei disegni in scala delle strutture difensive. Le fonti storiche coeve all’opera dello Spannocchi aggiungono dettagli utili al fine di comprendere con precisione la consistenza e l’ubicazione della fortezza. Tra la fine del XVI e gli inizi del XVII la torre Gioieni era considerata a tutti gli effetti di un castello circondato da mura  13)V. Epifanio, A. Gulli 1902, pag. 24 , sito il quella porzione dell’altura di Montevergine che oggi si identifica con via S. Maddalena all’incrocio con l’omonima via Montevergine 14)A. Longhitano 1977, pag. 167 . Qui studi recenti hanno evidenziato la presenza di un anomalo salto di quota 15)L. Arcifa 2010, pag. 91 , che potrebbe celare della grande torre i resti, probabilmente fondamenta e una piccola parte dell’alzato 16)G. Policastro 1952, pag. 185 . E’ lecito chiedersi quando sia scomparso il mastio di Don Lorenzo Gioieni. E’ probabile che la struttura durante il violentissimo terremoto del 1693 sia in larga parte rovinata al suolo. Che la torre Gioieni avesse cessato di essere un simbolo per la città è possibile apprenderlo dall’affresco di Giacinto Platania presso l’attuale cattedrale di Catania 17)G. Agnello 1935, pag. 409  . L’affresco, come è noto, ritrae il momento funesto dell’ingresso della lava del 1669 all’interno di Catania e il pittore, con dovizia di particolari, ritrae i principali monumenti catamnesi. La mole del Castello Ursino è protagonista, controbilanciata dalla cattedrale con l’alta torre campanaria. L’artista indugia a ritrarre con particolari anche la cinta muraria cinquecentesca con i relativi bastioni. Manca, invece, la torre Gioieni forse già malconcia e confusa con limitrofe abitazioni. E’ possibile, dunque, che la progressiva trasformazione in rudere e il conseguente abbandono debba aver colpito la struttura in un arco di tempo compreso tra la fine del XVI secolo e la seconda metà del XVII.

Bibliografia –

G. Agnello, L’architettura sveva in Sicilia, 1935.
L. Arcifa, La città nel Medioevo: sviluppo urbano e dominio territoriale, in Catania, l’identità urbana dalle origini al Settecento, Catania 2010.

V. Casagrandi, Nuove ricerche sulla fondazione e sulla onomastica del Castello Ursino di Catania nelle epoche romana, araba e normanna, in Archivio Storico per la Sicilia Orientale, anno VIII, I-II, pp. 3-16, 1911.

V. De Bartolomeis a cura di, Amato di Montecassino. Storia dè Normanni. Volgarizazione in antico francese, in Fonti per la Storia d’Italia, 1935.

V. Epifanio, A. Gulli, a cura di, Cronaca siciliana del secolo XVI, Palermo 1902.

A. Longhitano, La parrocchia nella diocesi di Catania prima e dopo il Concilio di Trento, Istituto Superiore di Scienze religiose, Palermo 1977.

A. Patanè, Saggi di scavo all’interno del castello Ursino di Catania, Kokalos XXXIX-XL, 1993-94.

G. Policastro, Catania prima del 1693, Catania 1952.

T. Spannocchi, Descripciòn de las marinas de todo el Rejno de Sicilia, ms. BNM n. 788, 1578.

T. Spannocchi, Marine del Regno di Sicilia a cura di Rosario Trovato, Ordine degli architetti della provincia di Catania, Catania 1993.

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References   [ + ]

1. Amato di Montecassino, libro VI, cap. XIII
2. 1. et li conte Rogier s’en va à la cité de Catainne; et à li quatre jor la cité se rendi. Et encontinent comanda que soit faite la rocche, et comanda que soit || faite l’eglize à l’onor de saint Gregoire. Et mist en la roche .Xl. homes qui la guardassent et refrenassent la male volente de cil de la cité
3. V. Casagrandi 1911, pag. 9
4. G. Agnello 1935, pag. 444
5. G. Agnello 1935, pag. 417
6. L. Arcifa 2010, pag. 91
7. A. Patanè 1993-94, pag. 906
8. G. Agnello 1935, pag. 416
9. L. Arcifa 2010, pag. 91
10. V. Epifanio, A. Gulli 1902, pag. 24
11. T. Spannocchi 1578
12. 2. Spannocchi ritrae la torre con una copertura a padiglioni, la cui realizzazione si presume tarda rispetto all’impianto originario dell’edificio
13. V. Epifanio, A. Gulli 1902, pag. 24
14. A. Longhitano 1977, pag. 167
15. L. Arcifa 2010, pag. 91
16. G. Policastro 1952, pag. 185
17. G. Agnello 1935, pag. 409
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