Federico II e i luoghi del potere: castelluccio di Gela
Sessioni fotografiche – 2005/2006 (Nikon Coolpix 5700); 1930 di Girolamo Guglielmino (Folding in legno 4×5?), gentile concessione dell’Archeoclub di Gela, tutti i diritti riservati.
Descrizione storica – Origini e datazione del Castelluccio di Gela costituiscono ancora un problema aperto. Non esistono documenti che confermino che la fortezza sia stata edificata in epoca normanna o sveva. Tutta da dimostrare è l’ipotesi che l’edificio risalga alla metà del XIII d.C. [C.A. Di Stefano 1998, pag. 503] . Anche gli scavi archeologici, tenutisi intorno alla metà degli anni 90 del XX sec., non sono stati risolutivi, avendo restituito materiale ceramico risalente al XIV/XV sec. [S. Scuto 1990, pag. 184] . L’ipotesi che la fortezza sia stata costruita in epoca sveva, secondo il volere di Federico II conseguentemente alla fondazione di Terranova, si scontra sia con la posizione dell’edificio, dieci chilometri a nord di Gela, in un colle assolutamente non strategico per la difesa dell’abitato, sia con un’attestazione documentaria risalente al 1143 d.C. [F. Maurici 1997, pag. 358]. In quell’anno Simone Aleramico, conte di Butera, dona all’abate del S. Nicolò l’Arena un’insieme di terre a nord di Terranova. Fra i toponimi citati, vi è quello di “Castelluccio“, elemento che lascerebbe intendere l’esistenza, in quei luoghi, di una fortezza già alla metà del XII sec. d.C. A questa notizia fa seguito un silenzio delle fonti per più di due secoli. Nel 1364 il feudo di “Castelluccio” viene concesso da Federico IV al miles Perollo de Mohac [V. Amico 1855/56, vol. I, pag. 269] .
Fotografie – 2005/2006
Fotografie – 1930, foto di Girolamo Guglielmino, gentile concessione dell’Archeoclub di Gela, tutti i diritti riservati
Poco prima (1348/1350) il castello subisce danneggiamenti a causa dell’assedio di Terranova da parte degli Aragonesi. Alla fine del XIV sec. re Martino I concede l’edificio a Riccardo Impanella [S. Scuto 1990, pag. 182] . Dopo alcuni anni di abbandono, la fortezza risulta nuovamente concessa nel 1422 a tale Ximenes de Corellà, regio coppiere, [V. Amico 1855/56, vol. I, pag. 260] e ancora una volta abbandonata alla fine dello stesso secolo per un violento incendio [C.A. Di Stefano 1998, "Archeologia e architettura", pag. 503] . Solo alcuni decenni dopo si decide di restaurare il castello. Si impianta, infatti, agli inizi del XVI sec. un cantiere che apporta notevoli modifiche alla struttura. L’edificio viene ingrandito, si copre terrazzo e relativa merlatura aggiungendo un ulteriore piano che porta il corpo di fabbrica centrale all’altezza delle torri [C.A. Di Stefano 1998, "Archeologia e architettura", pag. 503] . L’intervento ha permesso che i merli, inglobati nella muratura cinquecentesca, sopravvivessero fino ai giorni nostri. Poco prima della metà del XVI sec. i lavori subiscono una brusca battuta di arresto. Forse la causa principale fu il terremoto del 1542 che si abbattè violento nella zona [C.A. Di Stefano 1998, "Archeologia e architettura", pag. 503] . Il castello subisce ulteriori danni a causa dei lunghi anni di abbandono. Probabilmente entro la prima metà del XX sec. (1930) crolla la falsa torre est per cedimento strutturale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, contemporaneamente allo sbarco lungo le coste gelesi, gli alleati bombardano la costa colpendo il castello e causando imprecisati danni alla struttura [C.A. Di Stefano 1998, "Archeologia e architettura", pag. 503].
Descrizione topografica e architettonica – Il Castelluccio di Gela sorge su di un affioramento di roccia gessosa opportunamente modificato per garantire un piano di posa il più possibile omogeneo. L’edificio, orientato nord-ovest/sud-est, non svolge funzioni difensive nei confronti dell’abitato di Gela, perchè dista dall’insediamento non meno di 10 chilometri e si trova prossimo alla confluenza dell’antico crocevia che conduceva a Piazza Armerina, Butera e Mazzarino [F. Maurici 1997, pag. 358]. La vocazione del castello è spiccatamente residenziale. La pianta è un rettangolo stretto e lungo (30,60 x 10,90 metri), chiuso alle estremità occidentale e orientale da due torri a base quadrata. A sua volta, il rettangolo di base equivale alla somma di tre quadrati, suddivisi in sei spazi da quattro archi ad ogiva e da un muro, posto all’estremità orientale. A meridione si registra la presenza di una falsa torre, totalmente ricostruita durante i restauri del 1993 [C.A. Di Stefano 1998, pag. 503]. Una monofora a strombatura archiacuta è la caratteristica più importante del prospetto settentrionale. E’ possibile che l’apertura facesse parte di una cappella, successivamente obliterata durante i lavori di ampliamento del castello [C.A. Di Stefano 1998, pag. 503]. Le due torri, come il rettangolo di base, sono il risultato, in altezza, della sovrapposizione di due cubi. La torre nord-occidentale contiene al pian terreno una grande cisterna e al primo un vano residenziale con latrina a meridione. La tecnica edilizia è caratterizzata dall’utilizzo di pietra locale (per buona parte di origine gessosa) appena sbozzata per i paramenti murari, mentre per cantonali (rinforzati) e cornici delle aperture è stata utilizzata pietra calcarea o calcarenitica ben squadrata [F. Maurici 1997, pag. 356].
E’ molto probabile che l’edificio svolgesse ridotte funzioni strategiche e militari. L’estensione limitata del Castelluccio di Gela poteva ospitare una guarnigione di pochi uomini. E’, dunque, probabile che si trattasse di un “palazzo fortificato“, una “domus sollaciorum“, costruita sulla sommità di un colle, che tutt’ora domina la piana di Gela fino alla costa [F. Maurici 1997, pag. 358] . Non a caso, dalla sommità del “Castelluccio” ancora oggi si gode una vista mozzafiato. A causa dell’assenza di fonti documentarie, si fatica a collocare la fortezza ad epoca federiciana, così come asseriscono recenti studi. Tuttavia interessante risulta il paragone tra il Castelluccio di Gela e il “palazzo” che con molta probabilità venne edificato presso il castello di Milazzo, tra il mastio e la torre di nord-ovest. Si ritiene, infatti, che entrambe le strutture abbiano punti di contatto relativamente alla pianta e ai prospetti meridionale per il Castelluccio e nord-occidentale per il “palazzo” di Milazzo [F. Maurici 1997, pag. 359].
Bibliografia –
V. Amico, Dizionario topografico della Sicilia, trad. da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855/56.
C. A. Di Stefano, A. Cadei, M. Andaloro, Federico e la Sicilia: dalla terra alla corona. Archeologia e architettura, Siracusa 1998.
L. Dufour, I. Nigrelli, Terranova: destino della città federiciana- Gela e il suo territorio dal XIII sec. ai nostri giorni, Gela/Caltanissetta 1997.
G. Fiorentini, Gela, Castelluccio, in BCA Sicilia, 3, 1990.
S. Fiorilla, Strutture fortificate sulle coste della Sicilia, in Sicilia Archeologica 1989, pp. 7-40.
F. Maurici, Federico II e la Sicilia: i castelli dell’imperatore, G. Maimone, Catania 1997.
S. Scuto, Il castelluccio di Gela, La Sicilia dei Terremoti. Lunga durata e dinamiche socali. A cura di G. Giarrizzo, Catania 1997.

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Giuseppe Tropea
Giuseppe Tropea nasce a Catania. Intraprende studi classici e nel 2000/2001 si laurea in Lettere Classiche con indirizzo archeologico. Consegue un diploma di assistente restauratore (2002), un master in Archeologia e Storia Medievale (MUASA, presso l'Università di Siena, 2003/2004), una specializzazione in Archeologia classica e Medievale (Università di Lecce, 2005/2007). Medioevosicilia.eu è il frutto delle competenze informatiche unite alle conoscenze umanistiche maturate in anni di studi e formazione.
