Contrada Argimusco

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Argimusco e via Francigena in Sicilia:

Contrada Argimusco, valico dei Nebrodi

 

Fotografie – luglio 2012 (D1X + Nikkor 12 24 F4 e Nikkor 70 210 F4)

Indicazioni stradali – è possibile raggiungere contrada Argimusco seguendo le indicazioni per il Bosco di Malabotta. Da Randazzo è preferibile la strada da S. Domenica di Vittoria, attraversando Polverello e seguendo le indicazioni per Montalbano Elicona. Per chi proviene dalla costa ionica il transito obbligatorio avviene per Mojo Alcantara, Roccella Valdemone, da cui si raggiunge il bivio di Portella Zilla. Dal bivio seguire le indicazioni per Montalbano fino all’ingresso della riserva naturale orientata del Bosco di Malabotta (presegnalato da un cartello turistico).

Argimusco, fonti storiche e fonti cartografiche – La storia del medioevo siciliano si basa soprattutto sullo studio delle grandi città, di alcuni abitati minori, di pochi borghi e sugli scavi archeologici che hanno per buona parte indagato il periodo classico, tranne rare eccezioni (gli scavi francesi di Brucato o gli scavi italiani del castello e moschea di Segesta tra anni ‘70 e ’90 del XX secolo). L’indagine sul demanio e proprietà fondiaria in Sicilia e sulle innumerevoli contrade che li caratterizzano deve necessariamente passare solo attraverso le fonti storiche, alcune delle quali edite in maniera non sempre omogenea tra XIX e XX secolo, altre ancora sepolte negli innumerevoli archivi comunali, spesso abbandonati o inaccessibili. Ovviamente il cospicuo numero di documenti che il tempo ha preservato fino ai giorni nostri (nonostante gli innumerevoli guasti) dovrebbe essere integrato con la creazione di una capillare carta archeologica della Sicilia che il Piano Paesaggistico Regionale non è in grado di sostituire. Queste premesse non favoriscono il panorama della ricerca storica nei confronti di una contrada, l’Argimusco, dalla cui zona si traggono apparentemente poche testimonianze materiali, nonostante risulti nota ai cronisti medievali già dal XIII secolo d.C. La prima attestazione storica trova luogo nell’Historia Sicula di Bartolomeo di Neocastro, che ricorda, nel 1282, il transito di Pietro III d’Aragona nei pressi della località “Argimustus”: << Post haec ex parte illa jussit iter assumi, et dum pervenissent ad locum, qui dicitur Argimustus, jam Melatium, sicut in mare protenditur, insulae Vulcani, Lipariae et Strongylis ardentes conspiciuntur ex altis. Jam montium Phariae monstrantur confinia; satis visa placent, et loca commendnas delectabilia circumspectat; sedes Helenes Tindareae, ubi Virginis hodie sacra domus excolitur, Pactas et quae ante oculos surgunt Castra commendat; et descendens apud Furnarum, ibi residens noctem fecit.>> 1)Bartolomeo di Neocastro, ed. G. Paladino, cap. C, pag. 38. Dalla descrizione si apprende quanto, già all’epoca, fosse apprezzato il luogo per le qualità panoramiche, grazie alle quali si guadagnava uno sguardo d’insieme su Milazzo, la costa tirrenica, i rilievi circostanti, Tindari e relativo santuario 2)G. Arlotta 2005, pag. 834, nota 32. Curiosamente l’autore non accenna alla presenza dei megaliti in zona. Al luglio 1308, alcuni anni dopo il transito di Pietro III, si data un’epistola di Federico III indirizzata a Giacomo II. La lettera, nella quale il sovrano risponde ad una proposta di tregua nei confronti di Roberto d’Angiò, duca di Calabria, risulta rilasciata proprio dall’Argimusco, nella cui zona Federico III evidentemente risiedeva 3)A. Marrone, pag. 95. Su luogo e toponimo successivamente cala il silenzio delle fonti, sebbene il sito risulti noto ai cartografi già a partire dal XVI sec. d.C. La celebre carta del “Siciliae Regnum”, redatta nel 1589 da Gerardo Mercatore 4)G. Mercator, Siciliae Regnum, 1589, Bibliothèque nationale de France, département Cartes et plans, GE DD-2987 (5683), segnala, poco a sud di Montalbano, la presenza di una “Lagrimusco fons”. Il toponimo chiaramente richiama, per assonanza e vicinanza, l’altipiano dell’Argimusco, che ancora oggi comprende all’interno della contrada la famosa sorgente del Lagrimusco, posta poche centinaia di metri a ovest dei megaliti. Si continua a segnalare toponimo e relativa fonte in molte carte del XVII e XVIII secolo, come è possibile osservare in una carta del “Regnum Siciliae” redatta intorno alla metà del XVII secolo da Nicolas Visscher 5)N. Visscher 1618-1679, Regnum Siciliae, Bibliothèque nationale de France, département Cartes et plans, GE DD-2987 (5678) e in un’altra redatta dal Cavassi nel 1714 6)J.A. Cavassi 1714, L’Isle et royaume de Sicile, Bibliothèque nationale de France, département Cartes et plans, CPL GE DD-2987 (5695,1-2). Dal XIX secolo le carte del Regno di Sicilia, in seguito all’introduzione delle curve di livello che rendono obsolete le metodologie di rappresentazione del territorio attraverso i cosiddetti “mucchi di talpa”, mostrano maggiore accuratezza, tanto da consentire anche una ricostruzione della viabilità storica per l’intera isola. Ne trae giovamento la contrada Argimusco che risulta più volte segnalata all’interno di un importante crocevia viario. E’ il caso della famosa “Carta generale dell’isola di Sicilia” redatta nel 1826 dal capitano della Reale Marina Britannica E. Smith 7)G.E. Smyth, Carta generale della isola di Sicilia, compilata, disegnata ad incisa… su i migliori materiali existenti e sulle recenti operazioni fatti dal cavaliere Guglielmo Enrico Smyth capitano della real marina britannica, Napoli Officio topografica 1826, Bibliothèque nationale de France, GED-4625. L’opera, particolarmente accurata nei confronti dell’orografia dell’isola, pone l’accento sulla viabilità dell’epoca e cataloga Contrada Argimusco come piccolo nucleo abitato (ai giorni nostri scomparso) all’interno di un’importante rete stradale. Medesimi principi e aderenza alla realtà si possono osservare in un’altra carta, fondamentale per la storia di Sicilia e per certi versi poco nota alla storiografia contemporanea, la “Carte comparée de la Sicile du XIIe siècle”, redatta nel 1859 da A. H. Dufour e M. Amari 8)A. H. Dufour, M. Amari, Carte comparée de la Sicile du XIIe siècle / d’après Edrisi ; et d’autres géographes arabes…, de Lemercier 1859, Bibliothèque nationale de France, département Cartes et plans, GE C-2369 sulla base del “Libro di Ruggero” scritto da Edrisi. Sebbene il geografo normanno non citi l’Argimusco, la carta del Dufour, similmente alla carta dello Smith, inserisce la località all’interno di un importante crocevia di strade che conducono a nord-ovest verso Montalbano, a ovest verso Floresta, a sud verso Roccella, a nord-est verso Novara di Sicilia e a est verso “Pizzo Bonavi”. Si noti la scomparsa dalla cartografia ottocentesca della sorgente del Lagrimusco, evidentemente annoverata all’interno della contrada Argimusco. Durante la seconda metà del XIX secolo la produzione cartografica mostra un evidente cambio di tendenza. In almeno due importanti carte che riproducono fedelmente la Sicilia si omette sia L’Argimusco, sia la plurisecolare strada che da Roccella Valdemone conduce a Montalbano e da Montalbano a Furnari, per poi proseguire fino alla costa tirrenica. E’ il caso della “Sicilia itineraria, fisica e politica” edita da L. Pedone Lauriel nel 1888 9)La Sicilia itineraria, fisica e politica, costrutta e diretta dal prof. G. Gambino…, L. Pedone Lauriel, Palermo 1888, Bibliothèque nationale de France, département Cartes et plans, GE C-1156, nella quale si segnala la strada Francavilla/Novara di Sicilia come unica via di attraversamento dei Peloritani/Nebrodi al fine di giungere lungo la costa tirrenica. Identica segnalazione si può osservare nella ben più importante “Carta generale della Sicilia, secondo i nuovi rilievi del R. Stato maggiore…” prodotta da W.H. Fritzsche ed edita nel 1891-92 10)W.H. Fritzsche, Carta generale della Sicilia, secondo i nuovi rilievi del R. Stato maggiore, con speciale indicazione dell’altimetria, delle reti stradali e delle circoscrizioni amministrative ed elettorali, edita dall’ Istituto cartografico italiano, Roma 1891-92, Bibliothèque nationale de France, GED-1783. L’opera si fregia di distinguersi da altre carte per le speciali indicazioni altimetriche e stradali. Anche in questo caso si evidenzia come “nazionale” la strada Castiglione/Francavilla/Novara di Sicilia, scompare del tutto la carrozzabile Roccella/passo dell’Argimusco/Montalbano e si cataloga come “provinciale” la carrozzabile Randazzo/Montalbano/Furnari. Precise scelte politico/geografiche condannano quasi all’oblio la millenaria strada che per secoli aveva svolto un importante ruolo per le comunicazioni isolane, tanto da essere percorsa nel 1282 dal sovrano Pietro III d’Aragona, oblio condiviso da contrada Argimusco, del quale non si segnala più la presenza.

Argimusco, topografia dell’altipiano – La contrada dell’Argimusco comprende un altipiano a circa 1250 metri s.l.m., sito a sud-est di Montalbano Elicona. Il luogo si caratterizza per la ricchezza di acqua (fonte Lagrimusco), di boschi (bosco di Malabotta) e per la splendida visuale panoramica, grazie alla quale durante le giornate particolarmente terze la vista spazia sulla piana di Milazzo, Tindari e le isole Eolie. Elemento distintivo che contraddistingue il luogo sono gli enormi megaliti presenti sul punto più alto del pianoro. La cartografia IGM ne distingue almeno nove, disposti lungo una linea orientata sud-ovest/nord-est. Giunti all’attenzione del pubblico più disparato durante l’ultimo decennio, i megaliti hanno suscitato fascino e interesse, ispirando ipotesi e conclusioni fra le più disparate. Sebbene le tracce materiali di antica frequentazione non siano ingenti, a dispetto di qualsiasi aspettativa, è la topografia del luogo a donare grande importanza all’Argimusco, lasciando necessariamente i megaliti su un pittoresco sfondo di ineguagliabile bellezza naturalistica. E’ infatti doveroso sottolineare il silenzio sulle grandi rocce imposto da Bartolomeo di Neocastro, che, narrando del transito di Pietro III d’Aragona, si dilunga a descrivere l’ampia panoramicità del luogo, senza spendere la minima parola sulle conformazioni rocciose certamente all’epoca presenti e ben visibili. Lo storico messinese riteneva importante porre maggiormente l’accento sul percorso compiuto dal sovrano al fine di raggiungere Messina. Evidentemente all’epoca l’Argimusco doveva risultare passaggio obbligato lungo una carrozzabile che da Randazzo passava nei pressi di Montalbano, Tripi, Furnari e giungeva presso la costa tirrenica. Questi collegamenti viari alla metà del XII secolo sono già annotati da Edrisi, il quale registra tra Randazzo e Montalbano una distanza di circa 20 miglia 11)U. Rizzitano, pag. 68, e, indirettamente, nel 1061 d.C. da Goffredo Malaterra in relazione all’attraversamento dei Nebrodi voluto da Roberto il Guiscardo e il conte Ruggero, i quali <<… audaciores sub Scalatripoli (odierna Tripi) hospitium sumunt. Inde in crastinum ad Fraxinos perveniunt, et a Fraxinis ad Maniaci pratum…>> 12)Gaufredo Malaterra, ed. E. Pontieri Bologna 1927-28, in RIS, V, 1, pag. 33, lib. II, c. 14 13)G. Arlotta 2005, pag. 864, nota 112 dunque percorrendo da Tripi la carrozzabile per Montalbano e superando il passo dell’Argimusco verso Randazzo per giungere infine a Maniace. Bartolomeo di Neocastro, Edrisi e Malaterra assicurano la rilevanza storica del percorso in epoca medievale ed è probabile che il valico dei Nebrodi, nei pressi di Montalbano e Argimusco, fosse ben noto già nell’antichità, come dimostrerebbe un importante passo di Diodoro Siculo in relazione alle campagne d’armi di Gerone II, che, nel 271 a.C., giunge a Tindari risalendo da Maniace il fiume Flascio e transita per Abaceno (Tripi) 14)V. Casagrandi 1994, pp. 82-94 15)G. Arlotta 2005, pag. 864, nota 112. E’ ormai noto il sostanziale immobilismo in relazione all’evoluzione del sistema viario isolano dalla fine del periodo romano-imperiale fino ai secoli del medioevo e si può in sostanza affermare con certezza che ancora la viabilità borbonica era in larga parte basata sulle vie di comunicazione di epoca romana 16)G. Uggeri 2008, pp. 236-237. A rimarcare l’importanza di questa via di comunicazione torna utile ricordare che essa fu anche via “Francigena” per tutti i pellegrini che dal meridione dell’isola raggiungevano Messina al fine di imbarcarsi alla volta di Gerusalemme o Santiago de Compostela. Il pellegrino provenendo da Lentini e attraversando il massiccio etneo da occidente poteva contare sull’ hospitale di S. Maria Maddalena di Paternò 17)C. Ardizzone 1927, pag. 31, doc. 11 18)L.T. White rist. 1984, pag. 327 19)G. Arlotta 2005, pag. 862, sito ai piedi del castello, per proseguire poi lungo la strada in direzione di Adrano 20)C.A. Garufi 1910, pp. 76-79, doc. num. 6 fino ad arrivare nelle vicinanze di Maniace, nei pressi del quale si documenta un altro hospitale, l’ “Ecclesia Sancti Pauli de Hospitali de Xara” 21)L.T. White rist. 1984, pag. 225 22)G. Arlotta 2005, pag. 862, nota 109. Percorse poche miglia e raggiunta Radazzo, qui la strada presentava un bivio, proseguendo verso est la via conduceva alla costa ionica attraverso la valle dell’Alcantara, piegando verso nord verso S. Domenica di Vittoria o Roccella Valdemone si valicavano i Nebrodi presso Montalbano in direzione del noto “hospitale” di S. Giovanni presso S. Filippo del Mela 23)D. Ciccarelli 1986, vol. I, doc. 114 del 1295. Tra i due ospedali di Maniace e S. Filippo del Mela intercorreva un lungo cammino, per cui è probabile che nei pressi di Montalbano vi fosse un ricovero per i viandanti, un “hospitale” 24)G. Arlotta 2005, pag. 865. Dove fosse ubicato il ricovero non è dato saperlo, sebbene sia possibile che esso si trovasse fuori dal paese, ove era solito che si costruissero. Non è così improbabile che l’hospitale di Montalbano si possa ubicare non lontano dall’Argimusco. L’altipiano offriva condizioni favorevoli alla costruzione di un edificio del genere perché sito in corrispondenza del valico e nelle immediate vicinanze della famosa fonte del Lagrimusco, presso la quale i pellegrini potevano rifornirsi agevolmente d’acqua, elemento prezioso e fondamentale per qualsiasi viandante o esercito in marcia. E’ possibile che il ricovero fosse ancora attivo nel XVI e XVII secolo, motivo per il quale le fonti cartografiche del tempo ripetevano quasi ossessivamente la presenza delle due sorgenti del Lagrimusco e Polverello. Potrebbe, infine, non essere un caso che le fonti cartografiche tra fine XVIII e inizi XIX segnalino, in contrada Argimusco, l’esistenza di un abitato, forse nato intorno all’hospitale e alla fonte del Lagrimusco.

25)singlepic id=873 w=200 h=100 float=left Argimusco e viabilità storica – Da un attento esame della cartografia IGM 1:25000 risulta evidente una particolare convergenza di carrozzabili e sentieri sulla contrada dell’Argimusco. Traguardando le odierne carte con la cartografia storica 26)A. H. Dufour, M. Amari, Carte comparée de la Sicile… 1859 27)G.E. Smyth, Carta generale della isola di Sicilia…, 1826 è possibile rilevare la presenza di almeno due strade principali, più alcuni diverticoli secondari. Un importante asse viario prende le sue mosse da Randazzo e piega verso nord, attraversando S. Domenica di Vittoria. Da qui si raggiunge agevolmente contrada Polverello che ospita una fonte d’acqua altrettanto importante e spesso segnalata nelle carte seicentesche 28)G. Mercator, Siciliae Regnum, 1589. Volgendo a est è possibile immettersi lungo la carrozzabile per l’Argimusco. Il tragitto è ben segnalato dalla cartografia storica fino agli inizi del XIX secolo 29)G.E. Smyth, Carta generale della isola di Sicilia…, 1826. Questa carrozzabile doveva essere salvaguardata da un forte sorto sulla sommità di Monte Castellazzo (metri 1311 s.l.m.) e del quale è ancora possibile osservare la struttura in pianta. Più articolato il tragitto da Roccella Valdemone. A ovest del paese un’unica carrozzabile piega subito verso nord e dopo poco più di un chilometro si divide in almeno tre sentieri, di cui uno sicuramente menzionato dalla cartografia storica 30)A. H. Dufour, M. Amari, Carte comparée de la Sicile… 1859. Contrariamente a quanto si creda, non si tratta della strada verso Portella Zilla, ma di un diverticolo che segue il percorso del torrente Licopeti. Seguendo la strada per circa un paio di chilometri si attraversa un altro torrente, il Milone, e finalmente dopo alcune centinaia di metri si giunge proprio a ridosso dell’Argimusco. Si tratta della via più breve che legava direttamente e indissolubilmente Roccella Valdemone all’Argimusco e alla fonte del Lagrimusco. E’ possibile ritenere errata la convinzione che l’Argimusco afferisca fin da tempi antichi all’abitato di Montalbano. Dalla cartografia storica si evince un particolare legame anche con Roccella, le cui origini antichissime son certamente normanne, come attesta la fondazione del monastero greco del S. Nicola di Pellera intorno al 1100 d.C. 31)C. Filangeri 1979, pag. 103 32)M. Scaduto 1947, pp. 146. Sebbene del monastero basiliano si abbiano poche notizie, si è ben informati sulle grange 33)M. Scaduto 1947, pp. 146/147, note 282 e 283, almeno due, il S. Nicolò de Petra 34)C. Filangeri 1979, pag. 62 35)M. Scaduto 1947, pp. 147, nota 283, non lontano da Maniace, e il S. Andrea di Mazzarrà 36)C. Filangeri 1979, pag. 30, quest’ultimo collocato lungo la carrozzabile Roccella/Argimusco/Tripi. La disposizione dei monasteri non è da considerarsi casuale, è infatti ormai ben conosciuta la relazione tra fondazioni (e rifondazioni) basiliane di epoca normanna e le più importanti vie di comunicazione tra Nebrodi e Peloritani 37)L. Arcifa 1997, pag. 182. Una similitudine con la via di comunicazione compresa tra il S. Nicolò di Pellera e il S. Andrea di Mazzarrà si può osservare anche nel caso del S. Salvatore della Placa, a ovest di Francavilla, e il S. Giacomo di Calò nei pressi di Novara di Sicilia, entrambi localizzati ai due estremi dell’altro importante valico dei Nebrodi nei pressi di Portella Mandrazzi. Non è allora un caso che una parte della complessa rete stradale, relativamente al valico dei Nebrodi nei pressi dell’Argimusco, graviti intorno a Roccella e si potrebbe ritenere con una certa sicurezza che proprio questa carrozzabile abbia acquistato maggiore importanza in concomitanza della (ri)fondazione e sviluppo dei monasteri greci di S. Andrea di Mazzarrà e S. Nicola di Pellera .
Degli altri due diverticoli segnalati nella cartografia IGM, uno piega a nord-ovest e si conclude esattamente ai piedi di Monte Castellazzo; l’altro, verso nord, giunge a Portella Zilla, oggi importante snodo stradale. E’ doveroso segnalare un altro sentiero che seguendo la carrozzabile per Portella Zilla, piega verso est, seguendo per un breve tratto il corso del piccolo vallone Garegare. Anche questo sentiero giunge in prossimità dell’Argimusco correndo parallelo, in linea d’aria, al sentiero del vallone Licopeti.
La cartografia storica mostra interessanti collegamenti verso oriente tra Argimusco e Pizzo Bonavita/Portella Mandrazzi. La trazzera anche oggi è ben documentata dalla cartografia IGM e attualmente è strada di servizio per la manutenzione delle pale eoliche installate lungo l’intera dorsale. Di conseguenza anche chi, nell’antichità, sceglieva, provenendo da Castiglione, di attraversare i Nebrodi attraverso la carrozzabile Francavilla/Novara di Sicilia, poteva, giunto nei pressi di Portella Mandrazzi, deviare il cammino verso ovest e giungere all’Argimusco in alcune ore di cammino.<
Infine, analizzando i collegamenti tra Argimusco, l’abitato di Montalbano Elicona e Tripi, le mappe storiche 38)A. H. Dufour, M. Amari, Carte comparée de la Sicile… 1859 segnalano almeno una carrozzabile che piega verso nord-ovest. Questa strada è oggi ben conosciuta grazie alla cartografia IGM e agevolmente percorribile. Doveva trattarsi di un importante tratto della Francigena siciliana molto battuto dai pellegrini. La prova è data dal toponimo del monte “Calvario” (950 m. s.l.m.), rilievo che sorge a ridosso di Montalbano alla fine della strada che conduce al paese. Da Montalbano finalmente il pellegrino poteva riprendere la “grande strada” che conduceva alla costa tirrenica. E’ probabile che viandanti, pellegrini ed eserciti potessero anche lasciarsi l’Argimusco alle spalle e procedere per Tripi senza sostare a Montalbano. Questa ipotesi potrebbe trovare conferma in Bartolomeo di Neocastro, il quale descrivendo il viaggio del sovrano aragonese, tace su un’eventuale sosta di Pietro III presso Montalbano Elicona, ma sottolinea la volontà del re di procedere al più presto verso Furnari, << descendens apud Furnarum>>, evitando ulteriori soste. Il sovrano potrebbe altresì aver percorso una carrozzabile che oggi a grandi linee corrisponderebbe alla strada provinciale 115 (SP115), ben segnalata nella cartografia IGM.

Bibliografia

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References   [ + ]

1. Bartolomeo di Neocastro, ed. G. Paladino, cap. C, pag. 38
2. G. Arlotta 2005, pag. 834, nota 32
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8. A. H. Dufour, M. Amari, Carte comparée de la Sicile du XIIe siècle / d’après Edrisi ; et d’autres géographes arabes…, de Lemercier 1859, Bibliothèque nationale de France, département Cartes et plans, GE C-2369
9. La Sicilia itineraria, fisica e politica, costrutta e diretta dal prof. G. Gambino…, L. Pedone Lauriel, Palermo 1888, Bibliothèque nationale de France, département Cartes et plans, GE C-1156
10. W.H. Fritzsche, Carta generale della Sicilia, secondo i nuovi rilievi del R. Stato maggiore, con speciale indicazione dell’altimetria, delle reti stradali e delle circoscrizioni amministrative ed elettorali, edita dall’ Istituto cartografico italiano, Roma 1891-92, Bibliothèque nationale de France, GED-1783
11. U. Rizzitano, pag. 68
12. Gaufredo Malaterra, ed. E. Pontieri Bologna 1927-28, in RIS, V, 1, pag. 33, lib. II, c. 14
13. G. Arlotta 2005, pag. 864, nota 112
14. V. Casagrandi 1994, pp. 82-94
15. G. Arlotta 2005, pag. 864, nota 112
16. G. Uggeri 2008, pp. 236-237
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24. G. Arlotta 2005, pag. 865
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26. A. H. Dufour, M. Amari, Carte comparée de la Sicile… 1859
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28. G. Mercator, Siciliae Regnum, 1589
29. G.E. Smyth, Carta generale della isola di Sicilia…, 1826
30. A. H. Dufour, M. Amari, Carte comparée de la Sicile… 1859
31. C. Filangeri 1979, pag. 103
32. M. Scaduto 1947, pp. 146
33. M. Scaduto 1947, pp. 146/147, note 282 e 283
34. C. Filangeri 1979, pag. 62
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36. C. Filangeri 1979, pag. 30
37. L. Arcifa 1997, pag. 182
38. A. H. Dufour, M. Amari, Carte comparée de la Sicile… 1859
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