Fortezza di Poggio Cardillo presso Misterbianco

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Sessioni fotografiche – 2003/2004 (Nikon Coolpix 995)

Rapporti ambientali – versante meridionale etneo, collina a 254 m. s.l.m., presso centro abitato. Resti di una possibile torre afferente ad una presunta fortificazione edificata sulla sommità di poggio Cardillo, nei pressi di Misterbianco (CT)

Descrizione storica – Nessun dato storico sembra, al momento, far riferimento alla presenza di una fortezza sulla sommità del colle Cardillo. Ulteriormente problematica risulta l’eventuale collocazione cronologica, ascrivibile, in via del tutto ipotetica, ad epoca bizantina.

Descrizione architettonica e topografica – La fortezza di Poggio Cardillo presso Misterbianco trova luogo esattamente a meridione dell’abitato. Si tratta di un colle di circa 260 m. s.l.m., dalla sommità del quale è possibile dominare buona parte del paesaggio circostante. Esso, infatti, si affaccia a sud sulla piana di Catania; in direzione sud-ovest è possibile osservare l’imponente dongione e il millenario neck di Motta S. Anastasia, volgendosi a settentrione si domina Misterbianco, l’intero versante meridionale dell’Etna e tutti gli attuali insediamenti pedemontani. Finalmente verso oriente si stende l’abitato di Catania. L’importanza strategica dell’altura è sancita dalla presenza di ruderi ascrivibili ad una possibile struttura fortificata. I resti, miseri, fanno capo ad un edificio, forse una torre, di pianta quadrangolare, con muratura spessa più di un metro e costituita da grossi blocchi di pietra lavica, sbozzati e legati insieme da tenace malta. All’interno si osserva un piccolo ambiente quadrangolare di circa un metro per lato. Da segnalare, inoltre, alcuni ruderi a poco più di venti metri a sud della struttura turrita e appena affioranti rispetto all’attuale piano di calpestio. Si tratta di opere in muratura che lascerebbero intuire la presenza di una copertura a volta. Anche in questo caso la tecnica edilizia è simile, se non identica, a quanto osservato presso la “torre” di settentrione. Impossibile tacere sull’aspetto di desolazione e abbandono che il colle restituisce, aggredito dai numerosi tralicci per la corrente elettrica ad alta tensione. I ruderi dell’edificio probabilmente hanno subito ulteriori maltrattamenti proprio per favorire l’innesto dei tralicci, uno dei quali giace accanto alla struttura “turrita”. Si noti che ciascun traliccio poggia su una base quadrata di cemento armato, per creare la quale si sono resi necessari sbancamenti che hanno pobabilmente intaccato le opere murarie ancora sepolte o semisepolte presenti lungo la piccola altura.

Bibliografia –

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