Gli affreschi della cappella del castello di Paterno’

×Details

Incastellamento normanno nella Sicilia medievale: il castello di Paterno’

Federico II e i luoghi del potere: il castello di Paterno’

Sessioni fotografiche – 2005 (Nikon Coolpix 995)

La cappella del castello di Paternò occupa un piccolo vano di 6×4 metri sito al pianterreno dell’edificio. L’ambiente non sembra coevo alla costruzione della torre e pare sia stato ricavato successivamente, attraverso il ridimensionamento della sala orientale 1)Di Stefano et al. 1998, pag. 501  . La copertura della cappella presenta una volta “traversa” rispetto alla piccola abside, ricavata nello spessore murario della fortezza e ai lati della quale si trovano due nicchie, che svolgono la nota funzione di absidiole, elemento comune in edifici sacri di epoca normanna, come il monastero dei SS. Pietro e Paolo di Agrò, la Cuba di Castiglione, il monastero di S. Maria di Mili. La copertura è, inoltre, costellata da buchi radiali, che testimoniano la presenza di anfore rovesciate, tecnica edilizia utilizzata per alleggerire la volta e favorire la fuga dell’umidità. Recenti restauri hanno totalmente ripulito la cappella, riportando alla luce i meravigliosi affreschi fino a non molto tempo fa del tutto sconosciuti. Alcuni esami chimici pare abbiano posto in evidenza l’utilizzo di materiale pittorico non usuale, come tempera all’albume d’uovo su intonaco asciutto, caratteristica comune nell’Oriente Cristiano, ma poco conosciuta in Occidente 2)Di Stefano et al. 1998, pag. 502 .

Gli esami hanno anche consentito di riconoscere le diverse mani che hanno portato a compimento il ciclo pittorico. L’abside, caratterizzato da un arco ad ogiva di 180°, presenta affreschi appartenenti, presumibilmente, ad un solo maestro. Il catino ospita il Cristo Pantocratore, inscritto in mandorla, ma del quale si intravedono solo labili lineamenti dell’intera figura, compreso il drappeggio, e il libro sorretto dalla mano sinistra (la mano destra benedicente e quasi del tutto scomparsa). Il Cristo è fiancheggiato da figure di due santi, forse Pietro e Paolo, e di quattro angeli disposti, come è usuale, ai rispettivi quattro lati della mandorla. Nei pressi della conca absidale si riconoscono a destra la Vergine Annunciata, seduta su di uno scranno; dall’altro lato si possono osservare le figure, ancora riconoscibili, del S. Giovanni Battista e dell’Arcangelo Gabriele. Le restanti pareti offrono immagini di santi a cavallo, raffigurati in coppia affrontati. Si tratta di santi guerrieri la cui identificazione risulta più meno agevole grazie ai resti di epigrafi, ormai ridotte a brandelli. Sopra la porta di ingresso trova posto l’arcangelo Michele e, ai lati, altri due santi, forse S. Sebastiano e S. Nestore, a cavallo con lancia a riposo. Lungo la parete nord si distinguono S. Maurizio, raffigurato mentre carica con lancia e scudo impreziosito con uno stemma a forma di aquila e San Giorgio. Lungo la parete sud, purtroppo, gli affreschi presentano notevoli lacune, si riconoscono le figure di due cavalieri, sebbene siano scomparsi i volti e la maggior parte degli attributi, rimanendo solo la lancia di uno dei due, puntata verso il basso. Sempre la parete sud, che offre più spazio per l’assenza di finestre, presenta i resti di altri due santi, raffigurati però in sovrapposizione: si tratta, presumibilmente, di un S. Giovanni e un vescovo, forse S. Nicola. La volta doveva un tempo essere dipinta di azzurro, del quale oggi rimangono scarsi frammenti, inframmezzata da stelle lignee dorate inchiodate al soffitto tramite borchie dorate 3)Di Stefano et al. 1998, pag. 506 . Al disopra dei cicli pittorici si conservano, inoltre, numerosi scudi affrescati, presumibilmente stemmi araldici impreziositi con fregi di pampini. Fra gli stemmi si riconosce quello del castello posto fra eliche vegetali.

Del complesso sistema pittorico, del quale ormai rimangono solo frammenti, si sono ipotizzate datazioni non sempre concordi. All’epoca della scoperta, sebbene gli affreschi non fossero perfettamente visibili, si ritenne che essi potessero risalire ad epoca bizantino/normanna. Solo i recenti restauri hanno esortato gli studiosi a tentare una più precisa collocazione temporale, anche grazie ad alcuni confronti tipologici. Le opere della cappella del castello di Paternò richiamerebbero sia gli affreschi di S. Pietro a Monterone, presso Matera 4)V. Pace 1985, pp. 450-461 , sia quelli di Santa Maria di Anglona 5)M. Falla Castelfranchi 1991, pp. 21-62. Inoltre gli ampiamente dimostrati collegamenti del feudo di Paternò con i regni d’Oltremare e Gerusalemme potrebbero aver favorito lo spostamento di artisti dall’Oriente verso la Sicilia sia dopo la caduta di Gerusalemme 6)Huillard-Bréholles 1852-1861, vol. II, parte I, pag. 195, nel 1187 d.C., sia dopo la definitiva disfatta dei regni crociati nel 1291. A favorire il legame con la cultura pittorica di Oltremare ci sarebbero sia i preziosi colori utilizzati negli affreschi, che dichiarerebbero una spiccata propensione per la miniatura, sia la preponderante presenza di rosso, azzurro e il ritocco a zecchino delle aureole e delle stelle del soffitto. Altri elementi utili alla datazione del ciclo pittorico del castello di Paternò potrebbero, inoltre, provenire da ulteriori confronti tipologici con altri affreschi presenti nella zona etnea, come il Pantocratore della chiesetta di S. Maria di Nunziata e gli affreschi della chiesetta di S. Nicolò di Castiglione, opere il cui livello stilistico parrebbe avvicinarsi alla maestria dei pittori di Paternò. Sarebbe, dunque, stata forte la presenza di artisti itineranti nel territorio etneo, favoriti sia dagli antichi legami con l’Oriente, sia dal clima culturale normanno/svevo notoriamente eclettico. E, forse, proprio all’interno di questo clima gli affreschi del castello potrebbero trovare la più corretta collocazione temporale, trattandosi di espressione artistica di una cultura che tra la fine del XII e gli inizi del XIV secolo guardava ancora al mondo orientale, soprattutto bizantino, come esempio principe da cui trarre ispirazione. Piuttosto rimane insoluto un dubbio ancor più annoso, nei confronti del quale mancano sempre adeguate riflessioni. Ancora ai giorni nostri si sconosce quanto questi legami con il mondo orientale abbiano influito sull’evoluzione dell’arte più strettamente siciliana. Se, infatti, per l’epoca normanna siamo a conoscenza della presenza di grandi botteghe di mosaicisti e pittori, della loro presenza in epoca sveva e angioino/aragonese si intuisce solo una progressiva crisi direttamente proporzionale all’assenza di grandi opere ad affresco o a mosaico commissionate direttamente dalla corona.

Bibliografia –

G. Agnello (1958), Il castello di Paternò, in Archivio storico per la Sicilia Orientale, XI-XIII, IV, pp. 31-63, 1958.

G. Agnello (1966), Architettura sveva civile e militare, Roma 1966.

M. Amari (1880-81), Biblioteca arabo-sicula, 2 vol., Torino- Roma, Loescher 1880-1881.

G. Bellafiore (1990), Architettura in Sicilia nelle età islamica e normanna (827-1194), Palermo 1990.

P. Blanco (1965), Il castello di Paternò, Quaderni dell’Istituto di Disegno dell’Università di Catania 1, 1965.

A. Bruschi (1975), G. Miarelli Mariani, Architettura sveva nell’Italia meridionale. Repertorio dei castelli federiciani, Firenze 1975.

F. Chiesa (1998), Les donjons normands d’Italie. Une comparaison, in Melanges de l’Ecole francaise de Rome. Moyen age, Temps Modernes T. 110, vol. 1, 1998, pp. 317-339.

C. A. Di Stefano, A. Cadei, M. Andaloro (1998), Federico e la Sicilia: dalla terra alla corona. Archeologia e architettura, Siracusa 1998.

M. Falla Castelfranchi (1991), Disiecta membra. La pittura bizantina in Calabria (Secoli X-XIV), in Calabria bizantina. Testimonianze d’arte e strutture di territorio, 1991, pp. 21-62.

C.A. Garufi (1899), I documenti inediti dell’epoca normanna in Sicilia, Palermo 1899.

C.A. Garufi (1910), Gli Aleramici e i normanni in Sicilia e nelle Puglie. Documenti e ricerche, atti del convegno sul Centenario della nascita di Michele Amari, Palermo 1910.

J.L.A. Huillard – Breholles (1852-1861), Historia diplomatica Friderici Secundi sive constitutiones, privilegia, mandata, instrumenta quae supersunt istius Imperatoris et filiorum ejus ; accedunt epistolae Paparum et documenta varia collegit, ad fidem chartarum et codicum recensuit, juxta seriem annorum disposuit et notis illustravit J.-L.-A. Huillard-Bréholles, 6 voll., Henricus Plon, 1852/1861.

W. Kronig (1977), Il castello di Caronia in Sicilia, un complesso normanno del XII secolo, Roma 1977.

G. Malaterra (1928), De Rebus Gestis Rogerii Calabriae et Siciliae Comitis et Guiscardi Ducis fratris eius, a cura di E. Pontieri, in Rerum Italicarum Scriptores, V, 1928.

F. Maurici (1992), Castelli medievali in Sicilia. Dai bizantini ai normanni, Sellerio, Palermo 1992.

F. Migneco Malaguarnera (1996), Sulle pitture murali della cappella del castello di Paternò. Prime ipotesi, in ” Studi in onore di Michele d’Elia”, Matera 1996, pp. 148-156.

V. Pace (1985-86), Pittura del Duecento e del Trecento in Puglia, Basilicata e nell’Italia meridionale “greca”, in La pittura in Italia. Le origini, Milano 1985-1986, pp. 451-460.

I. Peri (1952-53), Città e campagna in Sicilia, I, Dominazione normanna vol. I, Atti della Accademia di Scienze Lettere e Arti di Palermo, XIII, parte II, IV, 1952-1953.

R. Pirri (1733), Sicilia sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, Palermo 1733.

C. Rizzo (1995), Gli affreschi nella cappella del castello di Paternò, Catania 1995.

A. Romano (1999), Capitula Regni Siciliae : quae ad hodiernum diem lata sunt edita cura ejusdem Regni Deputatorum. 1, Catanzaro 1999.

F. San Martino de Spucches (1924-1941), La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni, 10 vol., Palermo 1924-1941.

R. Santoro (1977), Il Castello dei Ventimiglia, in “Il Mediterraneo” atti del convegno, 1977.

E. Winkelmann, Acta Imperii Inedita Seculi XIII7)et XIV.

Licenza Creative Commons
I testi sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported. Fotografie: Tutti i diritti riservati

References   [ + ]

1. Di Stefano et al. 1998, pag. 501
2. Di Stefano et al. 1998, pag. 502
3. Di Stefano et al. 1998, pag. 506
4. V. Pace 1985, pp. 450-461
5. M. Falla Castelfranchi 1991, pp. 21-62
6. Huillard-Bréholles 1852-1861, vol. II, parte I, pag. 195
7. et XIV
+Related
+Meta