il monastero di San Giovanni Psicro presso Randazzo

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Insediamento e architettura religiosa dai Bizantini ai Normanni nella media valle dell’Alcantara: il monastero di San Giovanni Psicro

Il monachesimo basiliano nella Sicilia medievale: il monastero di San Giovanni Psicro

Sessioni fotografiche – 2005 (Nikon Coolpix 995)

Rapporti ambientali – Si è poco discusso sul luogo ove sorgesse un tempo il monastero di San Giovanni Psicro, la cui esistenza è documentata da fonti storiche di epoca normanna. Un accenno alla possibile localizzazione si deve a Scaduto 1)M. Scaduto 1947, pag. 399, il quale riteneva probabile che gli attuali ruderi insistenti presso Contrada Sant’Anastasia afferissero al monastero di Psicro.

Descrizione storica – Le fonti storiche accennano con parsimonia al monastero di San Giovanni Psicro, del quale non è conosciuta l’esatta data di fondazione. Un documento del 1105 2)L.T. White jr 1938, pp. 388-389 ricorda un casale Sichro in relazione ad uno scambio di beni tra Ugo di Creun e l’abate Ambrogio di Lipari. Il toponimo non sembrerebbe però riferirsi al monastero di S. Giovanni, ma ad una omonima località sita tra Caronia e S. Mauro 3)M. Scaduto 1947, pag. 399-400. Del complesso monastico, invece, si ha un primo ricordo in Pirri. Lo storico accenna a un documento del 6 giugno 1144, nel quale Luca, archimandrita del S. Salvatore di Messina, decide di edificare un mulino in contrada “Psciero”, << juxta Mascalum >>, non lontano dal monastero di San Giovanni 4)R. Pirri 1733, pp. 473, 1157 5)M. Scaduto 1947, pag. 101 . Prosegue il Pirri riportando un altro documento del 1145 6)R. Pirri 1733, pag. 978, in cui si accenna ai confini dell’archimandritato di Messina. Fra i monasteri citati è presente anche San Giovanni Psicro, del quale si ricorda il luogo di fondazione: <>. Si data al 1175 una bolla di papa Alessandro III rilasciata in occasione dell’elezione del nuovo abate del S. Salvatore di Messina. Il testo ricorda i monasteri alle dipendenze dirette del S. Salvatore, fra i quali risulta ancora una volta S. Giovanni Psychro 7)R. Pirri 1733, pag. 979 . Dai pochi accenni delle fonti, risulta quindi fondamentale il documento del 1145 d.C., unico che riporta il luogo ove un tempo si trovava il complesso sacro, in un territorio limitrofo o interno ai confini della contea di Mascali (il documento del 1144 riporta la frase “juxta Mascalum”), non lontano da Castiglione, nei pressi di colate laviche certamente antiche, “lapidem nigrum”, come quelle che si incontrano risalendo il fiume (Alcantara) da Castiglione verso Randazzo. Ai dati delle fonti storiche giunge in aiuto, fortunatamente, la toponomastica. Tra le attuali frazioni esistenti lungo il territorio compreso tra i comuni di Randazzo, Mojo e Castiglione vi è quella di Passopisciaro, la cui seconda parte del toponimo si ritiene corruzione della parola “Psicro”  8)M. Scaduto 1947, pag. 399-400, ipotesi ancor più avvalorata dal documento del 1144 nel quale si menziona la contrada del monastero di San Giovanni con il termine, già corrotto, di “Psciero” simile, se non identico, alla seconda parte dell’attuale toponimo. E’ da escludere l’ipotesi che il monastero potesse sorgere non lontano dalla costa ionica, all’interno del territorio di Mascali. Nei secoli normanni il territorio mascalese era di gran lunga più esteso e si ritiene che i limiti dell’antica contea giungessero fin all’interno della valle dell’Alcantara e confinassero con i territori di Castiglione e Randazzo. Infine la presenza di cospicui ruderi tra le contrade “Feudo” e “Imbischi”, un chilometro a nord/ovest rispetto all’abitato di Passopisciaro, è da considerarsi un altro importante dato al fine di confermare l’esistenza in questi luoghi del monastero di San Giovanni Psicro.

Descrizione architettonica e topografica – l’area compresa tra le contrade Feudo, Imbischi e Acqua Fredda è molto vasta. Essa venne già, in generale, segnalata da Paolo Orsi, grazie ad una preliminare esplorazione dell’ampia zona affidata all’assitente R. Carta 9)P. Orsi 1907, pp. 496-497, il quale rinvenne numerose tombe a tegola e frammenti fittili e architettonici che denunziavano una frequentazione dei luoghi in tempi ben più antichi di quelli normanni. Lungo contrada Feudo/Imbischi si possono notare, oltre alle macro strutture, anche resti semisepolti dalla vegetazione. Inoltre moderni edifici costruiti in prossimità dei ruderi inglobano materiale di riutilizzo. Fra i ruderi più cospicui, spiccano certamente due absidi, entrambe rivolte ad est e di dimensioni differenti. Una delle due absidi è imponente, presenta una forma semicircolare, sovrastata da un catino absidale con resti di intonaco bianco. La tecnica edilizia di questa struttura ricorda la basilichetta di Imbischi e anche il materiale edilizio è del tutto simile: pietrame lavico leggermente sbozzato, con allettamento di malta e inclusi di laterizi. I cantonali sono rinforzati da pietra ben squadrata. All’interno della conca absidale si possono notare piccole nicchie ricavate nello spessore murario dentro una cornice triangolare di laterizi. La seconda abside, nettamente più piccola, giace pochi metri a sud della prima ed è caratterizzata dalla presenza di resti d’intonaco rossastro e, soprattutto, di alcuni lembi di affreschi ormai quasi del tutto indecifrabili, se non un misero frammento, nel quale si riescono a distinguere le dita di una mano, la manica di una tunica, il corrispettivo lembo del vestito e un libro sorretto dalla mano stessa. E’ presumibile che si tratti di quanto rimane della figura di un santo, dipinto con tecnica bizantina o bizantineggiante. E’ molto probabile che, delle due absidi, almeno quella maggiore afferisse ad un edifcio sacro di pianta rettangolare, orientato est-ovest, similmente ad altri edifici presumibilmente coevi come le chiese dei monasteri di S. Maria di Mili, dei SS. Pietro e Paolo di Agrò e Itala.

Bibliografia –

P. Orsi (1907), Notizie degli scavi di Antichità, Atti della R. Accademia dei Lincei, vol. VI, serie Quinta, pp. 495-497, 1907.

R. Pirri (1733), Sicilia sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, Palermo 1733.

M. Scaduto (1947), Il monachesimo basiliano nella Sicilia medievale, 1947.

L.T. White jr (1938), Il monachesimo latino nella Sicilia normanna, Catania 1938 (rist. 1984).

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References   [ + ]

1. M. Scaduto 1947, pag. 399
2. L.T. White jr 1938, pp. 388-389
3. M. Scaduto 1947, pag. 399-400
4. R. Pirri 1733, pp. 473, 1157
5. M. Scaduto 1947, pag. 101
6. R. Pirri 1733, pag. 978
7. R. Pirri 1733, pag. 979
8. M. Scaduto 1947, pag. 399-400
9. P. Orsi 1907, pp. 496-497
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