La cappella gentilizia del Castello di Adrano

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Sessioni fotografiche – 4 aprile 2012 (Nikon 1x + Nikkor AFS 12 24 F4)

Orari di apertura – da martedì a sabato 9.00 – 19.00;  domenica e festivi 9.00 – 13.30; lunedì chiuso. Biglietto unico Museo di Adrano, visita ai vani interni e alla cappella gentilizia del dongione e area archeologica delle Mura dionigiane: € 4,00 intero;  € 2,00 ridotto.

Descrizione architettonica – La cappella gentilizia del castello di Adrano trova luogo presso il secondo piano della torre, lungo il versante di sud-est. Si tratta di un piccolo vano rettangolare di 7×4 metri 1)F. Maurici (1992), pag. 178. La struttura risulta divisa in due parti distinte: l’abside, orientata verso est è ricavata nello spessore murario della parete orientale e possiede un presbiterio molto ridotto; l’aula, divisa in due campate sorrette da due volte a crociera caratterizzate da bei costoloni in pietra lavica, che poggiano su semicolonne i cui capitelli sono arricchiti da decorazioni fitofloreali. I punti luce della cappella sono un grande finestrone posto lungo la parete meridionale e da una piccola feritoia strombata posta nella conca absidale. Si accede al vano attraverso due ingressi, uno lungo la parete ovest e l’altro, monumentale, lungo la parete settentrionale. Sia la copertura, sia la zona absidale sono arricchiti dall’utilizzo di una pietra lavica rossastra e tenera, malleabile e adatta a creare bassorilievi e modanature. Dei due ingressi, quello settentrionale è di tipo monumentale. La soglia è sorretta da un sontuoso arco ad ogiva arricchito da archivolti rincassati e semicolonne, che terminano in sontuosi capitelli decorati ancora una volta con motivi fitofloreali. La medesima decorazione si ripete nella conca absidale. Anche qui semicolonne sorreggono capitelli con decorazione vegetale, presumibilmente alghe, motivo diffuso in Sicilia presumibilmente tra  XV e XVI sec. d.C. La cappella è totalmente intonacata di bianco e spezzano la monotonia dell’intonaco due graziose edicolette trilobate, situate una lungo la parete sinistra, l’altra nella conca absidale, e le pitture ad affresco presso il catino dell’abside. La resa pittorica ed iconografia delle pitture è bizantineggiante, su uno sfondo dorato sono protagonisti della scena un Cristo Pantocratore seduto su scranno con la mano destra benedicente e sorreggente con la sinistra un libro. Il Pantocratore, solitamente inscritto in mandorla, è qui inscritto in un clipeo sorretto da quattro angeli.

L’affresco giunge ai giorni nostri non perfettamente integro, mancano infatti alcune porzioni (la mano benedicente del Cristo è scomparsa) e in linea di massima sembra che alcune parti della pittura siano state reintegrate, come appare evidente soprattutto in corrispondenza dei volti degli angeli. Anche il panneggio dei due cherubini, che sorreggono il clipeo dal basso, sembrerebbe singolare e al momento si stenta a trovare efficaci confronti con altre pitture presenti in Sicilia. Alla base dell’affresco, poco sopra la feritoia a strombo che divide la conca dal catino absidale, trova posto una croce patente che sembrerebbe fatta della medesima pietra lavica utilizzata per decorare la cappella. Non è semplice datare correttamente le pitture del catino absidale. Gli esecutori dell’opera mostrano di avere in mente l’iconografia bizantina e realizzano una affresco che richiama il linguaggio iconografico delle botteghe bizantine esistenti in Sicilia tra XI e XIII secolo. Il risultato finale si distacca però dai canoni tradizionali. Le pitture della cappella gentilizia del dongione di Adrano perdono la “maniera” bizantina e orientale di raccontare per immagini e sembrano cedere, almeno in parte, al regionalismo, al linguaggio della periferia. Allo stato attuale degli studi si potrebbe attribuire alle pitture una datazione intorno alla metà/fine del XV sec. e gli inizi del XVI. E’ probabile che gli affreschi si estendessero alla conca absidale con una Theotokos tra santi e alle pareti laterali, probabilmente arricchite con scene vetero e neotestamentarie o icone di santi guerrieri, così come si osserva presso la cappella del castello di Paternò 2)C. A. Di Stefano, A. Cadei, M. Andaloro 1998, pag. 501 e seg. . Probabilmente la trasformazione in carcere dell’edificio tra XVIII e XIX sec., avrà contribuito alla quasi totale scomparsa del ciclo di affreschi. Sopravvive solo una pittura che occupa la lunetta dell’ingresso situato lungo la parete settentrionale. Si tratta comunque di una realizzazione tarda, risalente forse al XVII secolo, che testimonierebbe l’utilizzo della cappella e presumibilmente del castello come dimora signorile almeno fino al 1600. Non è da escludere che una cappella gentilizia fosse stata inclusa già nell’impianto originario o ricavata all’interno dell’edificio poco dopo la realizzazione della torre. L’attuale aspetto della cappella potrebbe essere il risultato di un rifacimento successivo.

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1. F. Maurici (1992), pag. 178
2. C. A. Di Stefano, A. Cadei, M. Andaloro 1998, pag. 501 e seg.
3. et XIV
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