Monastero di San Pietro di Deca

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Monachesimo basiliano nella Sicilia medievale: il monastero di San Pietro di Deca

Descrizione storica (preliminare) –  Il monastero di San Pietro di Deca potrebbe essere una delle due fondazioni dedicate a S. Pietro promosse dall’egumeno Gregorio del S. Filippo di Demenna 1)C. Filangeri 1979, pag. 56.  Sul complesso sacro si hanno poche notizie di rilievo. Nel 1131 il monastero è sottoposto all’archimandritato del Santissimo Salvatore di Messina 2)C. Filangeri 1979, pag. 56 . Nel 1133 governa il monastero un economo nominato dall’archimandrita 3)C. Filangeri 1979, pag. 56. Dai pochi dati che emergono dalle fonti storiche si apprende dell’esistenza solo di priori per il secolo XVI. Nel 1556 il monastero è in regime di commenda e l’abbate commendatario viene nominato  fino al XVII secolo dalla badessa del SS. Salvatore di S. Marco d’Alunzio. Tuttavia appena due anni dopo, nel 1558, San Pietro di Deca risulta distrutto 4)C. Filangeri 1979, pag. 56, in parte o del tutto. In onore di S. Pietro  si teneva una fiera, presumibilmente lungo la marina, non lontano dal monastero. Nel 1585 la fiera/mercato  viene soppressa, causa timori di incursioni barbaresche, e viene spostata presso S. Marco D’Alunzio, presso la chiesa dell’Aracoeli.

Descrizione topografica e architettonica (preliminare) – I ruderi del monastero di San Pietro di Deca sorgono lungo la costa, non lontano dal torrente Panà, nei pressi del comune di Torranova, un tempo frazione di S. Marco d’Alunzio, dal 1985 comune. Del complesso sacro, che poggia o riutilizza strutture di epoca precedente, rimane una singolare struttura a pianta ottagona coperta da cupola emisferica. Gli otto prospetti hanno subito numerosi rimaneggiamenti durante i lunghi secoli di vita e ciascuno è caratterizzato dalla presenza di un’apertura, monofore che in alcuni casi sembrano intercettare bifore adesso in parte o del tutto cancellate. L’ingresso trova posto nel prospetto di sud-est e immette in un ambiente circolare, che circoscrive un ampio spazio caratterizzato, lungo le pareti, da sette absidi con fornici realizzati in laterizi e posti tutti alla stessa quota. E’ probabile che ciascuna abside fosse affrescata, sia nel catino, sia nella conca absidale. Oggi rimangono solo labili tracce di intonaco. La tecnica edilizia è formata da assise irregolari di pietrame vario locale e laterizi. Di tanto in tanto si incontrano conci ben squadrati, chiaro segno della presenza di materiale di reimpiego proveniente da strutture limitrofe parzialmente o del tutto scomparse. Sulla destinazione dell’edificio poco è dato sapere e quasiasi ipotesi (chiesa, battistero, monumento funerario) necessita di ulteriori indagini per ottenere conferma.

Bibliografia –

V. Amico (1855/56), Dizionario topografico della Sicilia, trad. da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855/56.

C. Filangeri (1979), Monasteri Basiliani di Sicilia, Messina 1979.

R. Pirri (1733), Sicilia sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, Palermo 1733.

M. Scaduto (1947), Il monachesimo basiliano nella Sicilia medievale, 1947.

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References   [ + ]

1. C. Filangeri 1979, pag. 56
2. C. Filangeri 1979, pag. 56
3. C. Filangeri 1979, pag. 56
4. C. Filangeri 1979, pag. 56
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