Monastero di San Salvatore della Placa presso Francavilla di Sicilia

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Insediamento e architettura religiosa dai bizantini ai normanni nella media valle dell’Alcantara: il monastero del San Salvatore della Placa

Il monachesimo basiliano nella Sicilia medievale: il monastero del San Salvatore della Placa

Sessioni fotografiche – 16 agosto 2011 (Nikon D1X + Nikon Nikkor AF 70 210 F4); 31 luglio 2010 (Kodak DCS PRO/N + Nikkor 70 210 F4); 24 marzo 2004 (Nikon Coolpix 995)

Motta Placa-1-2Descrizione storica – Poche notizie storiche illuminano sull’origine del monastero di S. Salvatore della Placa, che si lega indissolubilmente alla figura di S. Chermes, monaco nato durante la dominazione musulmana e vissuto tra le rovine di un antico convento non lontano da Francavilla di Sicilia. Il martirologio 1)O. Caietanus 1657, pp. 173-175  racconta l’incontro del monaco con Ruggero I, tra il 1080 e il 1093 d.C., al fine di restaurare il vecchio cenobio posto a nord dell’Etna e al limitare della cosiddetta foresta di Placa. Il conte pare accondiscendesse a tutte le richieste, ricostruendo il complesso in rovina, donando terre e fornendo anche libri 2)Garufi 1899, pp. 7-9. Seguendo, dunque, le indicazioni documentarie è lecito ritenere che il complesso precedente alla rifondazione normanna fosse un monastero sorto in epoca bizantina e giunto alla vigilia della liberazione dell’isola dal dominio musulmano in stato di rudere. Purtroppo della vita del S. Salvatore della Placa successivamente alla rifondazione normanna si conosce ugualmente poco. Nel 1130 il complesso entra a far parte dell’archimandritato del S. Salvatore di Messina e documenti inediti accennano ad alcuni igumeni. Nel 1179 è un tale Teodoreto ad essere a capo del monastero 3)Vat. Lat. 8201, foglio 227r e 226. Succedono, nel 1286, un Antonio 4)Vat. Lat. 8201, foglio 329, nel 1328 un Filareto 5)R. Cantarella 1985, pp. 30-31 e 171, nel 1346 Lorenzo 6)Reg. Vatic. T. 177, fol. 69r. e poco dopo un monaco dell’archimandritato messinese, tale Anicio 7)Reg. Vat. 192, fol. 10r.. Durante la seconda metà del XIV sec. si succedono a capo del monastero un certo Paolo e, di seguito, un tale Giacomo di Troina 8)R. Pirri 1733, pag. 1279. Nel 1299 il sito risulta temporaneamente convertito in fortilizio 9)Nicolò Speciale, utilizzo che si protrae almeno fino al 1356 10)G. Cosentino 1886, pag. 238. Il San Salvatore della Placa viene sicuramente retto da abati basiliani fino al 1457. Dalla seconda metà del XV sec. il monastero è soggetto a regime di commenda. Sembra che alle dipendenze del monastero vi fossero anche due chiese suffraganee, una di S. Paolo presso Maniace e un’altra presso un feudo omonimo in territorio di Randazzo. Nel 1743 il complesso constava di una chiesa, un archivio, celle per i monachi e alloggio per il priore 11)De Ciocchis 1836, pag. 6. Probabilmente le strutture edilizie dovevano già da tempo minacciare rovina e, conseguentemente, intorno alla metà del XVIII sec. i monaci ottennero di essere trasferiti in luoghi più sicuri presso Francavilla di Sicilia, decretando così il definitivo e totale abbandono dell’ “arx placarum” 12)V. Amico 1855/56, pp. 470-472.

Descrizione architettonica e topografica – I ruderi del monastero basiliano sorgono su di un dado marnoso, piatto sulla sommità e accessibile solo ed esclusivamente da occidente 13)AA.VV., Castelli medievali di Sicilia 2001, pag. 254. Per tre lati le pareti sono a strapiombo, gettandosi in un dirupo profondo centinaia di metri. I resti del complesso edilizio si riducono a poche macerie pericolanti. Gli ambienti principali sporgono verso oriente, lungo l’asse nord-sud, in contatto visivo con il castello di Francavilla. Ivi si distinguono un deambulatorio comune e alcuni vani di piccole dimensioni, probabilmente le celle dei monaci. Non lontano dovrebbe trovarsi l’ingresso principale del monastero e subito dopo tre vani a pianta quadrata. E’ inoltre possibile riconoscere la pianta rettangolare di una piccola chiesa con nartece quadrangolare e probabile abside poligonale, ricavato nella muratura della parete orientale. In questo luogo si riconoscono due sepolture: la prima, in parte inserita nella muratura, è addossata alla parete meridionale della chiesa, prossima ad un piccolo ingresso secondario; la seconda, accostata alla parete meridionale del nartece, è scavata nella roccia calcarea ed è coperta da una volta a botte. La chiesa non presenta un impianto unitario ed è possibile osservare due tipologie di muratura: in basso risaltano grossi conci di pietra squadrati, più in alto il pietrame diventa minuto, non sbozzato e legato insieme da malta e cocci spezzati. È ipotesi probabile che la chiesa sia il frutto di una ricostruzione a partire da un impianto originario di origine pre-normanna, probabilmente bizantina. In prossimità del complesso principale si possono anche osservare due piccoli vani rettangolari coperti con volta a botte, forse adibiti a palmento del monastero. A meridione, rispetto al complesso monastico, si osserva un vano a pianta quadrangolare colmo di macerie per tre quarti della profondità. Il rivestimento interno in malta idraulica lascerebbe intendere l’utilizzo della costruzione come cisterna. Dall’esame del complesso monastico si può, dunque, dedurre un impianto non unitario, ma sviluppatosi per aggregazione successiva di vani, secondo le necessità del momento. Le due tipologie edilizie, che contraddistinguono il corpo di fabbrica della chiesa, farebbero ritenere che proprio in questo luogo un tempo abitasse una comunità cenobitica, forse sopravvissuta alla dominazione musulmana. Si tratta certamente di un complesso architettonico singolare, un unicum per tutta la Sicilia. L’isola, infatti, non offre altri esempi simili, anche perché conformazioni rocciose così particolari risultano rare. E’ possibile che un tempo il dado marnoso su cui ancor oggi sorge il castello di Castiglione avesse un aspetto simile a quello del S. Salvatore della Placa, cioè piatto alla sommità e isolato dall’ambiente circostante. Sarebbe, invero, doveroso richiamare alla mente un possibile confronto tra il monastero della Placa e i monasteri macedoni della regione detta delle “Meteore, presso la quale è possibile osservare complessi monastici sorti su alti e angusti speroni di roccia. Essi si presentano quasi del tutto isolati e accessibili solo per mezzo di scale a corda o instabili ponticelli di legno. La maggior parte di tali monasteri in Macedonia è sorta tra il XIII ed il XIV secolo d.C. Il monastero di San Salvatore della Placa presso Francavilla di Sicilia, che presenta caratteristiche del tutto simili, se non identiche agli impianti macedoni, ma edificato alla fine dell’XI secolo, potrebbe rappresentare un prototipo esportato, successivamente, dalla Sicilia alla Grecia.

Bibliografia –

AA.VV. (2001), Castelli medievali di Sicilia : guida agli itinerari castellani dell’isola, Sicilia, Assessorato dei beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione, Palermo 2001.

V. Amico (1855/56), Dizionario topografico della Sicilia, trad. da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855/56.

O. Cajetanus (1657), Vitae Sanctorum Siculorum, in Acta Sanctorum Augusti, 1657.

R. Cantarella (1985), Codex Messanensis Graecus 105, Società Storia Patria Palermo, 1985.

G. Cosentino (1886), Codice Diplomatico di Federico III d’Aragona, re di Sicilia (1355-1377), Palermo 1886.

De Ciocchis (1836), Actae sacrae Regiae Visitationis, Palermo 1836.

C.A. Garufi (1899), I documenti inediti dell’epoca normanna in Sicilia, Palermo 1899.

R. Pirri (1733), Sicilia sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, Palermo 1733.

N. Speciale (1791), Historia sicula ad anno MCCLXXXII ad annum MCCCXXXVII, Biblioteca scriptorum qui res in Sicilia gestas sub aragonum imperio rettulere, Palermo 1791.

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References   [ + ]

1. O. Caietanus 1657, pp. 173-175
2. Garufi 1899, pp. 7-9
3. Vat. Lat. 8201, foglio 227r e 226
4. Vat. Lat. 8201, foglio 329
5. R. Cantarella 1985, pp. 30-31 e 171
6. Reg. Vatic. T. 177, fol. 69r.
7. Reg. Vat. 192, fol. 10r.
8. R. Pirri 1733, pag. 1279
9. Nicolò Speciale
10. G. Cosentino 1886, pag. 238
11. De Ciocchis 1836, pag. 6
12. V. Amico 1855/56, pp. 470-472
13. AA.VV., Castelli medievali di Sicilia 2001, pag. 254
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