Monastero di Santa Maria di Maniace

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Monachesimo basiliano nella Sicilia medievale: il monastero di Santa Maria di Maniace

Sessioni fotografiche – 2003/2004 (Nikon Coolpix 995)

Paesaggio – pianura (altipiano), circondata a meridione dal massiccio dell’Etna, a oriente dai Peloritani, a occidente dai Nebrodi.

maniace-1-9Notizie storiche – L’origine di Maniace sembra legarsi alla fondazione di un piccolo abitato o casale in seguito ad una vittoria riportata dall’omonimo generale bizantino in una aspra battaglia contro i musulmani di Sicilia. In questi luoghi, il tipikon del S. Filippo di Demenna ricorda l’esistenza di una chiesa di rito greco intitolata a S. Maria di Maniace. Da questo nucleo religioso, forse un piccolo metochio, prende vita il monastero normanno di rito latino, fondato nell’anno 1173/74 per volontà della regina Margherita, madre di Guglielmo II il Buono. I coevi documenti normanno/svevi non menzionano l’esistenza di un fortilizio, attesato solo a partire dal 1357 e denominato “turris” nel 1422. Edrisi, nel 1150, cita Maniace con il toponimo di Manyag o di Giran ad-daqiq (“le grotte della farina”), giudicandolo un piccolo abitato di pianura. Ugo Falcando, alcuni anni dopo, definisce Maniace colonia lombarda. Il monastero subisce gravi danni durante Il terremoto del 1693 e la successiva ricostruzione altera l’originario aspetto architettonico del complesso religioso. Infine nel 1799 Ferdinando di Borbone dona Santa Maria di Maniace e tutti i suoi possedimenti all’ammiraglio inglese Orazio Nelson. A questo periodo risalgono altri mutamenti sostanziali che colpiscono quel che rimane del monastero.

Architettura e topografia – Impropria è la definizione di “castello” per il monastero di Santa Maria di Maniace. Certamente in epoca anteriore al terremoto de 1693 la conformazione complessiva dell’intero edificio doveva somigliare ad un monastero fortificato, quasi un “baglio”, circondato da mura di cinta, con una torre mastra esistente all’interno del circuito murario e posta probabilmente ad oriente delle scomparse absidi della chiesa normanno/sveva (secondo una descrizione del De Ciocchis, il quale visitò il complesso forse nel 1741). Riguardo, invece, al possibile abitato romano/bizantino preesistente all’abbazia, v’è da segnalare la scoperta, agli inizi del XX secolo, di alcuni ruderi con mosaico in un appezzamento di terreno poco più a sud dell’attuale complesso sacro. Paolo Orsi, che ebbe la possibilità di studiare i rinvenimenti, propose una datazione dei resti intorno al periodo tardo antico (IV/V sec. d.C.). Da segnalare, all’interno della chiesa normanna, la presenza di un’icona bizantina raffigurante una Madonna con Bambino Gesù, risalente all’XI/XIII secolo d.C..

Cronologia – XII secolo d.C.

Bibliografia –

V. Amico (1855/56), Dizionario topografico della Sicilia, trad. da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855/56.

F. Maurici (1992), Castelli medievali in Sicilia. Dai bizantini ai normanni, Sellerio, Palermo 1992.

S. Nibali (1988), Il castello di Nelson, Catania 1988.

B. Radice (1909), Il casale e l’abbazia di Maniace, in Archivio Storico Siciliano XXXIII, 1909, pp. 1-104.

S.C. Virzì (1992), Il castello della ducea di Maniace, Catania 1992.

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