Monastero di Santa Maria di Mili presso Messina

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Monachesimo basiliano nella Sicilia medievale: il monastero di Santa Maria di Mili presso Messina

Sessioni fotografiche – 2005 (Nikon Coolpix 995)

Descrizione storica – Il monastero di Santa Maria di Mili presso Messina è da molti studiosi considerato una delle più antiche fondazioni promosse dal nascente regno normanno in Sicilia in favore del monachesimo greco. La piccola chiesa, oggi superstite, si ritiene fondata intorno al 1092, secondo quanto si legge in un coevo documento normanno. Sulla validità della fonte si esprime con dubbio il Bottari 1)Bottari 1939, pp. 13-14. Il diploma, infatti, è riportato dal Pirri 2)R. Pirri 1733, pp. 1234 e seg., ma in lingua latina secondo una traduzione greca prodotta da Costantino Lascaris nel 1499. Il testo, però, sembrerebbe una falsificazione, poiché ricorda il Conte Ruggero con il titolo di “Rex”, carica a cui giunse solo il figlio Ruggero II alcuni decenni dopo. Bottari, comunque, ritiene credibile il testo, poiché, sebbene falsificato, è probabile che sostituisca fedelmente l’originale nelle parti essenziali. E’ anche possibile che si tratti, semplicemente, di un errore del copista 3)Bottari 1939, pag. 14 e nota 15. Vi è la possibilità che la fondazione del monastero di Mili sia, in realtà, la rifondazione di un più antico complesso sacro risalente ad epoca bizantino/araba in base a quanto riportato dal codice Vat. Gr. 2020, che reca, in data 992-993 d.C., la sottoscrizione di un copista, tale Ciriaco, prete e monaco originario di Mili 4)M. Scaduto 1947, pag. 82, nota 42. E’ certo che il monastero abbia avuto possibilità di fiorire fino ai secoli centrali del medioevo. L’istituzione dell’archimandritato facente capo al monastero del S. Salvatore di Messina lascia libero il complesso sacro di Mili, che si regge con regole proprie 5)M. Scaduto 1947, pag. 83. Ne fornisce testimonianza il codice Vat. Gr. 1877, che contiene una copia del Typicon 6)T. Toscani 1861/1864 in uso presso il complesso sacro. L’indipendenza del monastero è testimoniata anche dalle esenzioni elargite dal Conte Ruggero. Tra XI e XII sec. al vescovo di Messina S. Maria di Mili doveva dare solo due pani e una fiasca di vino, mentre alla corte di Palermo il monastero corrispondeva solo erba e frutta 7)M. Scaduto 1949, pag. 251. Riguardo alla successione degli abati per i secoli XI/XIV, poco si conosce. R. Pirri ne ricorda solo quattro, sebbene si debba aggiungere alla lista un quinto egumeno, tale Antonio, su commissione del quale un monaco, Bartolomeo, copiò nel 1165 un codice liturgico 8)M. Scaduto 1949, pag. 83, nota 44. Il monastero viene ricordato in un altro manoscritto, il gr. 1877, copiato nel 1292 da tale Paolo Corinzio 9)M. Scaduto 1949, pag. 83, nota 44, monaco del SS. Pietro e Paolo di Agrò e dimorante presso il monastero di Mili. Di un abate, appena menzionato dal Pirri, Barnaba 10)M. Scaduto 1949, pag. 83, nota 44, si sostiene che rimanesse a capo del monastero fino alla morte, avvenuta il 4 maggio del 1364. Il regime di commenda colpisce il monastero nell’ultimo trentennio del XV sec. Pirri registra come primo abate commendatario tale D. Alphonsus de Aragonia 11)R. Pirri 1733, pag. 1236. L’età moderna vede un generale declino dei cenobi basiliani sull’Isola. Non fa eccezione S. Maria di Mili, abitato nel XVI sec. da tre o quattro monaci. Nel 1542 i beni del monastero risultano incorporati all’ospedale di S. Maria della Pietà 12)M. Scaduto 1949, pag. 375.

Descrizione architettonica e topografica – Si possiede una conoscenza approssimativa delle caratteristiche architettoniche del monastero di Santa Maria di Mili presso Messina per i secoli del medioevo e dell’età moderna. Probabilmente risalgono agli inizi del XVI sec. alcuni rifacimenti volti ad allungare l’aula della chiesa. Testimoniava la parziale ristrutturazione una data incisa su una delle travi del soffitto. La data, ben visibile alla metà del XX secolo, oggi risulta scomparsa 13)Bottari 1939, pag. 14 nota 16. La ristrutturazione cinquecentesca aiuta ad immaginare una chiesa dalle dimensioni originarie piuttosto modeste. All’interno dell’edificio, l’aula possiede una sola navata,  coperta da soffitto ligneo. Solo in corrispondenza del breve presbiterio si possono osservare tre arcate a sesto leggermente acuto, dei quali quello centrale, l’arco di trionfo, si imposta su robusti pilastri. Gli archi laterali poggiano sulle fiancate della chiesa. Le absidi presentano soluzioni architettoniche comuni ad alcune chiese medievali siciliane. Infatti, emerge all’esterno solo l’abside centrale, mentre le absidi laterali, nella forma di nicchie strette ed alte, sono ricavate all’interno dello spessore murario 14)C. E. Nicklies 1992, pp. 16 e 22-24. Accorgimento strutturale interessante è quello di aver collegato l’arco trionfale con l’arco dell’abside centrale per mezzo di arconi, che rendono tripartito il medesimo presbiterio, coperto, all’esterno, da tre cupole emisferiche trasversali, poggianti su tamburi ottogonali. La cupola centrale è anche la più grande. La superficie esterna dell’abside è impreziosita da lesene, culminanti in archetti pensili. Il motivo, è noto ed è largamente adoperato nell’architettura protoromantica e romanica lungo buona parte della penisola, ma è raro in Sicilia, almeno nei monumenti databili alla fine dell’XI sec. d.C. Questo tipo di decorazione si ripete anche lungo le fiancate settentrionali e meridionali, nella parte alta della muratura. Qui infatti si possono osservare archi in mattoni che si sovrappongono agli archi delle finestre e si alternano con finestre cieche. Si tratta di un motivo decorativo ad arco “sopracciliare” che presso S. Maria di Mili è ulteriormente impreziosito dalla conformazione a testa di chiodo degli archi stessi 15)Bottari 1939, pag. 15. Questo  sistema costruttivo è noto alle maestranze romane e non ignoto alla Sicilia dell’alto medioevo, come testimonia il S. Salvatore di Rometta. Alla parte inferiore delle fiancate appartiene un’altra teoria decorativa, composta da archi a tutto sesto che si incrociano a formare archi a sesto acuto, sorretti da paraste, così come è possibile osservare presso i monasteri di Itala e Agrò. Purtroppo la decorazione della parete esterna meridionale pare sia stata rimaneggiata da restauri, mentre quella nord è stata quasi del tutto rovinata dall’aggiunta di un tetto, sebbene i resti facciano pensare ad una diversa concezione del motivo degli archi a sesto acuto frutto dell’incrocio di archi a tutto sesto. In questo caso, infatti, il motivo decorativo è stato ottenuto facendo sormontare corde di archi ribassati su due vertici consecutivi di archi appena acuti, arieggiando così l’incrocio di archi leggermente trilobati 16)Bottari 1939, pag. 16.

Bibliografia:

Bottari (1939), Chiese basiliane della Sicilia e della Calabria, Messina 1939.

G. Di Stefano (1954), Monumenti della Sicilia Normanna, Palermo 1954.

C.E. Nicklies (1992), The church of the Cuba near Castiglione di Sicilia and its cultural context, in Muqarnas IX, IX, 1992.

R. Pirri (1733), Sicilia sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, Palermo 1733.

M. Scaduto (1947), Il monachesimo basiliano nella Sicilia medievale, 1947.

T. Toscani (1861-1864), Ad typica graecorum ac praesertim ad typicum cryptoferratense S. Bartholomei Abbatis animadversiones Theodori Toscani Hieromonachi, Roma 1861-1864.

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References   [ + ]

1. Bottari 1939, pp. 13-14
2. R. Pirri 1733, pp. 1234 e seg.
3. Bottari 1939, pag. 14 e nota 15
4. M. Scaduto 1947, pag. 82, nota 42
5. M. Scaduto 1947, pag. 83
6. T. Toscani 1861/1864
7. M. Scaduto 1949, pag. 251
8. M. Scaduto 1949, pag. 83, nota 44
9. M. Scaduto 1949, pag. 83, nota 44
10. M. Scaduto 1949, pag. 83, nota 44
11. R. Pirri 1733, pag. 1236
12. M. Scaduto 1949, pag. 375
13. Bottari 1939, pag. 14 nota 16
14. C. E. Nicklies 1992, pp. 16 e 22-24
15. Bottari 1939, pag. 15
16. Bottari 1939, pag. 16
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