Monastero di Santo Stefano Briga o Briculo

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Il monachesimo greco nella Sicilia medievale: il monastero di Santo Stefano Briga o Briculo

Monastero di Santo Stefano Briga o Briculo, foto 2013 Giuseppe Tropea

Sessioni fotografiche – Dicembre 2012 (Nikon D1X + Nikkor 12 24 F4)

Monastero di Santo Stefano Briga o Briculo

Monastero di Santo Stefano Briga o Briculo, foto 2013 Giuseppe Tropea

Descrizione storica – incerta origine e storia di questo piccolo monastero sorto non lontano da Messina, nei pressi dell’omonimo torrente. Pare che il monastero fosse noto anche col toponimo di Santo Stefano di Messina. Il complesso risultava grangia del S. Salvatore di Messina nel 1131 1)Filangieri 1979, pag. 82 e L’archimandrita ne nominava un economo 2)Filangieri 1979, pag. 82. Il toponimo Briculo risulta in un diploma del 1144/1145 (ottobre 6653) 3)Filangieri 1979, pag. 82, nel quale re Ruggero descriveva i confini del complesso. Nel 1147 il complesso era inserito nella lista delle obbedienze utili al commercio con il S. Salvatore di Messina 4)M. Scaduto , pag. 99 . Pirri menziona il monastero in qualità di “S. Stephano di Messana… vocatur S. Steph. de Briculo…” e ne precisa la posizione, fuori dalle mura messinesi che fanno capo a Porta Buzzetta 5)R. Pirri, Sicila Sacra, vol. 2, pag. 998. Nel 1306 il monastero era ancora esistente e alle dipendente dell’Archimandritato di Messina 6)M. Scaduto , pag. 99 7)Filangieri 1979, pag. 82 .

Descrizione architettonica e topografica – scomparso da secoli, del monastero di Santo Stefano Briga o Briculo non rimanevano che le scarne indicazioni del Pirri. Il Filangeri, nel 1979, giudicava insufficienti gli elementi per l’identificazione. Tuttavia il monastero andava cercato la dove sembra sia sempre rimasto, nei pressi del torrente S. Stefano, avendo favorito la nascita dell’omonimo abitato di S. Stefano Briga. In paese, infatti, si identifica la presenza di una chiesa (chiesa dell’Immacolatella) orientata approssimativamente ovest-est, la cui origine medievale è indubbia. E’ probabile che si tratti di ciò che rimane del monastero di S. Stefano Briculo. L’edificio è privo di copertura, ha pianta rettangolare ad unica aula. L’ingresso è a ovest, in corrispondenza del prospetto principale, l’abside semicircolare è rivolta ad est. Non è possibile rilevare una netta cesura tra aula e presbiterio causa la totale scomparsa della pavimentazione originaria. Era possibile accedere alla chiesa anche attraverso un ingresso sorretto da arco a tutto sesto posto lungo la parete settentrionale. L’accesso oggi è tampagnato e molto al di sopra del piano di calpestio (è probabile che sia stata obliterata la rampa di scale che ne consentiva l’accesso). L’area presbiterale non è solo scandita dall’unica abside, ma anche si distingue per la presenza di due absidiole laterali, elemento caratteristico di molte chiese normanne di monasteri greci fondati tra XI e XII sec. d.C. 8)Freshfield 1913-18, vol. 2, pp. 53-54 9)C. E. Nicklies 1992, pag. 18. La tecnica muraria si avvale di pietra locale non sbozzata e disposta in assise irregolari. I cantonali risultano rinforzati da pietre non squadrate o sbozzate sommariamente. Nell’edificio si distinguono una piccola finestra leggermente strombata sul prospetto settentrionale, replicata anche sul prospetto meridionale (oggi tampagnata). Un’altra piccola apertura strombata si può osservare in corrispondenza dell’abside centrale e sul prospetto principale, poco sopra l’ingresso, si trova un’ampia finestra rettangolare di fattura relativamente recente. Le pareti meridionale e settentrionale, all’interno, conservano delle nicchie. Due sono in corrispondenza delle absidiole, altre due non lontano dall’ingresso. Si è accennato alla scomparsa della pavimentazione originaria, oggi sostituita da uno strato di cemento, forse quanto rimane di un tentativo fallito di nuova pavimentazione. Da segnalare una superfetazione che si addossa all’abside centrale e la non fruibilità del prospetto meridionale, celato da un edificio di recente costruzione. E’ probabile che la chiesa abbia subito rifacimenti anche radicali. Certamente un pesante intervento si potrebbe datare intorno al XVII/XVIII secolo, periodo in cui il prospetto principale, come accennato, venne adattato alle nuove esigenze liturgiche attraverso l’adozione di un ampio finestrone atto ad aumentare esponenzialmente l’apporto di luce all’interno dell’aula. E’ possibile che nel medesimo periodo la chiesa si intonacasse e si nascondessero gli antichi affreschi in favore di decorazioni tipicamente barocche.

Fotografie – dicembre 2012 10)nggallery id=112

Monastero di Santo Stefano Briga o Briculo

Monastero di Santo Stefano Briga o Briculo, foto 2012 Giuseppe Tropea, affresco conca absidale, particolare.

Decorazione architettonica e pittorica – ciò che rimane della piccola chiesa è, in sostanza, un guscio vuoto. L’intonaco originale è totalmente scomparso sia internamente, sia esternamente. La muratura è nuda ed esposta agli agenti atmosferici. Anche la copertura, probabilmente in origine a doppio spiovente, non esiste più. La decorazione architettonica è quasi del tutto scomparsa. Rimangono solo le modanature delle piccole finestre a strombo poste in corrispondenza dell’abside centrale e del presbiterio. Si tratta di decorazione in semplice pietra lavica sagomata priva della tipica policromia normanna (alternanza di mattoni ocra con pietra bianca o nera). L’accesso laterale, tampagnato, è stato con ogni probabilità ricavato o rifatto in epoca più recente rispetto alla fondazione della chiesa. Destino differente ha, invece, patito l’ingresso principale, del quale certamente si è abbattuto l’arco, sostituito con uno di mattoni a sesto ribassato. Anche la grande finestra sovrastante l’ingresso è opera recente, ricavata, presumibilmente tra XVII e XVIII secolo, per garantire maggiore illuminazione all’ambiente. Nonostante poche o quasi inesistenti siano le decorazioni architettoniche a rilievo, l’abside centrale e le absidiole contengono importanti resti di affreschi miracolosamente giunti ai giorni nostri. Come già accennato, la soluzione architettonica delle absidiole è comune a molte chiese basiliane fondate in epoca normanna. Medesimo espediente, infatti, si può osservare presso la Cuba di Castiglione e presso il monastero di S. Maria di Mili, solo per citare le chiese di epoca bizantino/normanna più vicine al rudere di S. Stefano Briga. I pochi affreschi superstiti ricoprono alcune parti della conca absidale e del catino. Tracce si rilevano anche presso le due absidiole. E’ sull’absidiola di sinistra che si osserva il lacerto meglio conservato. Purtroppo non si rileva il Pantocratore, che con ogni probabilità doveva occupare il catino (così come lascerebbero intendere alcuni resti posti tra catino e conca), nella consueta postura benedicente, inscritto in una mandorla sorretta da quattro angeli, dei quali parrebbe essere superstite solo quello affrescato in alto a sinistra. Anche l’eventuale figura della Maria Vergine, occupante la conca, non è più rilevabile. Rimangono, infatti, solo labili resti di cornici rosse all’interno delle quali si intravedono indistinte figure. Risulta con grande evidenza il restauro conservativo dell’abside, del quale è stato ricostruito l’arco trionfale ad ogiva. A seguito dei restauri, studiosi locali ricordano lo strappo (scelta sempre infelice) degli affreschi da parte delle autorità competenti. E’ dunque speranza che gli affreschi di catino e conca siano in realtà custoditi in un magazzino e si auspica che vengano al più presto restituiti alla collettività. Altri brandelli di affreschi si osservano anche nelle absidiole e in particolare in corrispondenza dell’absidiola di sinistra, nella quale si distingue con chiarezza il volto di un santo. Risulta non agevole identificare il religioso (Santo Stefano Martire?) e tuttavia si rimane catturati dalla pregevole realizzazione. Nonostante il deterioramento e viraggio dei colori a causa dei secoli di vista e il pessimo stato di conservazione (pitture lasciate a cielo aperto, sottoposte a ogni intemperia) si riconosce il volto nimbato, ieratico e sofferente del santo, del quale si distinguono i caratteristici tratti somatici, quali il naso lungo, gli occhi grandi e immobili, baffi e barba leggermente incolti. Sembrerebbe rispettata quasi alla perfezione la regola dei tre cerchi, il nimbo, incorniciato, a sua volta racchiude il viso, avendo l’artista centrato il compasso tra il naso e la fronte. Non risulta semplice datare datare correttamente gli affreschi. Nell’insieme, ciò che rimane dell’antico ciclo pittorico è possibile che sia stato realizzato in momenti differenti. Sembra infatti che si possa riconoscere una mano che ha realizzato la pittura dell’absidiola di sinistra (e presumibilmente anche quella di destra oggi scomparsa), un’altra avrebbe avuto, invece, l’incarico di realizzare gli affreschi della conca, presso la quale l’unico volto, che consente una lettura più approfondita, restituisce elementi distintivi della pittura siciliana di XIV/XV secolo. il volto appare, infatti, ripreso di 3/4, tondo, con occhi marcati e labbra carnose. Similitudini si potrebbero ritrovare con alcuni affreschi del Priorato di S. Andrea a Piazza Armerina o con le pitture della cappella gentilizia del dongione di Adrano. Qualora queste analisi trovassero ulteriore conferma, gli affreschi di S. Stefano Briga potrebbero collocarsi in un arco di tempo compreso tra il XII e il XIV/XV secolo d.C.

Bibliografia –

C. Filangeri (1979), Monasteri Basiliani di Sicilia, Messina 1979.

E.H. Freshfield (1913-18), Cellae trichorae and other Christian antiquities, Londra 1913-18.

C. E. Nicklies (1992), The church of the Cuba near Castiglione di Sicilia and its cultural context, in Muqarnas IX, 1992.

R. Pirri (1733), Sicilia sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, Palermo 1733.

M. Scaduto (1947), Il monachesimo basiliano nella Sicilia medievale, 1947.

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References   [ + ]

1. Filangieri 1979, pag. 82
2. Filangieri 1979, pag. 82
3. Filangieri 1979, pag. 82
4. M. Scaduto , pag. 99
5. R. Pirri, Sicila Sacra, vol. 2, pag. 998
6. M. Scaduto , pag. 99
7. Filangieri 1979, pag. 82
8. Freshfield 1913-18, vol. 2, pp. 53-54
9. C. E. Nicklies 1992, pag. 18
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