Monte Castellazzo presso Polverello

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Sessioni fotografiche – 26 luglio 2009 (Nikon D2H + 18mm F3.5 AIS)

Descrizione storica (preliminare) – Nessun dato storico che possa gettare luce sulle origini della struttura sita presso Monte Castellazzo. Una tradizione locale sostiene che il castello interrato di Monte Castellazzo presso Polverello sia la prima fondazione del castello di Montalbano Elicona. Tuttavia, a causa dell’asprezza dei luoghi, sembra che l’edificio costruito sull’altura, venisse abbandonato forse ancor prima che venisse ultimato 1)Castelli medievali di Sicilia 2001, pag. 251.

Descrizione topografica e architettonica (preliminare) – I resti, in parte interrati, giacciono presso un rilievo, piatto alla sommità, noto con il toponimo di “Monte Castellazzo” (1311 m. s.l.m.). L’altura domina i luoghi circostanti e da essa si ha un diretto contatto visivo con il castello di Montalbano Elicona. Una strada, oggi agevolmente percorribile con normali mnezzi di locomozonione, transita poco a meridione del rilievo, permettendo un’agevole ascesa alla sommità. Il luogo è isolato, battuto dai venti in estate e soggetto a temperature rigide, piogge e neve durate autunno e inverno. L’esistenza di attività antropica sarebbe improbabile data l’asprezza dei luoghi, eppure il punto più alto del piccolo altipiano è caratterizzato dalla presenza di ingenti ruderi della fortezza, ben leggibili da satellite. L’edificio ha pianta quadrata di circa 50 metri per lato e si riescono a distinguere labili tracce di torri angolari e mediane. La tecnica edilizia si caratterizza per utilizzo di pietra locale parzialmente sbozzata. I resti della struttura si ergono dal piano di calpestio per un’altezza pari a 1/1,5 metri. Si ritiene possibile che la struttura sia stata spogliata dell’ordito murario durante i secoli. L’ipotesi trova terreno fertile grazie alla presenza, nelle immediate vicinanze, di recinti di ovini ricavati attraverso l’utilizzo di grandi (in alcuni casi enormi) conci perfettamente squadrati. Si potrebbe trattare di materiale di riutilizzo proveniente dalla fortezza progressivamente smantellata.ulteriore conferma all’ipotesi della spolizaione progressiva proviene dalla presenza, lungo il lato meridionale del castello, di un’ampia strttura circolare, una “tholos” o cubburno/cubbula (riparo elementale litico), utilizzato un tempo dai pastori della zona, oggi abbandonato e con la volta sfondata. La struttura è stata anch’essa edificata attraverso il riutilizzo di materiale edilizio proveniente dal castello. Difficile datare i ruderi del castello senza adeguate indagini in loco. La pianta quadrata e le torri angolari potrebbero richiamare alla mente strutture fortificate di epoca bizantina. D’altronde il luogo isolato e la struttura, costruita a salvaguardia di un importante passo lungo la via che da Randazzo conduce al mar Tirreno, risponderebbero a precise esigenze difensive sorte durante il conflitto musulmano bizantino per il possesso dell’isola tra IX e XI sec. d.C. Tuttavia la pianta quadrata e gli ingenti conci squadrati riutilizzati nei limitrofi recinti per ovini richiamano alla mente edifici fortificati di epoca federiciana. La struttura fortificata di Monte Castellazzo, seguendo anche la tradizione locale di Montalbano Elicona, potrebbe essere una sorta di castello d’assedio temporaneo edificato a causa della ribellione del vicino abitato di Montalbano, ribellione che Federico II represse duramente e con pesanti sanzioni per il paese e i relativi abitanti.

Bibliografia –

AA.VV. (2001), Castelli medievali di Sicilia : guida agli itinerari castellani dell’isola, Sicilia, Assessorato dei beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione, Palermo 2001.

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References   [ + ]

1. Castelli medievali di Sicilia 2001, pag. 251
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