Sessioni fotografiche – 1 agosto 2009 (Nikon D2h + Tamron 70 300 F4.5/5.6)
Descrizione storica (preliminare) – Un documento della metà del XIV sec. menziona come fortilizio la Pietra di Calatasudemi, la cui origine è certamente più antica [F. Maurici 1992, pag. 34]. Il toponimo è di origine araba e il prefisso “cala-” (qal’a) permette di risalire almeno ad epoca normanna [F. Maurici 1992, pag. 34]. All’interno della rupe non si conservano depositi archeologici e solo nelle immediate vicinanze si osservano tracce di frequentazione che iniziano dall’età del bronzo fino al tardo medioevo. Intorno alla seconda metà del XIV sec. Calatasudemi è feudo dei Chiaramonte che ne detengono il possesso fino al 1392 [Barberi 1993 (rist. ana.), III, pag. 252], anno in cui il territorio passa in mano ai Moncada e nel 1397 a tale Thomas de Alzinellis [Barberi 1993 (rist. ana.), III, pag. 252] . Il feudo giunge, nel 1402, nelle mani di Jacobo de Aricio [Barberi 1993 (rist. ana.), III, pag. 252]. Nel 1500 si ricorda il territorio come “feuda Calathasudemi, Petra et Rachalmari vulgo nuncupata” [Barberi 1993 (rist. ana.), III, pag. 252] e nel 1533 come “feudum li Comitini di la Petra di Caltasuldemi” [F. Maurici 1993, pag. 58]. Fazello ricorda la rupe, descrivendola nel 1558 come “la Pietra, ch’è pur una fortezza” [Fazello 1558 (1990 rist. an.), pag. 616].
Fotografie – agosto 2009
Descrizione architettonica e topografica (preliminare) – La Pietra di Calatasudemi è un affioramento roccioso calcarenitico posto tra colline di modesta elevazione. La rupe ha una lunghezza di 70 metri, una larghezza di 40 e un’altezza pari a 30 metri. L’orientamento della struttura è nord-ovest sud-est e si divide in quattro elevazioni, comunicanti fra loro attraverso scale intagliate nella roccia o in legno (oggi perdute). Sulla sommità della Pietra trova posto un lunghissimo corridoio, caratterizzato da finestre, (circa 30 metri) che attraversa la rupe in senso nord-sud. Il significato di questo lungo corridoio rimane oscuro. Potrebbe trattarsi di una sorta di camminamento coperto, dal quale difendere il castello in tutta sicurezza.
Bibliografia –
G. L. Barberi (1993), Il Magnum Capibrevium dei feudi maggiori, Ragusa – Palermo 1993.
H. Bresc (1975), Motta, Sala, Pietra: un incastellamento trecentesco in Sicilia, in Archeologia Medievale II 1975, pp. 428-432.
Fazello (1558), De Rebus Siculis decadae duae, Palermo 1558, trad. it. di A. De Rosalia, Storia di Sicilia, Palermo 1990.
V. Giustolisi (1988), La Petra di Calathasunderj e la “statio Pitiniana”, Palermo 1988.
F. Maurici (1992), Castelli medievali in Sicilia. Dai bizantini ai normanni, Sellerio, Palermo 1992.
F. Maurici (1993), L’insediamento medievale nel territorio di Agrigento: inventario preliminare degli abitati (XI-XV secolo), in Sicilia Archeologica, 83, 1993, pp. 7-71.

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Giuseppe Tropea
Giuseppe Tropea nasce a Catania. Intraprende studi classici e nel 2000/2001 si laurea in Lettere Classiche con indirizzo archeologico. Consegue un diploma di assistente restauratore (2002), un master in Archeologia e Storia Medievale (MUASA, presso l'Università di Siena, 2003/2004), una specializzazione in Archeologia classica e Medievale (Università di Lecce, 2005/2007). Medioevosicilia.eu è il frutto delle competenze informatiche unite alle conoscenze umanistiche maturate in anni di studi e formazione.

