San Michele Arcangelo di Troina

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Fotografie – 4 gennaio 2012 (D1X, Nikkor 12 24 F4 e Nikkor 70 210 F4)

Descrizione storica – edificato alla periferia sud-ovest dell’antico abitato, il San Michele Arcangelo di Troina si ritiene comunemente sia stato rifondato intorno al 1081 d.C., durante la guerra di conquista normanna della Sicilia. Si conserva in trascrizione un diploma relativo alla costruzione del monastero per volontà del Conte Ruggero 1)M. Scaduto 1947, pag. 88. Il testo viene riportato da Fazello e Pirri 2)T. Fazello, dec. I, 1, 10 3)R. Pirri, pp. 1217-18: “… ego Rogerius Calabriae et Siciliae comes contruxi in civitate Troynae monasterium ad honorem S. Trin itatis S. perpetuae Virginis Mariae, atque S. Michaelis Archangeli… et terras et praedia ibidem Deo Servientibus monachis dedi et abbati Roberto meo consagnuineo. Et noviter… illi dono ac concedo ut habeant monacxhi potestatem secundum Regulam S. Basilii ipsimet sibi eligendi et costituendi abatem…”. Il consanguineo citato nel documento parrebbe essere Roberto di Grantsmenil, fratello della prima moglie di Ruggero 4)Malaterra, II, 19 5)E. Pontieri 1926, pag. 107 e seg.. Costui Trasferitosi dalla Normandia all’Italia meridionale, ottenne, grazie a Roberto il Guiscardo, l’ “ecclesiam S. Eufemie super litus Adriatici… Ibique monachile coenobium in honorem Sanctae Dei Genitricis Mariae construi praecepit…” 6)Orderici vitalis, vol. 2°, pp. 89-90. Da lì in poi l’ascesa al potere monastico pare inarrestabile, Grantsmenil guadagnò, infatti , il monastero della SS. Trinità di Venosa e un terzo cenobio presso Mileto edificato in onore di S. Michele Arcangelo 7)Orderici vitalis, vol. 2°, pag. 91. Nel 1073 gli fu affidata anche la custodia del monastero di Vicalvi, del quale pare si impossessasse dei beni, cadendo così in disgrazia 8)Orderici vitalis, vol. 2°, pag. 91. Grantsmenil fece ritorno in Francia, ove si riconciliò con il duca Guglielmo e successivamente con il Guiscardo che gli restituì gli onori 9)Amato di Montecassino, I, VIII, p. 363. E’ probabile che la sua vicinanza alla nobiltà normanna del Meridione d’Italia gli fruttasse anche la direzione di monasteri greci siciliani, nonostante Grantsmenil fosse di rito latino. Vi erano già esempi del genere, come S. Maria de Pertosa, tra Calabria e Lucania, e Kyr Zosimo dipendevano da Cava e il monastero della Trinità e S. Michele di Mileto che aveva alle sue dipendenze cenobi come il S. Basilio, il S. Nicola e S. Anna, siti in Val Demone 10)Trinchera, Syllabus graecarum membranarum, nn 54, 65, 77, 90, 145, 121, 147 11)L. T. White, pag. 191, num. 1. Si tratta di monasteri di rito greco in rovina, risalenti al primo periodo della conquista normanna. E’ dunque possibile che in tempo di guerra Ruggero o Roberto decidessero di affidare queste comunità a monasteri più grandi anche di rito latino. Ma il caso del S. Michele Arcangelo di Troina era ben diverso. Qui, il monastero era stato ricostruito e rifioriva. Quale bisogno vi era di assegnarvi un abate latino? Si è allora avanzata l’ipotesi che il documento fosse un falso 12)M. Scaduto 1947, pp. 90-91 e in palese contrasto con l’altro diploma, quello del 1092, nel quale si parla della riedificazione del monastero distrutto del S. Michele Arcangelo di Troina. Il diploma del 1080/1081 d.C. parrebbe una falsificazione di un documento autentico nel quale Roberto il Guiscardo concederebbe al Grantmaisnil l’abazia della SS. Trinità di Mileto 13)Klewitz, XXV 1933-34, pp. 155-57. A parziale conferma della falsificazione del documento precedente, vi è il diploma del 1092 d.C., nel quale Ruggero I concedeva il monastero di Troina a Eugenio, notaio del regno e ammiratus 14)R. Pirri, pag. 1219 D, persona di fiducia (fedelissimum nostrum hominem). La concessione avveniva libera da ogni dipendenza (episcopale e abbaziale): “Et hoc tibi do concedo tale monasterium ad te Notarium Eugenium, ut reaedifices pro salute animae tuorum progenitorum… neque ab episcopis, neque ab abbatibus, neque a monachis habeat quaestionem praesens monasterium, se sine molestia sit ab homine, At sacerdotes futuros monasterii gubernari consilio et potestate illic existentium…” 15)R. Pirri, pag. 1219 A-C. D’altronde non è un caso che questo diploma e queste concessioni siano stati preceduti dalla visita, ben nota, di Urbano II a Troina nel 1089 d.C. L’abbazia godette dei privilegi sanciti dal conte Ruggero, “…liberam potestatem omnium praediorum et ecclesiarum pertinentias et iura omnia…” 16)R. Pirri 1218 D, anche durante la formazione della federazione monastica greca sotto l’archimandritato del SS. Salvatore di Messina nel 1133. I privilegi del S. Michele Arcangelo vennero ulteriormente confermati e ampliati da Guglielmo II nel 1168 17)R. Pirri, pag. 1219-1220, sotto l’egumeno Nicodemo. Il monastero entrò in regime di commenda certamente nel 1525 18)C. Filangeri 1979, pag. 106, quando l’abate commendatario aveva diritto di voto nel parlamento siciliano. Subito dopo il terremoto del 1735 i vecchi edifici del monastero vennero abbandonati e i monaci trasferiti in un complesso limitrofo alla città 19)S.A. Alberti 1987, pag. 124-125.

Descrizione architettonica e topografica – i ruderi del monastero del San Michele Arcangelo trovano posto poco a sud dell’abitato di Troina. Sorgono su di un poggio dal quale si gode un’ampia vista del territorio circostante. I resti superstiti sono imponenti. Una foto scattata tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo racconta un complesso abbandonato, privo di coperture, ma ancora ben leggibile in pianta e alzato. Purtroppo il degrado colpisce progressivamente e inesorabilmente il complesso, tanto che alla metà degli anni ’70 il collasso delle strutture si può considerare ben più che avanzato. Ancora oggi si distinguono non meno di due fasi costruttive. Una fase raggruppa la parte più ampia e recente di quel che rimane del complesso edilizio, abbracciando un arco cronologico che comprenderebbe i secoli XVI/XVIII. Rientrano in questa fase i resti di una imponente chiesa priva di copertura orientata nord-ovest/sud-est e, intorno, gli edifici di servizio, come refettorio e dormitorio, di cui si rilevano avanzi molto consistenti. Si osserva anche la presenza di ambienti ipogei, probabilmente risultato dei crolli e successivi interramenti. L’insieme di questi ruderi si addossano parzialmente ai resti del monastero di origine normanna (XI sec. d.C.), che riposa nella porzione meridionale del colle. Delle parti dell’antico edificio sacro ben visibili ancora alla fine degli anni ’70 del XX secolo oggi si scorge ben poco e i pochi resti non sono di semplice identificazione. L’edificio sacro era orientato est-ovest, con le absidi rivolte a sud-est e l’ingresso a nord-ovest. Non è dato conoscere la copertura della chiesa, presumibilmente a doppio spiovente. Dalla ricostruzione in pianta si deduce la presenza di un’aula a pianta rettangolare, probabilmente divisa in due navate da doppia fila di colonne, di cui non è rimasta traccia. Il presbiterio era sottolineato dalla presenza di un transetto fortemente aggettante e triabsidato. L’abside centrale, profondo, aggettava dal transetto, presso il quale si innestavano anche le absidi laterali. Delle tre absidi oggi si fatica a riconoscere le due rilevate trent’anni fa 20)C. Filangeri 1979, pag. 106, mentre della terza se ne intuisce solo la presenza. La tecnica edilizia si evince dai pochi resti murari, si tratta di pietrame locale sommariamente sbozzato, disposto su assise e legato da malta di buona qualità. Si nota anche un uso abbastanza ricorrente di mattoni larghi e sottili 21)C. Filangeri 1979, pag. 106. E’ probabile che ingressi e finestre avessero la consueta decorazione policroma a laterizi rossi, pietra bianca e pietra pomice nera. Non si esclude che l’esterno della chiesa fosse decorato con l’usuale teoria di lesene e archetti ciechi a tutto sesto che si intrecciano a formare archi ad ogiva, così come è possibile osservare nelle chiese di S. Maria di Mili, SS. Pietro e Paolo di Itala, SS. Pietro e Paolo di Casalvecchio Siculo.

Bibliografia –

S.A. Alberti (1987), Note sul monastero del S. Michele Arcangelo il Nuovo in Troina, in Archivio Storico Messinese III serie – XLI, vol. 50, 1987.

Amato di Montecassino, Storia dei Normanni, ed. De Bartholomeis.

C.G. Canale (1959), Strutture architettoniche normanne in Sicilia, Palermo 1959.

C. Filangeri (1979), Monasteri Basiliani di Sicilia, Messina 1979.

Klewitz, Studien uber die Wiederherstewllung der romischen Kirche in Suditalien durch das Reformpapsttum, in Quellem und Forschungen, XXV, 1933/34.

Orderici Vitalis, Historiae Ecclesiasticae, 1, III, ed. Le Prevost, vol 2°.

E. Pontieri (1927), L’Abbazia di Sant’Eufemia, ASSO XXVI, 1926.

M. Scaduto (1947), Il monachesimo basiliano nella Sicilia medievale, 1947.

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References   [ + ]

1. M. Scaduto 1947, pag. 88
2. T. Fazello, dec. I, 1, 10
3. R. Pirri, pp. 1217-18
4. Malaterra, II, 19
5. E. Pontieri 1926, pag. 107 e seg.
6. Orderici vitalis, vol. 2°, pp. 89-90
7. Orderici vitalis, vol. 2°, pag. 91
8. Orderici vitalis, vol. 2°, pag. 91
9. Amato di Montecassino, I, VIII, p. 363
10. Trinchera, Syllabus graecarum membranarum, nn 54, 65, 77, 90, 145, 121, 147
11. L. T. White, pag. 191, num. 1
12. M. Scaduto 1947, pp. 90-91
13. Klewitz, XXV 1933-34, pp. 155-57
14. R. Pirri, pag. 1219 D
15. R. Pirri, pag. 1219 A-C
16. R. Pirri 1218 D
17. R. Pirri, pag. 1219-1220
18. C. Filangeri 1979, pag. 106
19. S.A. Alberti 1987, pag. 124-125
20. C. Filangeri 1979, pag. 106
21. C. Filangeri 1979, pag. 106
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  • Michele Arcangelo Vecchio di Troina, foto Giuseppe Tropea
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