Sicilia

Storia della Sicilia medievale e moderna

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Castelli medievali di Sicilia – Monasteri medievali di Sicilia

 

– La Sicilia bizantina –

Poco dopo la caduta dell’Impero Romano, la Sicilia attraversò un periodo di disordini e incertezze. Ceduta ufficialmente l’isola ad Odoacre nel 476 d.C., alcuni decenni dopo la Sicilia tornò saldamente in mano all’Impero d’Oriente attraverso una spedizione fortemente voluta da Giustiniano. Dopo il 535 d.C. e la capitolazione di Palermo per opera di Belisario, l’isola cadde definitivamente sotto l’influenza di Bisanzio. Si ritiene allora che la Sicilia si trasformasse lentamente negli usi, nei costumi e soprattutto nella lingua. Infatti se il latino rimaneva una lingua più o meno nota, il greco subentrò prepotentemente, diventando presto lingua ufficiale per alcuni secoli. I lunghi anni della guerra gotica interessarono poco l’isola, fatta eccezione per la breve parentesi di Totila tra il 541 e il 550 d.C., che riuscì a sbarcare e a mettere a ferro e fuoco molte città. Si trattò, tuttavia, di un tentativo disperato, rintuzzato di lì a poco da Narsete. Dopo il 550 d.C. la Sicilia non ebbe più a temere i pericoli provenienti dal nord e durante gli anni di relativa pace la terra riprese il ruolo già interpretato sotto l’Impero Romano, quello, cioè, di granaio dell’impero. Di fatto solo dopo la prima metà del VII la Sicilia ebbe a patire nuove incursioni, via via sempre più pesanti. Esse provenivano dal mare e dal nord Africa. Si trattava degli arabi, che già nel 651 o 652 minacciarono le coste meridionali dell’isola, gettando nel panico abitanti e amministratori. Si trattò di brevi razzie, condotte da pochi uomini. Suscitarono però tanto scalpore da spingere l’esarca Olimpio a comandare una spedizione al fine di respingere l’invasore. L’esarca riportò facili vittorie, ma, subito dopo aver scacciato gli arabi, si ammalò e di lì a poco morì. esclusa dalle lotte tra vescovato di Roma e Costantinopoli, la Sicilia tornò protagonista nel 663 d.C. Fu, infatti, questo l’anno durante il quale l’imperatore Costante II decise non solo di visitare la penisola italiana, ma anche di trasferire definitivamente la corte imperiale a Siracusa, nuova capitale dell’Impero d’Oriente. Fu un soggiorno pesante per la città, il peso finanziario per sostenere imperatore e relativo seguito ben presto schiacciò i Siracusani. Costante II vene assassinato cinque anni dopo, nel 668 d.C. Egli venne trovato morto nel suo bagno, vittima di un complotto. Durante lo stesso anno, approfittando dei disordini interni all’impero, gli arabi, forti del porto di Alessandria, da poco conquistato, e di 200 navi, sbarcarono nuovamente sull’isola, mettendola, questa volta, a ferro e fuoco, ricavando un bottino sostanzioso.

Nel 700 d.C. l’isola di Pantelleria venne strappata all’Impero e da quel momento in poi le incursioni e le razzie da parte degli arabi verso le coste siciliane furono continue. I musulmani sfruttavano i porti del Nord Africa e l’isola di Pantelleria per preparare spedizioni e attacchi pirateschi. Tuttavia, nonostante la debolezza di Costantinopoli, in questo periodo si registrano grandi mutamenti amministrativi, già ampiamente sperimentati in Oriente nel VI sec. d.C. Si vuole qui accennare all’istituzione del “tema” di Sicilia, unità amministrativa che apportò alcuni cambiamenti sul controllo dell’isola. Il nuovo sistema prevedeva la creazione di milizie locali per mezzo dell’attribuzione di terreni coltivabili agli stessi soldati. Il principio era quello di radicare l’esercito al territorio. Il tema di Sicilia rimase in vigore fino al IX sec. d.C. e già fin da subito si istituì una flotta locale e vennero finalmente create le prime fortificazioni e i presidi utili alla difesa dei punti strategici dell’isola. Probabilmente risale a questo periodo il primo “incastellamento” della Sicilia, inteso come risalita delle popolazioni dalla costa ai luoghi d’altura, facilmente difendibili, e alla costruzione di “phrouria” e “pirga” il cui compito doveva essere anche quello di coordinare le azioni militari in caso di invasione. Dal VIII sec. d.C. in poi la Sicilia, volente o nolente, divenne terra di frontiera, uno status che l’isola non aveva mai subito durante i secoli precedenti. La fedeltà all’Impero non risparmiò alla Sicilia le ire degli imperatori iconoclasti. Sotto Leone III il patrimonio papale fu confiscato e il figlio Costantino V pose la chiesa siciliana sotto la giurisdizione del patriarcato di Costantinopoli. Purtroppo le fonti non accennano a rivolte e opposizioni da parte degli ottimati dell’isola innanzi a scelte così drastiche. Si apprende, comunque, che già agli inizi dell’impero di Leone III il governatore siciliano ebbe l’ardire di ribellarsi all’autorità e nominare un usurpatore. La rivolta però non ebbe molto seguito e venne facilmente repressa. Alcuni anni dopo, nel 766 d.C., un altro governatore dell’isola fu giustiziato nell’Ippodromo a Costantinopoli. Nel 781 d.C., un altro governatore, di cui si conosce il nome, Elpidio, issò la bandiera della ribellione ottenendo anche un certo  seguito tra il popolo e l’esercito. Fu necessaria una spedizione militare per sedare la rivolta e tuttavia Elpidio ebbe la possibilità di fuggire in Nord Africa, ove venne accolto con tutti gli onori riservati ad un imperatore.

Agli inizi del IX sec. vennero stipulate due tregue con i musulmani d’Africa. Un primo trattato si stipulò con gli Aglabiti nell’803, un secondo nell’813, suggellando anche reciproci interessi commerciali. Ma, in sostanza, l’invasione incombeva e si trattava della quiete prima di una rovinosa tempesta. La tradizione vuole che fosse un rapimento simile a quello di Elpidio a far esplodere la miccia dentro l’immensa polveriera. un ammiraglio, di nome Eufemio, suscitò le ire di Costantinopoli. Quale fosse realmente il motivo, non è dato saperlo con certezza. Si narra che l’ufficiale si fosse invaghito di una monaca e che egli l’avesse spinta, in un modo o nell’altro, a sciogliere i voti. L’imperatore ordinò l’arresto dell’ammiraglio, che non si diede per vinto, organizzando una rivolta che nuovamente ottene il favore del popolo. Eufemio sconfisse le truppe locali, uccise il governatore a Siracusa e si nominò imperatore. Pur avendo tra le mani l’isola, Eufemio sapeva quanto fosse precaria la sua condizione, trovandosi alla mercé dei futuri attacchi imperiali. Fiutando il tradimento, si rivolse agli Aglabiti, offrendo la Sicilia come provincia tributaria a patto che egli stesso ne mantenesse il governo. Dalle coste del Nord Africa si preparò una spedizione di 10.000 uomini con la precisa intenzione di conquistare terre e non semplicemente di razziarle. In breve tempo l’armata sbarcò a Mazara, segnando l’inizio di una lunghissima guerra di conquista.


 

 

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