Il monachesimo cistercense nella Sicilia medievale

Il monachesimo cistercense nella Sicilia medievale, dalle origini al regime di commenda (XII/XV sec.d.C.)

 

– (1) Introduzione – (2) Monarchia normanna e origini del movimento cistercense in Sicilia (XII sec. d.C.) – (3) Federico II e il consolidamento cistercense sull’isola (XIII sec. d.C.) – (4) I Vespri Siciliani: i cistercensi tra angioini e aragonesi (XIII XIV sec. d.C.) – (5) Decadenza e impoverimento dell’ordine (XIV/ XV sec. d.C.) – (6) I monasteri:  Santa Maria di Novara – (7) I monasteri: Santa Maria di Roccamadore – (8) I monasteri: Santa Maria di Roccadia – (9) I monasteri: Santa Maria della Stella di Spanò – (10) I monasteri: Santa Maria dell’Arco di Noto – (11) I monasteri: Santo Spirito di Palermo – (12) I monasteri: Santissima Trinità o Magione dei Teutonici di Palermo – (13) I monasteri: Santa Maria di Altofonte – (14) I monasteri: Santissima Trinità di Refesio – (15) Conclusioni – (16) Bibliografia.

 

Introduzione

 

Il movimento monastico cistercense non è stato mai oggetto, in Sicilia, di pubblicazioni mirate a ricostruirne la storia o ad analizzare le novità culturali introdotte nell’isola dall’ordine. L’unica opera che con il necessario approfondimento storico parla dei monaci giunti nell’isola da Chiaravalle è “Il monachesimo latino nella Sicilia normanna”, di L.T. White jr. [L.T. White jr, rist. 1984]. Il pregio e importanza di questo scritto rimane indiscusso, non solo per la sua eccezionale completezza, ma anche per la lucidità mostrata dall’autore verso tutti i documenti analizzati. L’opera dedica ampio spazio al movimento cistercense in Sicilia, analizzando le problematiche relative alla fondazione della prima abbazia nel Regno e successivamente elencando e commentando la storia dei principali monasteri sorti sull’isola. Purtroppo l’elenco è ben lungi dall’essere completo, giacché White si limita a seguire gli sviluppi dell’ordine monastico solo fino alla fine del regno normanno, affatto accennando all’evoluzione del movimento religioso durante la dinastia sveva, angioina ed aragonese. Merita ricordo anche lo scritto di C. A. Garufi, “Per la storia dei monasteri di Sicilia nel tempo normanno” [C. A. Garufi 1940], che segue di pochi anni l’opera di White. Purtroppo Garufi si limita ad elencare molti dei monasteri fondati o rifondati in epoca normanna, dedicando però solo pochi accenni al movimento cistercense isolano.

Lo scritto che, invece, presenta un elenco maggiormente completo di abbazie cistercensi siciliane, seguendone soprattutto la loro storia ed evoluzione sino alla metà del XVIII sec. è l’insostituibile “Sicilia sacra disquisitionibus” [R. Pirri 1733], frutto del decennale e paziente lavoro dell’illustre R. Pirri, con la necessaria appendice e gli importanti emendamenti del Mongitore. L’opera, vastissima, presenta però limitazioni relativamente all’esegesi delle fonti storiche, non sempre imparziale, esente da errori di interpretazione, e, relativamente alla quantità di documenti analizzata dall’autore, in alcuni casi esigua per i secoli XII-XIV d.C.

Pone particolare attenzione al periodo aragonese lo studio di S. Fodale, “I cistercensi nella Sicilia medievale” [S. Fodale 1994], il cui assoluto pregio è quello di aver iniziato lo spoglio dei tanti documenti relativi all’ordine custoditi nei grandi archivi statali, provinciali e comunali di Palermo. Questa attività pionieristica ha permesso di allargare la dimensione storica del movimento cistercense sull’isola ben oltre il panorama dipinto da Pirri e dal Mongitore.

Oltre queste opere di ampio respiro, il panorama degli studi si riduce a contributi realizzati nei confronti di singoli monasteri, con particolare attenzione rivolta verso quelli fondati in Palermo.  Riguardo all’abbazia del S. Spirito bisogna ricordare l’opera a cura del Mongitore, “Il monastero di S. Spirito” [A. Mongitore, Biblioteca Comunale di Palermo MS Qq E 5], manoscritto e successivamente pubblicato alla fine del XIX sec. da V. Di Giovanni. Per il monastero della S. Trinità vi sono, sempre a cura dell’insostituibile Mongitore, i “Monumenta historica sacrae Domus Mansionis SS. Trinitatos Militaris Ordinis Theutonicorum urbis Panormi” [A. Mongitore 1721], opera che dedica alla fase cistercense dell’abbazia i paragrafi iniziali. Particolarmente degno di nota è il testo “Les cisterciens de la Magione de Palerme: un essa de reconstrucion des origines du monastere de la Sainte-Trinitè” di Kristjan Toomaspoeg [K. Toomaspoeg, ASSO 1996]. L’autore, dopo decenni di continuo e stanco ripetere di studi ormai più che noti, relativamente alla Magione di Palermo riprende tutta la documentazione raccolta alla metà del XVIII sec. dal Mongitore, gli studi del White e tutte le successive rielaborazioni, al fine di delineare al meglio la storia di questo monastero.

Anche il panorama sugli studi di architettura si presenta, purtroppo, altrettanto limitato. Insostituibile è, certamente, lo scritto di G. Di Stefano, “L’architettura religiosa in Sicilia nel sec. XIII” [G. Di Stefano, ASS 1938-1939], dove è possibile trovare una riflessione approfondita non solo su alcuni dei monumenti più importanti edificati dai cistercensi sull’isola, ma anche sulle novità culturali e artistiche sviluppatesi in Sicilia con l’arrivo dei monaci di Chiaravalle, l’autore focalizzando maggiormente l’attenzione al XIII sec. Di Stefano è uno fra gli studiosi d’arte medievale siciliana più capaci del XX secolo. Le opere dei suoi colleghi più o meno contemporanei raramente giungono alla stessa chiarezza di vedute. Rappresenta un’eccezione certamente G. Agnello, “L’architettura sveva in Sicilia”, “L’architettura militare e civile sveva in Sicilia”, il quale purtroppo ha dedicato buona parte dei suoi studi all’architettura sveva, trattando dunque solo marginalmente delle manifestazioni artistiche cistercensi. Non cambia l’ottica nemmeno osservando contributi di studio più recenti, come nel caso di G. Bellafiore e la sua “Architettura dell’età sveva in Sicilia” [G. Bellafiore 1993], opera nella quale l’autore dedica solo alcuni accenni all’architettura cistercense, inquadrandola nell’ottica delle manifestazioni culturali imperiali in Sicilia. In sostanza, a fronte dell’ampia attenzione spesa in favore dell’arte isolana nei secoli XI/XIII d.C., l’architettura dei monasteri cistercensi siciliani gode di pochi contributi, sebbene di valore, e spesso si confonde all’interno di ampie trattazioni indirizzate allo studio della cultura artistica dei normanni o degli svevi in Sicilia.

Infine, a C. Filangeri e ad A. Sparti si riconosca il merito di aver almeno posto l’attenzione su una delle abbazie cistercensi siciliane, la cui memoria incredibilmente si era smarrita tra le nebbie del tempo. Il primo, autore de “La chiesa cistercense di Santa Maria della Stella a Spanò (Randazzo) fra documenti scritti e documenti di pietra” [C. Filangeri, ASM 1995], non solo dona nuova luce alla storia di questo monastero, ma anche offre un’ottima analisi architettonica ed artistica del monumento, regalando ai lettori un pezzo di passato siciliano rimasto miracolosamente intatto dopo secoli di lunga vita e inspiegabilmente ignorato da tanti illustri studiosi siciliani. A. Sparti, “De fundatione, dotatione et dedicatione ecclesie Sancte Marie de Spanò” [A. Sparti, ASM 1995] completa il cammino intrapreso dal Filangeri pubblicando gli atti di fondazione e cessione del monastero di Spanò, documenti siciliani smarriti un tempo e alcuni anni fa ritrovati in un archivio di Siviglia, sottolineando quanta parte della storia di Sicilia è stata rapita dal governo vicereale spagnolo durante la dipartita dall’isola.

Licenza Creative Commons
I testi sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported. Fotografie: Tutti i diritti riservati