Torre di Vendicari presso Noto

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Le torri costiere di Sicilia: torre di Vendicari

Sessioni fotografiche – luglio 2010 (Kodak DCS Pro SLR/N + AF-S Nikkor 17-35mm f/2.8D ED-IF); 18 agosto 2011 (Nikon D1X + 70 210 F4)

Torre di Vendicari e relativa tonnara. Foto Giuseppe Tropea 2010

Torre di Vendicari e relativa tonnara. Foto Giuseppe Tropea 2010

Descrizione storica – L’origine storica della Torre di Vendicari presso Noto è incerta. I luoghi, che corrispondono all’attuale omonima riserva, potrebbero essere identificati con il porto Fenico, ricordato da Tolomeo, o con Naustano, citato da Plinio. In epoca tardo antica o alto medievale il sito, menzionato con il toponimo di Maccari, fu presumibilmente piccolo centro portuale per comunità rurali, delle quali rimangono evidenti tracce in corrispondenza della tricora bizantina omonima 1)P. Orsi 1942, pag. 9 e seg.. Questa funzione dovette prolungarsi nel tempo. Un documento del 1396 concede alla città di Noto la possibilità di esportare derrate alimentari per mezzo dello scalo di Vendicari 2)R.A. Eraldo 2003 (Documento del 17 novembre 1396: “… quod predicta Universitas (Noto) possit et valeat quolibet anno in perpetuum extrahere per portum Vendicari eiusdem terre Noti frumento salmas mille…). Tuttavia, nonostante l’antichità dei luoghi, sull’effettiva data di fondazione della torre si rimane ancora incerti. La fonte più antica che cita l’esistenza dell’edificio è quella di Fazello, il quale ritiene che la torre venisse edificata per volontà di Pietro d’Aragona. La notizia, riportata dallo storico siciliano, troverebbe conferma in un privilegio datato al 1464. L’atto, emanato da Giovanni d’Aragona, concedeva alla città di Noto di completare l’edificio turrito, evidentemente incompleto 3)R.A. Eraldo 2003 (documento del 16 dicembre 1464: “… in territorio et maritima dicte terre Nothi sit carricatorium quoddam notum Bendicari cum dispositione et aptitudine ut ex eo fiant multe extraciones tam frumenti ordei quam aliorum victualium quam et iam casei… quia prefato carricatorio non est fortilicium quo medietate defendi possent mercantie… et capiantur a Turcis et Saracenis… et ob hanc causam et ad removenda incomoda… illustrissimus… Dominus Petrus infans cepisset edificari facere quandam pulchram et quasi inexpugnabilem turrim causa predicti carricatorii et… tutele prefati territorii seu incolarum Nothensium… dignetur contribuere ad medetatem expensarum necessariarum pro complimento prefate turris seu fortilicii quem admodum prefatus Dominus contribuebet…. placet regie Majestati quod Universitas terre Nothi pro totali conservatione huius modi turris prefate gabelle eam constructionem convertat et opere consumato Universitas ex primis iuribus regiis illius carricatorii pro medietate…”) . Giuseppe Agnello asseriva che l’intervento edilizio facesse riferimento solo al secondo ordine dell’edificio, preesistendo il pian terreno. L’Agnello, inoltre, adduceva come prova di ciò solo l’evidenza architettonica, mancando ulteriori prove documentarie 4)G. Agnello 1961, pp. 65-83 (lo studioso riteneva impossibile sia assegnare al XV secolo alcune caratteristiche architettoniche della torre evidentemente più antiche, sia pensare ad un porto così importante rimasto indifeso fino alla fine del 1400). Sebbene posta ai limiti dell’antico feudo Roveto, la torre pare non ne condividesse il medesimo destino. Infatti nei documenti inerenti il feudo fino al XV secolo della torre non vi è menzione. E’ possibile che la piccola fortezza rimanesse comunque alle dipendenze regie e non feudali, in relazione all’importanza strategica del sito. Del caricatoio vi è menzione in un dispaccio del 1502, emanato dal vicerè Giovanni la Nuca. Il documento concedeva alla città di Noto l’utilizzo, se necessario, del grano conservato nei magazzini del caricatoio. Simili provvedimenti ricorrono anche per i decenni successivi, almeno fino al 1636, così come testimonia un decreto emanato da Luigi Moncada e ripetuto nei mesi di gennaio, febbraio e ottobre dello stesso anno. Nel 1578 visita la torre T. Spannocchi, che offre una descrizione sommaria dell’edificio: “ …Torre non fornita… larga circa 10 canne, alta otto incirca , et di grossezza di fabbrica 14 palmi, e posta inb luoco basso et piano, et non e vista da alcuna parte non alzandosi più pero viene in una cala quasi porto dove è aqqua, et e comoda per caricatore d’importanza…”. L’autore accenna anche allo stato in cui versava l’edificio ai suoi tempi: “… Questa torre e del Re fu fabbricata da Matteo Giancoiro 5)T. Spannocchi 1993, cc. XXIIII – XXV, 39, vi stà al presente solamente un magazziniere, et recepitore di formenti; non vi e uno stecco d’arme, et quel che e peggio sta senza porta, sarebbe necessità fornirgli l’ultimo solare farli fare la porta et ad una cantonata sopra la grossezza del muro alzarli una torretta di dieci palmj di grossezza dove sopra potesse stare un huomo alla guardia…”. La torre è studiata con attenziona anche dal Camilliani nel 1584. Egli ricorda la fortificazione come molto grande e richiama alla memoria una tradizione secondo la quale l’edificio venne costruito per volontà di Pietro d’Aragona, al fine di difendere il caricatoio. Camilliani, inoltre, parla dello stato della torre: “…Questa torre già sta in ispeditione, et non ci mancava altro che farsi l’astraco et alzar i parapetti insin alla destinata proportione; et complita che sarà haverà un’amplissima piazza, dove che ci si potrà adattare di sopra qualsivoglia pezzo d’artiglieria, perchè ella è molto forte e gagliarda, con buone spalle e dammusi…” 6)M. Scarlata 1993, pag. 283. La torre di Vendicari, dunque, risulta oggetto di restauri alla fine del XVI sec. I lavori, infatti, pare risultino completati proprio nel 1594 e la medesima Regia Deputazione trasmette al secreto di Noto ordini su come garantire il servizio di guardia. All’interno della costruzione devono stazionare un capitano e un artigliere, più un numero imprecisato di soldati, il cui soggiorno risulta però difficoltoso, giacché alcune stanze della torre risultano ancora occupate da merci, provenienti dal limitrofo scalo. Sulla questione dello spazio interno e sull’alloggiamento dei soldati si ritorna a discutere proprio l’anno successivo. Nel luglio del 1595 il vicerè Olivares da ordine che all’interno della torre si ricavino ulteriori ambienti per l’alloggiamento della truppa e si provveda ad un ulteriore rinforzo delle difese 7)ASPA, Deputazione del Regno, 205. A settembre dello stesso anno pare inizino i lavori di ampliamento e suddivisione interna, completati, sembrerebbe in via definitiva, nel 1602. Il 20 marzo del 1620 naufraga lungo la costa di Vendicari un vascello mercantile proveniente dall’isola di Chio. Il Viceré da disposizioni al castellano della torre affinché i naufraghi abbiano buon trattamento per tutto il tempo necessario al soggiorno 8)C. Gallo 1965, pag. 40, doc. 26-27 . Cinque anni dopo, a conferma dell’importanza militare dell’edificio, si procede all’acquisto di un “mascolo”, cioè un nuovo pezzo d’artiglieria 9)Mazzarella Zanca 1985, pag. 271 (il “mascolo” in bronzo veniva utilizzato per lanciare colpi di avvertimento, qualora si avvicinassero imbarcazioni ostili). Un secondo naufragio rende protagonista il litorale di Vendicari nel 1695. In questo caso una tartana maltese si arena lungo la costa, perchè alla deriva e senza equipaggio, che aveva abbandonato l’imbarcazione vittima di predoni barbareschi. La torre non risulta in grado di rispondere al fuoco barbaresco perché in rovina dopo il terremoto del 1693, che aveva invalidato tutti i pezzi d’artiglieria 10)C. Gallo 1965, pag. 40, doc. 26-27 . L’anno successivo, al fine di far fronte al disastro strutturale, la Regia Deputazione invia al secreto di Noto l’autorizzazione di restaurare almeno una parte della torre, relativamente alle stanze per l’alloggio dei soldati e a due garitte per alloggiamento di bocche da fuoco e servizio di ronda 11)Sezione di Archivio di Stato di Noto, Notaio Marcello Argento 7340, c. 564. Le operazioni di parziale ripristino sembra non sortiscano l’effetto dovuto; l’anno successivo, infatti, il Capitano delle armi di Noto lamenta l’arrembaggio di una feluca ad opera di corsari, causa la mancanza di sentinelle di stanza presso la torre. E’ dunque presumibile che la fortezza rimanga sguarnita per circa un decennio, almeno fino al 1712, anno in cui il Castellalfero 12)Castellalfero 1994 la ricorda “…munita di due cannoni di ferro e custodita da tre uomini di guardia…”. Un documento del 1717 13)Le torri… 2008, vol. III, pag. 89 conferma la torre alle dipendenze della Regia Deputazione ed affidata alla soprintendenza del barone Carlo Todaro, il cui compito è di vigilare sul funzionamento dell’edificio, nel quale si trovano un caporale, un artigliere, due soldati, oltre a due cannoni di ferro e ad un “mascolo” di bronzo. Circa un secolo dopo, nel 1804, la guarnigione all’interno della torre mostra simile configurazione, essendo presenti un caporale, un artigliere, due soldati e quattro cannoni di ferro su cassa e ruote, quattro schioppi e un “mascolo” di bronzo. L’edificio dunque sembra svolgere regolare servizio, sebbene non si conosca l’effettivo stato della struttura. Inoltre, pur essendo ben munita, essa non si rivela sempre valido baluardo contro attacchi e azioni di contrabbando. Nel 1806, infatti, i torrari vengono licenziati perchè non in grado di impedire il contrabbando di beni alimentari. Tra la fine del medesimo anno e il 1812 si completa un nuovo ponte levatoio, utile ad isolare la fortezza in caso di attacco. E’ presumibile ritenere che il precedente ponte sia andato distrutto con il terremoto del 1693. Tra il 1821 e il 1823, sconfitto Napoleone, un distaccamento dell’esercito austriaco di stanza a Napoli, ha il compito di rilevare le difese costiere della Sicilia, fra le cui opere si censisce e si disegna la torre di Vendicari 14)Le torri… 2008, vol. III, pp. 90/91 . Si tratta, forse, di uno dei documenti più importante del XIX, poiché illustra con grande chiarezza lo stato dell’edificio l’edificio agli inizi del XIX sec. Dai rilievi si evince l’esistenza di una rampa di scale sorretta da un arco a sesto ribassato e conducente direttamente la primo piano, attraverso il ponte levatoio e l’ingresso soprelevato. Il disegno chiarisce, almeno in parte, la consistenza del primo piano, all’epoca occupato solo per un terzo per mezzo di una serie di vani coperti da tetti lignei a spiovente. La parte restante del piano è libera, come una grande piattaforma su cui risulta agevole l’utilizzo dei cannoni. Nel 1867 la torre è inserita nel novero degli edifici militari da dismettere per cessata funzionalità dal nuovo governo italiano 15)Le torri… 2008, vol. III, pp. 90/91.

vendicari-1Descrizione topografica e architettonica – Il corpo di fabbrica della torre di Vendicari presso Noto sorge in una piccola penisola di fronte alla quale si stende l’isola di Vendicari, che dona il toponimo all’intera area (oggi riserva naturale). La torre ha pianta quasi rettangolare (metri 18,15 x 16,80) e, a detta di Giuseppe Agnello 16)G. Agnello 1961, pag. 72, somiglierebbe alla torre del Cantara soprattutto in relazione alla tecnica costruttiva non uniforme: le cinque assise inferiori sono composte da grandi e ben squadrati conci calcarei (circa m. 1,70 in altezza e m. 0,50 in larghezza); man mano che si procede verso l’alto i blocchi di pietra diminuiscono nelle dimensioni e si presentano appena sgrossati, eccezion fatta per i cantonali costituiti sempre da grossi blocchi di pietra calcarea, slegati ed isolati dal resto della muratura. Gli angoli sud e ovest, sulla sommità, presentano dei mensoloni databili al XVI sec., costruiti per sorreggere larghi ballatoi con funzione bellica (al fine di ospitare vedette, cannoni o garitte in controscarpa). La torre di Vendicari non ha basamento a scarpa, ma solo tracce di un antico banchinamento, in parte scomparso ed evidenziato da una risega spessa 50 cm. limitata al primo filare di conci. Il lato nord-est dell’edificio presenta un piccolo ingresso sorretto da semplice architrave, che forse ha sostituito un più antico arco ad ogiva; inoltre, in corrispondenza del piano superiore, si osserva la presenza di una finestrella rettangolare, presso la quale sopravvivono due mensole un tempo formanti una caditoia a difesa dell’ingresso. A circa metà del prospetto di nord-est, ad un’altezza di 5 metri, vi è una porta con arco a sesto ribassato leggermente rincassata rispetto al prospetto. Sopra quest’apertura esistono ancora le aperture per i bolzoni del ponte levatoio, la cui esistenza è ampiamente documentata agli inizi del XIX sec. Per il resto la torre è un austero blocco architettonico cieco. Il prospetto settentrionale, infatti, è privo di qualsivoglia apertura, salvo, in corrispondenza del primo piano, di due finestre quadrangolari e di quattro saettiere per fucili. I rimanenti prospetti, occidentale e meridionale, sono praticamente ciechi, salvo una finestra a strombo lungo la parete sud. I cantonali di sud-est e sud-ovest sono arricchiti dalla presenza di grandi mensole che sorreggono due piattaforme, sulle quali, probabilmente dopo il terremoto del 1693, vennero erette altrettante garitte, utili per la guardia. L’estrema semplicità dell’esterno si riflette quasi specularmente all’interno. Varcato l’ingresso principale si entra in un piccolo vestibolo ricavato all’interno dello spessore murario. Sulla sinistra si osserva una prima postierla che consente l’accesso alla scala che conduce al piano superiore; di fronte all’ingresso una seconda porta con volta ad ogiva introduce in un vasto ambiente scandito in due campate rettangolari, delle quali quella immediatamente legata all’ingresso si presenta tre metri più corta dell’adiacente, causa la costruzione di un inaccessibile ambiente, fino a poco tempo fa riempito da un cumulo di macerie e interpretabile nella forma di una grande cisterna utile per l’approvvigionamento idrico ai militari di stanza nella torre 17)G. Agnello 1961, pag. 76-77. Il corto ambiente della prima campata, nell’angolo di nord ovest, presenta, inoltre, un’escavazione quadrata, una sorta di vasca di raccoglimento forse utile per lavacri utilizzando l’acqua del mare 18)G. Agnello 1961, pag. 78. La struttura trova posto molto in fondo nello spessore murario, che è stato rinforzato con l’edificazione di un arco di scarico a tutto sesto, formato da conci tenaci, fra loro ben saldi e saldati con il resto della muratura, tanto da far ritenere la vasca coeva all’edificazione della torre. La seconda campata, disegna un ambiente leggermente più grande del primo, ma quasi del tutto spoglio, se non per la presenza di una scala, probabilmente cinquecentesca, che si svolge su due rampe non eguali e poggiantesi sui muri di sud-est e nord-est. Le due campate erano un tempo divise, in altezza, da un solaio ligneo, di cui oggi sopravvivono i vani di alloggiamento delle testate delle travi. Presumibilmente la porta soprelevata con ponte levatoio doveva immettere direttamente all’altezza di questo solaio. Come è stato già accennato, l’accesso al piano superiore si ottiene per mezzo di una scala, la cui prima rampa, composta da 14 gradini, è ricavata nello spessore murario. Successivamente, un pianerottolo interrompe la serie di gradini, innestandosi di conseguenza l’opera di ristrutturazione cinquecentesca 19)G. Agnello 1961, pag. 79. Qui una porta ad arco scemo conduce ad una rampa di scale a chiocciola, in tutto 15 gradini di differenti dimensioni. Del rinnovamento legato al XVI sec. rimangono solo pochi avanzi. E’ intatta la parete di nord-ovest, solo in parte conservata quella di nord-est. I due muri differiscono soprattutto nello spessore rispetto al pian terreno (solo 2 m.). Il muro di nord-ovest, per la presenza di due grandi monofore, che nel taglio della strombatura, nell’intradosso e nel rivestimento potrebbero ricordare le grandi finestre del piano superiore del Castello Ursino, non si esclude possa essere una ripresa tarda dell’originario muro svevo 20)G. Agnello 1961, pag. 81-82. Infine, lungo il muro di nord-est si osserva la presenza di un’edicola, utilizzata probabilmente come ripostiglio. Null’altro si conserva del primo piano, la cui genesi pare sia tutta legata al XVI sec., periodo in cui della torre si poteva osservare solo il pian terreno.

Cronologia – probabile edificazione risalente al XIII sec. d.C.

Bibliografia –

G. Agnello, Architettura sveva civile e militare, Roma 1961.

Castellalfero e altri, Sicilia 1713 relazioni per Vittorio Amedeo di Savoia, Fondazione Culturale Lauro Chiazzese della Sicilcassa, 1994.

R. A. Eraldo, Il Regesto del libro rosso della Università netina, 2003.

C. Gallo, Una visita pastorale di Mons. Fortezza a Noto e lo stato della Chiesa netina prima del terremoto del 1693. In «Studi in memoria di C. Sgroi», Ed. D’Erasmo 1965.

F. Maurici, Le torri nei paesaggi costieri siciliani, Regione siciliana Assessorato dei beni culturali ambientali e della pubblica amministrazione Dipartimento dei beni culturali ambientali e dell’educazione permanente, Palermo 2008.

S. Mazzarella, R. Zanca, Il libro delle torri. Le torri costiere di Sicilia nei secoli XVI-XX, Sellerio, Palermo 1984.

P. Orsi, Chiese bizantine nel territorio di Siracusa, in Sicilia Bizantina, Roma 1942.

M. Scarlata, L’opera di Camillo Camiliani, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 1993.

T. Spannocchi, Marine del Regno di Sicilia a cura di Rosario Trovato, Ordine degli architetti della provincia di Catania, Catania 1993.

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11. Sezione di Archivio di Stato di Noto, Notaio Marcello Argento 7340, c. 564
12. Castellalfero 1994
13. Le torri… 2008, vol. III, pag. 89
14. Le torri… 2008, vol. III, pp. 90/91
15. Le torri… 2008, vol. III, pp. 90/91
16. G. Agnello 1961, pag. 72
17. G. Agnello 1961, pag. 76-77
18. G. Agnello 1961, pag. 78
19. G. Agnello 1961, pag. 79
20. G. Agnello 1961, pag. 81-82
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