Torrerossa di Fiumefreddo

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Torrerossa di Fiumefreddo

Rapporti ambientali – Torrerossa di Fiumefreddo trova posto lungo il versante orientale etneo, bassa collina; nell’attuale e omonima contrada “Torrerossa”.

Descrizione storica – Nessuna fonte storica fornisce dati utili a chiarire origine e forma della struttura.

Descrizione architettonica e topografica – L’edificio è stato sottoposto a recenti restauri, che hanno consolidato le parti pericolanti e integrato il rivestimento esterno in laterizi dove necessario. Al momento conserva un’altezza dal suolo di circa metri 5/6; lo spessore della cortina muraria si mantiene intorno al metro. La sommità presenta le tracce di un possibile terrazzo, che avvalorerebbe l’ipotesi di un utilizzo della struttura alla maniera di una torre di avvistamento. Una scaletta in muratura, anch’essa dello spessore di un metro, consente l’accesso alla parte sommitale dell’edificio e la galleria nella quale essa è realizzata svolge anche la funzione di lucernario della struttura stessa. La scaletta ha il suo ingresso presso il lato ovest della torre. In ultimo il soffitto della galleria è composto di cassettoni, rivestiti di mattoni, a fondo concavo. Sull’attuale piano di calpestio la torre offre due ingressi contrapposti, ad est e ad ovest, dell’altezza di poco meno di m.2. Da questi ingressi è possibile accedere ad una camera, che si sviluppa circa un metro al di sotto del piano di calpestio e presenta una copertura con volta a botte. Nella porzione inferiore di suddetta camera, lungo le pareti nord e sud, si possono osservare piccole nicchie, le quali denuncerebbero un uso sepolcrale della presunta torre. La dinamica costruttiva dell’edificio offre un corpo di fabbrica edificato con malta di buona qualità e pietrame lavico di piccole e medie dimensioni non sbozzato, rivestito esternamente con laterizi. Siffatto rivestimento si conserva solo nella parte superiore della struttura, dunque non è possibile stabilire con certezza se un tempo l’intero edificio sia stato ricoperto in tale maniera. Non è improbabile l’ipotesi contraria, cioè che la tecnica di costruzione della torre già in origine prevedeva un impianto del genere: una metà dell’elevato costituito da malta e pietra lavica, all’esterno rivestito da lastre di basalto; l’altra metà con rivestimento esterno di laterizi. La questione delle origini è davvero spinosa. Le modalità di costruzione potrebbero tradire un’origine romana, soprattutto qualora si consideri l’edificio come un antico sepolcro. Bisogna riflettere sul dato effettivo di un’assenza di fortilizi romani in epoca imperiale, giacché sull’isola di Sicilia non incombeva alcuna imminente o continua minaccia, la cui provenienza poteva sempre e solo giungere dal “Mare Nostrum” Mediterraneo di assoluto dominio della flotta romana. E’ più che mai noto, invece, quanto la civiltà bizantina avesse ereditato dall’Impero Romano riguardo all’architettura militare. Esistono presso il Vicino Oriente esempi frequenti di torri bizantine che, nella tecnica costruttiva, paiono presentare similitudini con Torrerossa. E’ chiaro che l’ipotesi di una origine bizantina può essere sostenuta nel caso in cui si tratti di una costruzione di carattere militare e non di un sepolcreto come avanzato da alcuni studiosi in passato. Alcuni elementi architettonici, la scaletta e soprattutto il terrazzino, sembrano comunque assicurare la lettura dell’edificio quale fortilizio. Infine, non è improbabile un’origine romana (epoca tardo imperiale, III/IV sec. d.C.) del sepolcro Torrerossa, successivamente riutilizzato alla maniera di una torre di avvistamento costiera, durante la dominazione bizantina (età tematica, VIII/IX secolo d.C.) .

Cronologia – possibile III/IX secolo d.C.

Bibliografia –

V. Di Maggio, Torri della Contea di Mascali, in Memorie e Rendiconti dell’Accademia di Scienze, Lettere e Belle Arti degli Zelanti e dei Dafnici di Acireale, VI, II.

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